Cosa è la “flotta fantasma” e com'è entrata in contatto anche con l’Italia
Se ne parla per il sequestro statunitense della nave Marinera nell’Atlantico. Ma da anni le petroliere battono anche il Mediterraneo, senza essere fermate

Gli Stati Uniti hanno sequestrato nell’oceano Atlantico la petroliera Bella 1, che nelle ultime settimane ha iniziato a battere bandiera russa prendendo il nome di Marinera. Una nave da 333 metri, con uno scafo scuro segnato dal sale e da qualche recente mano di vernice. Per la Casa Bianca, si tratta di una imbarcazione registrata in Guyana e inserita dal 2024 nella lista delle navi sanzionate per il trasporto di petrolio iraniano. Per Mosca, invece, è registrata a Sochi. Quel che sappiamo è che la Marinera, ex Bella 1, fa parte della “flotta fantasma”, una serie di navi usate per trasportare e vendere petrolio – perlopiù da Russia, Iran e Venezuela – aggirando le sanzioni internazionali e vendendo l’oro nero a Cina, India e ai Paesi occidentali. Della stessa flotta, che secondo i dati di S&P Global sarebbe composta da 978 petroliere in grado di imbarcare volumi pari al 18,5% del trasporto totale di petrolio (secondo altre stime, potrebbero essere più di 3mila imbarcazioni), facevano parte anche le due navi sequestrate a dicembre al largo del Venezuela. In realtà, queste navi svolgono i loro traffici anche nel Mediterraneo e, da anni, pure nelle acque al largo della Sicilia, per trasferire greggio in mare aperto aggirando le sanzioni, senza che le autorità di Roma e Bruxelles le interrompano.
Cosa è la flotta fantasma
Si tratta nella maggior parte di navi vecchie, come la Marinera, che cambiano spesso nome e bandiera per portare a termine i traffici. I loro percorsi sono rintracciabili tramite transponder: nel caso della Marinera, sappiamo dai segnali che il 19 agosto si trovava in Iran, che ha attraversato il canale di Suez per entrare nel Mediterraneo, è stata avvistata al largo della Sardegna, è entrata nell’Atlantico e ha raggiunto le coste del Venezuela, dove avrebbe caricato petrolio, prima di essere abbordata ieri nel nord dell’Atlantico dopo oltre due settimane di navigazione “al buio” con i sistemi spenti. In altri casi, però, le navi petroliere della flotta fantasma riescono a mascherare il proprio segnale Gps, fornendo posizioni false.
La Russia è il Paese che ricorre maggiormente alle navi della flotta: a settembre 2025 erano oltre 550, con numeri in costante crescita dall’avvio delle sanzioni commerciali. Molte di queste adottano la bandiera russa nel corso del loro tragitto. Le imbarcazioni che non cambiano direttamente bandiera, invece, una volta raggiunte le acque internazionali, trasbordano direttamente il carico di petrolio su una imbarcazione legittima, che può venderlo nei porti asiatici e occidentali. Quasi mai l’Unione europea ha interrotto i loro traffici. E, in realtà, i pochi tentativi portati a termine non hanno raggiunto l’esito sperato. Nello scorso settembre, l’Estonia ha sequestrato nel Baltico una petroliera russa che non batteva alcuna bandiera, ma al proprietario è bastato cambiare nome e registrarla sotto a uno Stato africano per ottenere, in un paio di settimane, il rilascio, uscire dal Baltico e proseguire con i traffici.
La Russia è il Paese che ricorre maggiormente alle navi della flotta: a settembre 2025 erano oltre 550, con numeri in costante crescita dall’avvio delle sanzioni commerciali. Molte di queste adottano la bandiera russa nel corso del loro tragitto. Le imbarcazioni che non cambiano direttamente bandiera, invece, una volta raggiunte le acque internazionali, trasbordano direttamente il carico di petrolio su una imbarcazione legittima, che può venderlo nei porti asiatici e occidentali. Quasi mai l’Unione europea ha interrotto i loro traffici. E, in realtà, i pochi tentativi portati a termine non hanno raggiunto l’esito sperato. Nello scorso settembre, l’Estonia ha sequestrato nel Baltico una petroliera russa che non batteva alcuna bandiera, ma al proprietario è bastato cambiare nome e registrarla sotto a uno Stato africano per ottenere, in un paio di settimane, il rilascio, uscire dal Baltico e proseguire con i traffici.
Le navi fantasma nelle acque italiane
L’Italia non fa eccezione, per quanto riguarda l’interruzione dei traffici illeciti. «Da metà 2024, le acque al largo della Sicilia sono diventate il nuovo hub per la flotta fantasma russa», denunciava a marzo del 2025 Greenpeace, in un rapporto diffuso assieme alla trasmissione Report di Rai 3. L’associazione ambientalista aveva monitorato le attività di 52 petroliere al largo del Golfo di Augusta, nelle acque di Siracusa, scoprendo un vero e proprio hotspot per i trasbordi di greggio e di prodotti petroliferi da una nave all’altra. Oltre la metà delle navi osservate – 33 su 52 – da gennaio a novembre del 2024 aveva compiuto trasferimenti di petrolio che, in dieci casi, avevano coinvolto almeno una nave della flotta fantasma russa. Addirittura, secondo le rilevazioni degli ambientalisti, alcune petroliere sanzionate avrebbero attraccato nei porti italiani aggirando le sanzioni europee e scaricando il petrolio, senza essere fermate dalle autorità italiane. Secondo Greenpeace, il traffico delle navi al largo di Augusta rappresenta anche un rischio per l’ecosistema mediterraneo: il 60% delle navi monitorate ha, infatti, oltre 15 anni di attività alle spalle.
Dal novembre 2024, le navi non hanno interrotto il traffico. Al momento, secondo i dati trasmessi dai transponder, la maggior parte si trova nel Mediterraneo o vi è recentemente transitata.
Dal novembre 2024, le navi non hanno interrotto il traffico. Al momento, secondo i dati trasmessi dai transponder, la maggior parte si trova nel Mediterraneo o vi è recentemente transitata.
Gli ordigni a Savona
Di fatto, anche quella delle navi nel Mediterraneo è una frontiera lungo la quale si combatte da anni la guerra tra Russia e Ucraina. Un capitolo del conflitto andò in scena nella notte tra sabato 15 e domenica 16 febbraio dello scorso anno nelle acque al largo di Savona, quando un’esplosione colpì lo scafo della petroliera Seajewel, battente bandiera maltese e gestita dalla Thenamaris, società armatrice greca. La Procura di Genova avviò subito le indagini per naufragio aggravato dal terrorismo e le indagini hanno svelato, nei mesi successivi, la provenienza del greggio dalla Libia. Nient’altro, al momento, è emerso dalle prosecuzioni dell’inchiesta, aperta anche dai servizi segreti. Ma, secondo gli inquirenti, anche la Seajewel potrebbe essere collegata alla flotta fantasma. Le indagini proseguono, perciò, nel solco di un possibile coinvolgimento di Kiev.
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