Si chiamano “megafire” e stanno devastando l’Europa. «La priorità ora è la prevenzione»
Sono gli incendi boschivi straordinari e stanno facendo segnare un record
nell'Ue: dall’inizio dell’anno al
29 luglio 2026
ne sono stati registrati 1.407, per un totale percorso dal fuoco pari a 434.976 ettari. Pefc, Cnr e Sisef chiedono
più pianificazione

«I megafire, gli incendi boschivi straordinari, non si combattono con i mezzi di spegnimento, la priorità deve essere la prevenzione». Da uno studio congiunto tra Pefc Italia, l’ente promotore della gestione sostenibile del patrimonio forestale, Cnr e la Sisef, Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale, si cerca di richiamare la necessità di riesaminare le strategie di prevenzione e difesa del patrimonio forestale italiano ed europeo a causa degli eventi che stanno colpendo il nostro Continente.
La realtà odierna parla di annate sempre più devastanti dal punto di vista dei grandi incendi che imperversano l’Europa (Spagna, Francia, Grecia e anche l’Italia) con una difficoltà sempre più elevata nell’arginare, anche a causa dei terreni aridi, gli stessi fuochi. Non si tratta più di sole emergenze stagionali, ma della manifestazione di un rischio strutturale, aggravato dal cambiamento climatico che porta condizioni sempre più secche, fenomeni meteorologici estremi con effetti anche sull’accumulo di materiale vegetale combustibile. Quando un incendio assume comportamenti estremi lo spegnimento può diventare molto difficile o, in alcuni casi, sostanzialmente impossibile. Per questo la priorità non può essere soltanto aumentare la capacità di intervento in emergenza, ma ridurre in anticipo la possibilità che ogni innesco, il più delle volte doloso, si trasformi in una catastrofe ambientale. Secondo i dati rilevati nel territorio dell’Unione Europea dal sistema informativo Effis (European Forest Fire Information System), dall’inizio dell’anno al 29 luglio 2026 sono stati registrati 1.407 incendi, per una superficie complessiva percorsa dal fuoco pari a 434.976 ettari. Alla data attuale, la superficie bruciata è già oltre il doppio della media 2006-2025 ed è più alta del 25% del 2025, l’anno peggiore della serie storica. Inoltre il sistema segnala condizioni di pericolo molto estremo nel sud-ovest della Francia, nel nord della Spagna e in Portogallo e in molte zone italiane, confermando la crescente esposizione dell’Europa a eventi di intensità eccezionale. Gli incendi ormai, diventano immediatamente “megafire” e questi non si distinguono soltanto per l’estensione delle superfici percorse dalle fiamme, ma soprattutto per l’eccezionale intensità, persistenza, rapidità di propagazione e capacità di generare grandi quantità di energia, il cui comportamento può superare l’operatività dei sistemi antincendio, rendendo sempre più difficile il loro contenimento, con conseguenti e drammatici impatti ecologici, economici e sociali. «È veramente paradossale come in Italia, una terra con più di 12 milioni di ettari boschivi, ci si accorga di essere un paese forestale solo quando in estate scoppiano gli incendi – dichiara Marco Bussone, presidente di Pefc Italia –. Per queste emergenze servono mezzi, personale e tecnologie, ma la vera sfida arriva molto prima: pianificare, gestire e certificare. Oggi solo una parte limitata (circa il 20%) del patrimonio forestale nazionale è oggetto di pianificazione e programmazione degli interventi, mentre milioni di ettari restano fuori da una strategia strutturata. Purtroppo, non tutti gli incendi possono essere evitati, ma possiamo impedire che ogni innesco diventi una catastrofe ed è per questo che la gestione forestale sostenibile non è uno slogan, ma significa boschi conosciuti, monitorati, curati e inseriti in filiere locali capaci di generare presidio e comunità». La foresta pianificata non è un luogo immune alle fiamme, ma è dove responsabilità, interventi e controlli non vengono mai lasciati all’improvvisazione, perché si trovano inseriti in un sistema basato su monitoraggio, tutela della biodiversità e salvaguardia dei servizi ecosistemici e, per le foreste certificate, su verifiche indipendenti che riducono fino a nove volte l’innesco dell’incendio rispetto alle aree non gestite.
Accanto alla foresta sostenibile, un ruolo sempre più determinante è svolto dalle tecnologie come satelliti, intelligenza artificiale, banche dati e simulatori che consentono di integrare tra loro informazioni meteorologiche, territoriali e di individuare le aree più esposte, sia oggi che in futuro, al fine di ricostruire le cause degli incendi e simulare migliaia di scenari di propagazione. Tra le nuove tecnologie una menzione è il progetto Pnrr Fire-Box, che ha realizzato un database che comprende oltre 100.000 eventi registrati tra il 2007 e il 2022, producendo una carta nazionale che classifica i combustibili utilizzati nei modelli di propagazione, applicando infine degli strumenti innovativi di simulazione a sei parchi nazionali italiani. Per ciascuno sono stati elaborati scenari di propagazione e un atlante che integra pericolosità, vulnerabilità, esposizione e rischio. Questi sistemi hanno la possibilità di mettere a disposizione di gestori forestali e sistemi antincendio, degli strumenti sempre più precisi per individuare i potenziali punti sensibili allo sviluppo di un incendio, quali direzioni può prendere e dove gli interventi possono incidere di più. «Il mondo della ricerca scientifica sta lavorando sempre più con gli attori del territorio, – afferma Giorgio Matteucci, dirigente del Cnr e presidente della Sisef – come nel caso del progetto Interreg Italia-Francia Med-Star2, coordinato dal Cnr-Ibe, che ha l’obiettivo di migliorare la capacità dei territori costieri di Francia e Italia (Sardegna, Toscana, Liguria) di affrontare le criticità legate al rischio di incendi boschivi e al cambiamento climatico promuovendo misure volte ad aumentare la resilienza dei territori e delle comunità, anche attraverso specifiche iniziative di comunicazione e informazione».
In conclusione, la nuova stagione degli incendi impone di destinare risorse strutturali alla prevenzione, finanziare piani di gestione forestale e interventi pluriennali, favorire la certificazione e utilizzare strumenti scientifici e tecnologici nella pianificazione per agire durante tutto l’anno, non soltanto quando iniziano i roghi.
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