Cresce l'azzardo in Europa e finisce nel paniere dei prezzi
Da febbraio, Eurostat conterà le spese delle famiglie Ue in scommesse per calcolare l'inflazione al consumo. Le puntate valgono fino al 3,5% del carrello

Nel gioco d’azzardo l’affare lo fa, per definizione, il banco. Così è stato anche nel giorno dell’Epifania quando, a fronte di 22,6 milioni di euro distribuiti in premi, la Lotteria Italia ha incassato 48 milioni di euro dalla vendita dei biglietti: circa 9,6 milioni di tagliandi staccati, al prezzo di cinque euro ciascuno. In altre parole, solo nella tradizionale lotteria di Capodanno, le famiglie italiane hanno perso complessivamente oltre 25 milioni di euro. In generale, però, le cifre sono molto più alte: al momento gli italiani perdono 21,5 miliardi di euro nell’azzardo ogni anno (dati Cgia Mestre per il 2024), calcolati come la differenza tra le puntate e il pagamento dei premi. Circa 365 euro bruciati a testa da ogni cittadino. Questa spesa, secondo l’Unione europea, è troppo alta per essere ignorata: mediamente, infatti, l’azzardo pesa dallo 0,2% al 3,5% sui consumi dei cittadini dell’Unione.
È per questo motivo che, dal prossimo 4 febbraio, l’istituto statistico Eurostat inizierà a tenere traccia delle spese in azzardo delle famiglie europee per calcolare l’inflazione al consumo. Tecnicamente, l’Ue ha stabilito che le scommesse entreranno a far parte del paniere dell’Indice dei prezzi al consumo armonizzato (Ipca). Si tratta dell’indicatore ufficiale dell’Unione europea per misurare l’evoluzione dei prezzi di beni e servizi acquistati dalle famiglie nel tempo. Tradotto: quanto aumentano o diminuiscono i prezzi di quello che comprano i consumatori. La novità è che tra gli acquisti misurati, ora, saranno contate anche le puntate, online e offline: «L’inclusione dei giochi d’azzardo – spiega l’istituto in una nota – rappresenta un notevole miglioramento nella copertura dei prodotti dell’indice. In molti Stati membri questa categoria costituisce una quota sufficiente nella spesa delle famiglie da meritare l’inclusione nell’Ipca, ma non si prevede che avrà un impatto significativo sui tassi di inflazione».
Se non è accaduto finora, in realtà, non è perché la spesa delle famiglie nell’azzardo fosse bassa – spiega Eurostat –, ma per la difficoltà di armonizzare il calcolo tra i 27 Paesi membri: ogni Stato fino al 2024 rilevava diversamente la spesa in azzardo, impedendo il confronto dei dati. Con la pubblicazione delle raccomandazioni Eurostat a dicembre 2024, è arrivato anche l’accordo tra le misurazioni degli Stati membri e l’inserimento dell’azzardo nel paniere, che considererà il 2025 come l’anno base dell’indice, fissato convenzionalmente a 100. Eurostat precisa che i giochi d’azzardo saranno inseriti nel nuovo indice - compilato secondo la Classificazione europea dei consumi individuali per finalità (Ecoicop v2) - come servizi ricreativi, nella divisione “Ricreazione, sport e cultura”. La misurazione riguarderà lotterie (sia le classiche sia le istantanee, come i “Gratta e vinci”), scommesse (sportive e non) e giochi da casinò. Per quanto riguarda le puntate digitali, invece, conterà sempre il Paese di consumo, a prescindere dalla sede del sito web.
Il calcolo non è semplice. Il costo dell’azzardo per le famiglie non sarà misurato in base all’importo della scommessa, ma della quota di servizio, ovvero la somma trattenuta dal banco. Per le lotterie classiche, «i dati amministrativi nazionali dovrebbero essere sufficienti», spiega Eurostat nelle raccomandazioni. Più complessa è la raccolta dati per le scommesse sportive e il gaming, ovvero le puntate che arrivano dalle piattaforme di gioco online: in questi casi, l’istituto di statistica ha deciso che «i dati sulle transazioni possono essere ottenuti direttamente dai fornitori di servizi, anche annualmente».
In Italia, nel 2024, la raccolta complessiva dell’azzardo legale ha toccato quota 157,4 miliardi di euro (dati Cgia Mestre), segnando una crescita del 42% rispetto al 2019, ovvero prima della pandemia di Covid-19. A trainare la crescita è il gioco online che, in cinque anni, ha registrato un aumento del 153%, raggiungendo una raccolta complessiva di 92 miliardi di euro, con 87 miliardi restituiti in vincite.
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