Crescono violenze sessuali nella Ue:
«C'è più consapevolezza, ma non basta»

Aumentano anche nel 2024 i reati, che secondo Eurostat (pubblicati nel Jeans Day), in 10 anni in Ue sono al +94% per le violenze sessuali e +150 per gli stupri. «Più vittime ora denunciano, ma bisogna continuare a sensibilizzare», spiega Tsopp-Pagan, del Grevio del Consiglio d’Europa, che monitora l'applicazione della Convenzione di Istanbul
April 30, 2026
Crescono violenze sessuali nella Ue:
«C'è più consapevolezza, ma non basta»
Nel 2024 è successo 256.302 volte. È successo qui, nell’Unione Europea, in quella che spesso viene detta “culla di democrazia e civiltà”. E se il numero sembra già alto è comunque la punta di un icerberg, considerando che vengono conteggiati solo i casi registrati dalle forze di polizia come reato di violenza sessuale. Tra questi, inoltre, ben il 38% erano stupri (98.190 reati). A riportarlo è l’Eurostat, che rispetto all’ultimo report, quello del 2023, registra un incremento sia delle violenze sessuali (+5%) sia degli stupri, cresciuti del 7%. Anche l’Italia ha avuto un piccolo incremento rispetto all’anno precedente. «In generale, direi che l’aumento è in realtà positivo, perché significa che c’è maggiore consapevolezza anche da parte della polizia. Lavorano sulle violenze quando vengono denunciate e sono in grado di prendere in carico più casi di prima», commenta ad Avvenire Pille Tsopp-Pagan, una dei 15 componenti del Grevio del Consiglio d’Europa, che ha il compito di monitorare l’applicazione della Convenzione di Istanbul, la legge internazionale di riferimento per prevenire e contrastare la violenza sulle donne.
La maggiore consapevolezza nella società, che a sua volta incide sul tasso di denuncia, è una delle spiegazioni date anche dall’ente statistico della Ue, che, allargando lo sguardo all’ultimo decennio, mostra una tendenza al rialzo per entrambe le tipologie di reati, con la violenza sessuale aumentata del 94% tra il 2014 e il 2024 e lo stupro addirittura del 150%: rispettivamente in media un +10% all’anno e un +7%. Il fatto che alcuni Paesi registrino numeri più bassi di casi non va letto necessariamente come un numero inferiore di violenze, specifica dunque l’esperta di origine estone, che rileva come per esempio «i nostri Stati baltici, Estonia, Lituania e Lettonia, registrino numeri di denunce estremamente bassi».
I dati Eurostat ricordano, inoltre, che queste sono solo due delle violenze contro le donne ancora largamente diffuse. Nel 2024 ci sono state 3,9 donne vittime di omicidio intenzionale per mano di familiari o partner su un milione, quasi il doppio rispetto al tasso registrato per gli uomini. Dati che, insieme a quelli su violenza sessuale e stupro, evidenziano la persistente disparità di genere anche in ambito domestico e tra partner. Pensando a quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul, dunque, «dobbiamo decisamente fare di più – continua Tsopp-Pagan –. La priorità è fare molta sensibilizzazione, specialmente nelle scuole, tra i giovani che in percentuale maggiore subiscono stupri rispetto alle persone più grandi. Bisogna parlare con potenziali aggressori e vittime, insegnare a comportarsi in modo rispettoso da un lato e a denunciare dall’altro. La sensibilizzazione su questi temi dovrebbe essere obbligatoria a partire dai 12 anni perché molti iniziano una vita sessuale prestissimo e abbiamo il dovere di proteggere i nostri figli». Dei modelli che funzionano, racconta, esistono già e possono indicare la via da seguire: «Per esempio, in Svezia osserviamo tanti passi avanti. È stato il primo Paese a introdurre la legislazione basata sul consenso e a coinvolgere attivamente i giovani nell’educazione e nella sensibilizzazione sul tema. Gli studi mostrano come l’atteggiamento del pubblico sia cambiato massicciamente. La strada è questa».
Sulla sensibilizzazione, è fiduciosa l’esperta, anche l’Italia può fare molto e di più, dato che «il Jeans Day, – che si celebrava ieri, ossia ogni anno nell’ultimo mercoledì di aprile – è nato proprio da un caso giudiziario italiano». Il Jeans Day è infatti la Giornata internazionale di sensibilizzazione contro la violenza sessuale e la colpevolizzazione della vittima, nata nel 1999 in risposta a una sentenza italiana del 1998, quando la Cassazione annullò una condanna per stupro sostenendo che, indossando jeans attillati, la vittima avesse dovuto aiutare l’aggressore a toglierli, implicando il consenso. Da allora ogni anno flash mob in Denim e campagne di informazione nei Paesi europei ribadiscono così che l’abbigliamento non può giustificare uno stupro. Il messaggio di Tsopp-Pagan, insomma, è che serve tutto ciò che può prevenire i due reati, perché «la legislazione stabilisce cosa si può e si deve fare, ma da sola non basta. Far arrivare questo messaggio al grande pubblico è la vera sfida».

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