Cosa prevede il piano della Chiesa italiana
contro le dipendenze giovanili

Il progetto con Fict e Cnca parte da laboratori nei territori. Il cardinale Zuppi: «Dobbiamo farci ferire dalla sofferenza e capirla». Fra un anno il primo rapporto
December 4, 2025
Cosa prevede il piano della Chiesa italiana
contro le dipendenze giovanili
Il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi
La Chiesa italiana scende in campo per arginare le dipendenze giovanili. Un fenomeno dalla grande complessità. Un mostro a più teste, che negli ultimi tempi sta assumendo nuovi connotati. All’abuso di sostanze illegali (cannabis su tutte) e legali, come l’alcol, il tabacco e le sigarette elettroniche, si sono aggiunti problemi come il gioco d’azzardo e l’uso di psicofarmaci senza ricetta medica. Per intervenire su una situazione che sembra sempre più fuori controllo, certificata anche dall’aumento dei giovani under 30 all’interno dei Servizi per le tossicodipendenze, dal prossimo gennaio partirà un percorso di ascolto che abbraccerà tutta l’Italia. Il progetto, promosso dalla Cei assieme alla Caritas italiana, alla Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict) e al Coordinamento nazionale comunità accoglienti (Cnca), prevede la realizzazione, su base regionale, di 15-20 laboratori territoriali, a cui parteciperanno studenti, famiglie, insegnanti, educatori e referenti diocesani. I risultati, che daranno vita a nuove strategie da attuare nel nostro Paese, verranno sintetizzati in un report nazionale e presentati il prossimo anno, a dicembre, in un evento promosso dalla Conferenza episcopale italiana.
Il percorso è stato presentato ieri, a Roma, durante il seminario di studio “Giovani e dipendenze”, promosso dal Servizio nazionale per la Pastorale giovanile. L’incontro è stato aperto dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, che ha invitato, sulla scia di papa Francesco, a promuovere «un’alleanza sociale per la speranza» per curare le ferite dei giovani. «Sarà un percorso di confronto, approfondimento, di comprensione del fenomeno e di lettura delle cause», ha spiegato l’arcivescovo di Bologna. Quello delle dipendenze, ha sottolineato, «sembra sia un problema invisibile». Da qui l’urgenza di intervenire, anche perché «le reti di solidarietà, di attenzione e di protezione si sono molto allentate». E gli «educatori sono costretti a prendersi delle responsabilità enormi con coperture economiche risibili». In questo contesto, ha indicato Zuppi, non servono “calmanti” e nemmeno «un approccio stigmatizzante e repressivo», ma un progetto che parta dalla sofferenza dei giovani. «Dobbiamo farci ferire dalla sofferenza e capirla», ha esortato il cardinale, che a margine si è espresso anche sulle possibili strategie che potrebbero emergere dal percorso di ascolto. «Penso per esempio allo sport, che è una grande via di socializzazione. E alle comunità terapeutiche, che sono poche e devono far fronte a sfide complesse, come l’aumento delle doppie diagnosi». Secondo il presidente della Cei, tutte le dipendenze sono pericolose, «perché ti esaltano, ma in realtà ti imprigionano». Tra le altre, si è soffermato sull’azzardo e anche sulla pornografia, che «è drammatica, perché condiziona l’immaginario e anche le relazioni, mettendo in testa l’idea del possesso e della fisicità da culturismo, che non hanno niente a che vedere con l’umanità».
I laboratori si svolgeranno nell’arco di sei mesi, fino al prossimo giugno. Tra le basi di partenza, si prenderanno in considerazione anche i dati della Relazione annuale sulle tossicodipendenze in Italia, che sono stati ricordati ieri da Walter Nanni, sociologo della Caritas italiana. Nel 2024, il 21 per cento dei giovani tra i 15 e i 19 anni ha fatto uso di cannabis e l’11 per cento di psicofarmaci senza ricetta. Il 30 per cento ha consumato alcol eccessivamente e il 40 per cento ha fumato sigarette elettroniche. Mentre il 57 per cento ha giocato d’azzardo e il 28,8 per cento dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni è caduto nella dipendenza da cibo ad alto contenuto calorico. «Il percorso è nato dalla consapevolezza che nel territorio nazionale il fenomeno delle dipendenze ha assunto sfumature diverse rispetto al passato», ha spiegato don Riccardo Pincerato, responsabile del servizio nazionale per la Pastorale giovanile, che ha ricordato l’appello di papa Leone XIV nel videomessaggio inviato alla Conferenza nazionale sulle dipendenze. In quell’occasione il pontefice aveva invitato a intercettare la «profonda sete di vivere dei ragazzi». Con questo spirito si muoverà l’iniziativa, che verrà costruita dal basso, come ha spiegato don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana. «L’obiettivo - ha sottolineato - è riunire mondi ecclesiali diversi per formare sui territori comunità educanti e costruire progetti e attenzioni condivise». Su questo aspetto gli ha fatto eco don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute, che ha esortato «ad analizzare le cause delle dipendenze e a lavorare sulla prevenzione». Una missione «in cui la Chiesa può assumere un ruolo determinante».

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