Dentro il carcere di Santo Stefano: viaggio nel luogo della pena che diventerà memoria d’Europa

La struttura sull'isolotto accanto a Ventotene, che ha segnato due secoli di storia italiana, è stata chiusa nel 1965 e oggi è al centro di un grande progetto di recupero. Vi fu recluso anche Sandro Pertini
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June 16, 2026
Porte pesanti e arrugginite, celle quasi senza luce e finestrella troppo in alto per vedere più di un briciolo di cielo. Tutto intorno silenzio, storia, pena, dolore, disperazione e speranza. Adesso il carcere sull’isolotto di Santo Stefano (ventisette ettari in tutto su un miglio da Ventotene) è stato messo in sicurezza e neanche manca più troppo al suo definitivo restauro. Una storia di recupero iniziata prima nel maggio 1987, quando l’ex carcere fu dichiarato dal ministero dei Beni culturali “Bene di particolare interesse storico artistico” dal ministero dei Beni culturali, poi nel marzo 2008 “Monumento nazionale” dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il carcere (il 25 febbraio 1965) chiuse per sempre i battenti il 25 febbraio 1965 e da allora furono decenni di furti, vandalismo, incuria e degrado, finché nel maggio 2016 il Cipe finanziò con 70 milioni il restauro, la valorizzazione e la rifunzionalizzazione dell’isolotto e nel gennaio 2020 Silvia Costa fu il primo “Commissario straordinario del governo per il recupero e valorizzazione dell'ex carcere  borbonico  dell'Isola  di  Santo  Stefano-Ventotene”.
Passo indietro. I lavori per la costruzione del carcere, voluti da Ferdinando IV di Borbone, partirono nel 1774: una struttura panottica ad anfiteatro a cielo aperto, con novantanove celle al centro delle quali c’è una cappella esagonale, un luogo degli orrori, dove i detenuti venivano torturati, seviziati, uccisi, lasciati morire. Più tardi, qui finì anche Gaetano Bresci (assassino del re Umberto I) e in seguito il fascismo vi rinchiuse Sandro Pertini e Umberto Terracini, Mauro Scoccimarro e Rocco Pugliese. Finita la Seconda guerra mondiale, il carcere di Santo Stefano tornò a ospitare detenuti comuni.
Non solo messa in sicurezza, recupero e valorizzazione. Il Commissario straordinario Giuseppe Marinello e il direttore generale Archivi del ministero della Cultura Antonio Tarasco, hanno presentato i risultati della ricognizione archivistica della documentazione dell’ex carcere (lunga quasi duecento anni) e le fonti saranno progressivamente integrate nei sistemi informativi archivistici coordinati dall’Istituto Centrale per gli Archivi. Nel carcere sono stati reclusi uomini straordinari, da Luigi Settembrini al Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini – ha spiegato il Commissario Marinello -, i suoi archivi custodiscono un patrimonio ancora poco conosciuto, il cui recupero contribuirà a fare emergere”. E “la mole della documentazione esaminata va ben oltre quanto immaginato e ci restituisce una vitalità impensabile che, attraverso la digitalizzazione, sarà fruibile non solo agli studiosi, ma anche a molti cittadini italiani e europei”.

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