Due mesi dopo la morte di Aba, la pagella consegnata alla famiglia
di Redazione
Commovente cerimonia all'istituto di La Spezia dove studiava il giovane ucciso con una coltellata da un coetaneo

“Aba sempre con noi”: due ali incise su una tavoletta di legno sovrastate da un'aureola, la firma degli amici, compagni e dei professori per ricordare Abanoud “Aba” Youssef, il ragazzo ucciso due mesi fa all'intermo dell'istituto Domenico Chiodo della Spezia da un suo compagno di scuola, Atif Zouhair, 18 anni. La targa, relizzata dai ragazzi nel laboratorio di falegnameria, è stata consegnata alla famiglia di Aba, che è tornata in quell'Istituto per una commemorazione, a porte chiuse, con i ragazzi, i professori e la sottosegretaria all'Istruzione Paola Frassinetti. Alla famiglia, oltre alla targa, è stata consegnata anche la pagella di Abanoud. Un atto simbolico di grande impatto. «È stato un gesto di grande valore umano e civile che commuove e interroga tutti noi - sottolinea Frassinetti -. In quel documento non c'è solo il percorso scolastico di un ragazzo, ma il ricordo di una vita spezzata troppo presto e l'abbraccio di una comunità scolastica che non vuole dimenticare. Vicende come quella di Aba non devono mai più accadere e ci ricordano quanto sia importante rafforzare ogni giorno il lavoro educativo che coinvolge studenti, famiglie, docenti e istituzioni».
È stato comunque un momento di incontro molto importante: per gli insegnanti ma soprattutto per i ragazzi che ancora hanno tante domande da fare. Perché il lutto non è finito: non è finito per la famiglia, non è finito per i professori e tanto meno per gli studenti che poi sono gli amici, sono i compagni di scuola di “Aba”.
«Il sostegno da parte delle istituzioni c'è sempre stato, sempre, dal primo momento - ha detto il cugino di Abanoud, Kiro Attia -. Sono passati due mesi ma a noi sembra che sia successo ieri. Il dialogo con gli studenti e le istituzioni è utile e serve se gli studenti ne faranno tesoro».
Nuove sensibilità, e le fratture con la scuola sono state colmate. Gli studenti che quel giorno urlavano la loro rabbia contro la scuola «sono venuti a piangere dopo pochi giorni - ha detto la dirigente scolastica Jessica Caniparoli -. Abbiamo pianto tanto insieme».
Dialogo, rispetto, utilizzo dei social, la gestione della rabbia. Sono queste le domande che i ragazzi hanno fatto alla sottosegretaria Frassinetti. «queste tre parole - rispetto, responsabilità e dialogo - devono uscire e devono essere messe in atto da noi giovani», ha detto Kiro Attia.
Sulle mura esterne della scuola, accanto a quel cancello che non si è mai chiuso, restano i cartelli di quei giorni difficili. “Aba vive” e “Non si può morire a scuola”.
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