Fuoco amico sulla riforma Schillaci: così sono a rischio le Case di Comunità
di Antonio Fera
Dopo i distinguo di Fratelli d'Italia e Forza Italia, arrivano i «forti dubbi» della Lega. Malavasi (Pd): «Sembra un ministro commissariato»

Alla fine non sono stati i governatori a fermare la riforma. Né le opposizioni. Nemmeno i sindacati, che pure da settimane erano sul piede di guerra. A far inceppare il progetto con cui il ministro Orazio Schillaci puntava a dare una risposta al nodo delle Case di Comunità è stata la sua stessa maggioranza. Prima le perplessità emerse in Fratelli d’Italia, poi le critiche di Forza Italia, infine i «forti dubbi» messi nero su bianco ieri dalla Lega. Così la riforma dei medici di famiglia, uno dei tasselli della nuova sanità territoriale disegnata dal Pnrr, rischia di restare al palo.
Il compromesso sulla medicina territoriale
Eppure, per una volta, ministero e Regioni si erano mossi nella stessa direzione. Sul tavolo c’era un nodo delicato: come garantire medici e servizi alle 1.715 Case di Comunità. Da qui la proposta: la convenzione sarebbe rimasta il modello ordinario per la medicina generale, ma per alcune attività nelle nuove strutture si apriva la possibilità della dipendenza dal Servizio sanitario nazionale. Soluzione che aveva raccolto ampie convergenze tra i governatori, compresi quelli del centrodestra. Il presidente del Lazio Francesco Rocca e l’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso erano stati tra i più attivi nel chiedere una risposta al problema del personale.
Le resistenze dei medici
Ma a opporsi sono stati innanzitutto i sindacati di medicina generale. La Fimmg ha contestato il progetto e proclamato lo stato di agitazione. «Nessuna nuova, buone nuove», ha osservato nei giorni scorsi il segretario Silvestro Scotti, spiegando che dopo l’incontro del 13 maggio tra ministero, Regioni e rappresentanze professionali non sono più arrivate novità sul decreto.
Il fuoco amico nel centrodestra
Il vero ostacolo, però, era il fuoco amico. Nelle scorse settimane il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato aveva indicato nella convenzione la strada da seguire per la medicina generale, segnando una distanza dall’impianto sostenuto dal ministro. Poi sono arrivate le prese di posizione di Forza Italia. Antonio Tajani e Stefania Craxi hanno difeso il modello tradizionale del medico di famiglia. Infine è stata la Lega a uscire allo scoperto, spiegando di avere sempre nutrito «forti dubbi» sulla riforma.
Malavasi (Pd): «Schillaci è commissariato»
Ora le critiche più nette arrivano dal Pd. «Questa vicenda racconta un Governo nel caos», dice ad Avvenire Ilenia Malavasi, capogruppo dem in commissione Affari sociali alla Camera. «Schillaci ha aperto una trattativa con le Regioni senza avere una sintesi politica nella sua maggioranza. Il risultato è che la riforma si è fermata». E il punto non è soltanto il merito del provvedimento, ma il cortocircuito politico che si è creato attorno alla sanità territoriale: «Non può esserci una riforma del Governo che va avanti mentre in Parlamento si discutono altri provvedimenti sulla stessa materia. Vuol dire che non c’è una linea condivisa». E aggiunge: «A me Schillaci pare un ministro commissariato».
Le rassicurazioni del Governo
Intanto Gemmato rassicura: «Le Case di Comunità saranno aperte nei tempi previsti». Ma la riforma che avrebbe dovuto accompagnarne il decollo si è fermata prima ancora di arrivare in porto.
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