Din don, per chi suona la campana? Viaggio ad Agnone, tra fede e fonderie

Nel borgo molisano con 14 chiese, la storica arte campanaria dei Marinelli, con tanto di stemma pontificio, incontra un patrimonio culturale e gastronomico tutto da scoprire
April 10, 2026
Din don, per chi suona la campana? Viaggio ad Agnone, tra fede e fonderie
Pontificio Fonderia Campane Marinelli, ad Agnone (Is) © Massimiliano Rella
Chiese, ostie, confetti e campane: un intreccio di arti, mestieri, simboli e sapori fanno del borgo di Agnone, in Alto Molise, un’originale meta di turismo culturale, religioso e gastronomico, tutto in una volta sola. Immerso tra le cime boscose dell’appennino, a 830 metri, in provincia di Isernia ma in odore di Abruzzo, in questo paese di 4.500 persone troviamo ben 14 chiese soltanto nel suo centro abitato; un reticolo di strade e palazzi medievali con un nucleo d’origine veneziana, a ridosso del belvedere La Ripa, ampio affaccio su una verde vallata. Ma cosa ci facevano gli uomini della Serenissima in questo centro d’origini sannite? Decine di orafi veneti, artigiani del rame e del ferro giunsero in Molise a partire dall’XI secolo al seguito del condottiero Landolfo Borrello, membro di una famiglia feudale del vicino paese di Pietrabbondante, che aveva reso i servigi al Doge di Venezia. Basta alzare lo sguardo tra le “calli” di Agnone per scorgere qualche Leone di San Marco a guardia dei palazzi più belli; su tutti il duecentesco Palazzo dei Conti Minutolo, detto “dei fantasmi” secondo la credenza popolare.
Le chiese, dicevamo, non mancano: ce n’è una ogni 320 abitanti e alcune sono molto belle. A causa dei restauri è tuttora sbarrata la Chiesa Madre di San Marco Evangelista - impianto romanico e archi in gotico veneziano – ma tutto il meglio del circuito religioso di Agnone è proprio a due passi. C’è la chiesa di San Francesco, monumento nazionale dal 1926, col suo imponente rosone sulla facciata gotica; quella di Sant’Emidio, con due curiose navate asimmetriche e le statue lignee dei dodici apostoli, di scuola napoletana, a grandezza naturale. E ancora: Sant’Antonio Abbate, dai luccicanti interni barocchi e i resti di un arco normanno; o Sant’Amico, che custodisce una tavoletta in argento del 1520 raffigurante la deposizione di Gesù.
Una veduta di Agnone (Is), nell'Alto Molise / Massimiliano RellaPontificia Fonderia Campane Marinelli, ad Agnone (Is) / Massimiliano RellaInterni della chiesa di Sant’Antonio Abbate, ad Agnone (Is) /Massimiliano RellaInterni della chiesa di Sant’Emidio, ad Agnone (Is) / Massimiliano Rella
Una veduta di Agnone (Is), nell'Alto Molise / Massimiliano Rella
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Laddove sorge una chiesa c’è naturalmente una campana, qui ad Agnone però ci attende la regina universale del “din don”, niente meno che la più antica azienda artigiana a conduzione famigliare: la Pontificia Fonderia di Campane Marinelli. Da 27 generazioni e da quasi mille anni i Marinelli plasmano il bronzo con tecniche medievali, producendo campane per le chiese di tutto il mondo, dagli Usa al Congo passando per il Vietnam, ovunque ci sia una comunità cristiana.
Nel 1924 Papa Pio XI le concesse l’uso dello stemma pontificio. Attiva nella lavorazione del bronzo dall’anno domini 1040, la sua prima fusione “certificata” risale tuttavia al 1339, quando Nicodemo Marinelli “Campanarus” realizzò una campana di due quintali per una chiesa del frusinate. Ma sul territorio si hanno tracce di attività precedenti, come testimonia un raro esemplare gotico che secondo tradizione venne fuso ad Agnone oltre mille anni orsono. È esposto nel Museo Storico della Campana, interno all’azienda e dedicato a Papa Giovanni Paolo II in ricordo della sua visita in Fonderia Marinelli il 19 marzo del ‘95. Con una sola pausa durante la seconda guerra mondiale, quando il ferro e il bronzo dovevano esser impiegati per scopi meno nobili, questa singolare azienda molisana lavora ininterrottamente con lo stesso procedimento: “anima” di mattoni in pietra; “falsa” campana; decorazione di cera in “positivo”; mantello con decorazioni in “negativo” (il vuoto); incapsulamento del mantello sull’anima per creare un’intercapedine (la campana) in cui colare infine il bronzo fuso (solo rame e stagno puro). Ornata di fregi e bassorilievi artistici la campana – dal rintocco dolce e squillante come il “suono di un angelo” - è pronta adesso a sfidare i secoli.
Dura invece solo un attimo la “Campana” golosa di Labbate Mazziotta, un morbido dolce con un mantello di cioccolato, e svaniscono subito al palato le Ostie artigianali ripiene di noci, mandorle, miele e fondente, così come i delicati Confetti Ricci di Carosella, altra storica dolciaria che lavora - addirittura - con macchinari di fine ‘800 azionati da motori della Fiat Balilla. Insomma, tra un rintocco buono per lo spirito e una tentazione a prova di gola, qui ad Agnone il tempo scorre beatamente lento.

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