Cattolici per scelta, non per tradizione: il risveglio della fede nell'Europa secolarizzata

Dall'Irlanda alla Scandinavia, dalla Francia alla Spagna si registra una crescita silenziosa dell'esperienza cristiana, che si legge nell'aumento dei battesimi e nella riscoperta dei sacramenti in età adulta. In un Vecchio continente dove la Chiesa resta larga minoranza, sono segnali che fanno sperare (e riflettere)
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August 16, 2026
Cattolici per scelta, non per tradizione: il risveglio della fede nell'Europa secolarizzata
Giovani durante una funzione liturgica
Era il dicembre del 2023 quando nella chiesa dedicata a san Lamberto di Maastricht, ad Haren, paesino nella provincia olandese del Brabante Settentrionale, fu celebrata quella che tutti pensavano sarebbe stata l’ultima Messa. Per lo splendido edificio sacro del 1867, esempio della fioritura dell’architettura cattolica in Olanda seguita alla restaurazione della gerarchia episcopale nel 1853, sembrava profilarsi il destino di moltissime altre chiese del Paese: a causa del calo dei fedeli e dei pochi mezzi economici della parrocchia sarebbe stato venduto.
Un imprenditore locale aveva già progettato di trasformarlo in un centro di fisioterapia e la vendita sembrava ormai fatta. Ma l’affare è saltato e, agli inizi del 2025, ad acquistare la chiesa è stato invece un programmatore di soli 22 anni, Stijn Lansdaal, creatore di BloedCheckup.nl, piattaforma digitale per la prenotazione delle analisi di laboratorio. In accordo con diocesi e parrocchia vuole mantenerla un luogo di culto. Dove sembrava destinato a nascere un centro sanitario, ora arrivano giovani della zona per pregare insieme, alcuni in discernimento vocazionale, e l’obiettivo, ha raccontato il nuovo proprietario al quotidiano Brabants Dagblad, è renderlo nuovamente vivo e spiritualmente attrattivo.
Stijn Lansdaal non ha ricevuto un’educazione cattolica. È stato battezzato il 19 maggio 2024. Fa parte di quella schiera di neoconvertiti di cui si è parlato molto per la Francia, dove il fenomeno ha assunto proporzioni sorprendenti, ma che sta toccando, in misura diversa, anche Belgio e Olanda. Nei Paesi Bassi nel 2024 gli adulti entrati nella Chiesa cattolica sono stati 630, contro i 455 dell’anno precedente: quasi il 40% in più. «Non li abbiamo visti arrivare», ha detto nei giorni scorsi ad Avvenire il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, riferendosi ai nuovi cattolici. «Noi abbiamo allestito il cammino per arrivare alla porta, ma sono entrati dalla finestra». La storia di Stijn ne è un esempio spettacolare.
Questo boom non deve illudere: il grande movimento del cattolicesimo europeo rimane quello opposto, il restringimento. In Olanda nel 2000 si celebravano oltre 42mila battesimi di bambini, nel 2024 sono stati appena 6.110. In Francia, nello stesso arco di tempo, i battesimi dei bambini fino a sette anni sono passati da circa 380mila a 150mila. I nuovi ingressi non compensano neppure lontanamente le perdite, sul piano strettamente numerico.
Ma la notizia positiva c’è ugualmente, andando oltre l’aritmetica. Mentre si restringe il grande bacino del cattolicesimo ricevuto quasi naturalmente dalla famiglia e dall’ambiente sociale, avanza un nuovo, piccolo popolo: uomini e donne, soprattutto giovani, cattolici per scelta e non per tradizione. Che portano con sé l’energia dei neofiti, linfa preziosa.
Questo contrasto fra un arretramento vistoso del corpo ecclesiale e nuovi nuclei di fede vitale, anche incandescente, si presenta in molte parti d’Europa. In Irlanda, dove la Chiesa è stata spesso descritta come in fase terminale, fra i cattolici di 16-29 anni la frequenza settimanale alla Messa è salita dal 7% nel 2022 al 17% nel 2024; nel 2026 sono previste nove ordinazioni di sacerdoti diocesani, contro le sei del 2025. In Gran Bretagna, a Westminster quasi 800 adulti sono giunti quest’anno alla fase conclusiva del cammino verso i sacramenti o la piena comunione con la Chiesa, il 60% in più in un anno; a Southwark sono stati oltre 590, il numero più alto dal 2011. Nel settembre 2025, inoltre, otto giovani sono entrati nel noviziato dei domenicani inglesi a Cambridge, facendo parlare uno storico settimanale come il Tablet di un’«impennata di vocazioni».
Segnali arrivano anche dalla Spagna. Movimenti come Hakuna mobilitano migliaia di studenti e a San Sebastián, nei Paesi Baschi fortemente secolarizzati, quest’anno è tornata dopo mezzo secolo la grande processione del Venerdì Santo per le vie della città. La visita di Leone XIV in giugno ha mostrato poi una capacità di mobilitazione tutt’altro che esaurita: circa 600mila giovani alla veglia di Madrid e più di 1,2 milioni alla celebrazione del Corpus Christi.
La stessa dinamica si intravede nella vita monastica. Mentre comunità plurisecolari si spengono, altre, inaspettatamente, si espandono. Sempre in Francia i benedettini di Le Barroux, legati alla liturgia in rito antico, hanno inviato dodici monaci a Bellefontaine, dove la comunità trappista non aveva più forze per continuare. L’abbazia cistercense di Heiligenkreuz, in Austria, conta oltre cento monaci e, mentre rafforza altre comunità, ha assunto la cura della storica abbazia di Sabiona, in Alto Adige, rilanciandola come centro spirituale.
E c’è un altro dato in controtendenza rispetto all’arretramento: la forza di attrazione dei santuari. Fatima ha registrato nel 2025 circa 6,5 milioni di presenze alle celebrazioni; Lourdes ha sfiorato i 4 milioni di pellegrini e visitatori; il festival dei giovani di Medjugorje, concluso nei giorni scorsi, ha richiamato decine di migliaia di giovani da tutto il continente.
C’è infine una storia diversa, che viene dal profondo Nord, a partire dalla Scandinavia, e parla del paradosso evangelico per cui gli ultimi che saranno i primi. Nei Paesi dove la Riforma aveva praticamente cancellato il cattolicesimo, oggi la Chiesa cresce nel suo complesso, l’unico caso in Europa. L’immigrazione ne è il motore principale, ma non l’unico. A Stoccolma la diocesi ha acquistato una grande chiesa luterana perché aveva bisogno di nuovi spazi; in Islanda, dove nel 1977 i cattolici erano appena un migliaio e oggi, secondo le stime della Chiesa locale, sono fra 35mila e 40mila, è stata aperta una nuova parrocchia. A Oslo la diocesi conta undici seminaristi per appena 27 parrocchie, quasi uno ogni due. Il vescovo Fredrik Hansen segnala a chi scrive anche un cambiamento nel profilo di chi si avvicina alla Chiesa: «In passato quasi tutti provenivano dalla Chiesa luterana. Oggi arrivano anche giovani non battezzati, la prima generazione realmente secolarizzata». L’alba di una storia nuova.

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