Tarek e gli altri: dai lager libici alla casa di proprietà in Italia. Storia di una rinascita
di Andrea Ceredani, inviato a Carlentini (Siracusa)
La famiglia Taha viene dall'Egitto. Per arrivare in Europa hanno percorso il deserto a piedi e il Mediterraneo in barca. Così in Sicilia hanno trovato un futuro

Mentre racconta l’istante in cui ha rivisto suo cugino, a Tarek si illuminano gli occhi. «Ero partito dal nostro Egitto e avevo raggiunto la Libia prima di lui. Sapevo soltanto che lo avevano fermato le forze dell’ordine al confine, ma non avevo altre notizie. Da un buco che c’era nel muro del bagno, sono riuscito a vedere fuori dal magazzino in cui dormivamo e l’ho visto mentre mi raggiungeva. Non sono mai stato così felice». Tarek Eldessouki e suo cugino Hossam Taha oggi raccontano la loro storia da Carlentini, in provincia di Siracusa, dove hanno trovato un lavoro e una casa in cui li ha raggiunti il fratello di Hossam, Ahmed. «La nostra vita è cambiata il giorno in cui abbiamo incontrato la comunità», spiegano facendo riferimento all’accoglienza della cooperativa Iblea servizi territoriali. Il passato è un ricordo lontano, ma «dà un senso più profondo ai risultati raggiunti negli anni»: «Dopo tutto quello che abbiamo vissuto – riassume Hossam – firmare le carte del mutuo, e farlo insieme, è stata una emozione unica».
Hossam, Ahmed e Tarek sono nati a Biddin, sul Delta del Nilo. Si tratta di un piccolo paese rurale, dove i ragazzi hanno iniziato a lavorare quando ancora erano bambini. «Non volevo studiare – dice sorridendo Hossam – e, quindi, ho fatto tutti i lavori possibili». Finché, tramite qualche video sui social e il passaparola di amici e parenti, si insinua in loro il sogno di una vita migliore, e più ricca, in Europa. Così, i tre iniziano il viaggio: prima parte il fratello e, poi, i due cugini. Tarek e Hossam percorrono a piedi il deserto che li separa dal confine libico: sei o sette ore di viaggio. Superato l’Egitto, però, alcune milizie fermano Hossam: «Sono scappato subito e Hossam è fuggito in un’altra direzione – racconta Tarek –. Io sono riuscito ad arrivare in Libia, ma mio cugino no». In poco tempo, Tarek raggiunge quelli che lui definisce “magazzini” e che l’Onu invece chiama “lager” libici, dove sistematicamente le milizie tripolitane abusano, torturano e feriscono le persone che tentano di migrare lungo il Mediterraneo centrale.
«Dopo una notte nel magazzino – continua Tarek – mi sono alzato insieme a 20 o 25 persone, sono andato in bagno e lì ho scoperto che Hossam era riuscito a raggiungermi». Il viaggio, a quel punto, poteva andare avanti. I due sono stati imbarcati su una «nave tutta rotta», che li ha portati alla deriva per otto giorni nel tratto di Mediterraneo tra la Libia e Lampedusa, dove a trarli in salvo è stata la Guardia costiera italiana, che li ha fatti sbarcare in Sicilia. A quel punto, per loro, si è aperto un bivio: restare in Regione o scappare a Milano, dove viveva il fratello Ahmed. «Per noi egiziani – spiega Ahmed – esiste solo Milano. Non conosciamo niente di quello che c’è fuori. Eppure, non esistono opportunità facili per noi nelle metropoli. Al mio arrivo a Milano, io sono rimasto per un mese in strada». Così, sapendo che Ahmed stentava a pagare un affitto a Milano, per Tarek e Hossam la scelta è stata semplice: «Restiamo in Sicilia».
In breve, sono stati accolti nel sistema Sai a Carlentini, in provincia di Siracusa, dove hanno ottenuto la terza media e trovato un lavoro. Nell’arco di circa cinque anni, Hossam ha messo abbastanza soldi da parte per aprire un mutuo e comprare casa. «È un risultato importantissimo, perché le banche spesso non vogliono accendere mutui alle persone migranti. Soprattutto se sono così giovani», spiega Salvo Cappellano, presidente di Iblea servizi territoriali. Ma era un traguardo che Hossam non accettava di raggiungere da solo: «È stata una giornata emozionante quella della firma sul contratto – ci spiega, mentre mostra il video della compravendita –. Ero davanti al notaio, ma ho voluto videochiamare anche Ahmed, che era a Milano». Per il fratello che abitava in Lombardia è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: «Ho visto che entrambi vivevano meglio a Carlentini. Quindi ho deciso di raggiungerli», spiega. Oggi vive con Hossam e Tarek, ma progetta un proprio futuro in Sicilia: «È bellissimo che finalmente siamo insieme – conclude –, ma sono tornato per restare con la mia famiglia».
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