Una nave petroliera russa sequestrata dagli Usa ha riaperto le ostilità tra Mosca e Washington
di Elena Molinari, New York
Le forze armate statunitensi hanno preso il controllo di due navi cisterna: una nell'Atlantico settentrionale battente bandiera russa, l'altra, collegata al Venezuela, nei Caraibi. La portavoce di Trump: c'è una flotta oscura che trasporta greggio illegalmente. Il Cremlino: abbordaggio illegale. Per ora i toni russi restano moderati

Il sequestro di una petroliera russa, che la Casa Bianca ha però definito «apolide», segna un’escalation nella strategia americana di controllo delle rotte energetiche globali. Ieri le forze armate statunitensi hanno preso il controllo di due navi cisterna della cosiddetta “flotta ombra”, tra cui una petroliera battente bandiera russa, ribattezzata di recente Marinera, dopo un inseguimento durato oltre due settimane tra l’Atlantico e i Caraibi. E Washington ha chiarito che non si tratta di un incidente isolato.
«Il presidente non ha paura di continuare a sequestrare petroliere soggette a sanzioni», ha dichiarato ieri la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, spiegando che Donald Trump intende «applicare l’embargo contro tutte le navi della flotta oscura che trasportano illegalmente petrolio». Leavitt ha minimizzato il rischio di un’escalation con Russia e Cina, sottolineando che Trump mantiene «buoni rapporti personali» con Vladimir Putin e Xi Jinping e che il sequestro delle navi «è la politica di questa Amministrazione».
Secondo il Comando europeo degli Stati Uniti, la petroliera Marinera è stata intercettata nell’Atlantico settentrionale sulla base di un mandato emesso da un tribunale federale americano. Un’altra nave, la M/T Sophia, priva di bandiera e collegata al Venezuela, è stata fermata prima dell’alba nei Caraibi e scortata negli Stati Uniti. La Guardia Costiera aveva già tentato di bloccare una delle petroliere il mese scorso vicino al Venezuela, ma la nave era riuscita a fuggire invertendo la rotta.
Durante l’inseguimento, l’equipaggio aveva dipinto una bandiera russa sullo scafo, sostenendo di navigare sotto la protezione di Mosca. La Russia aveva presentato una richiesta diplomatica formale per interrompere l’inseguimento e ieri il ministero dei Trasporti di Mosca ha confermato che la nave «è stata abbordata in alto mare», denunciando una violazione della libertà di navigazione e chiedendo agli Stati Uniti di garantire un trattamento «umano e dignitoso» all’equipaggio e il suo rapido rientro in patria. I toni delle dichiarazioni sono rimasti moderati, senza minacce di rappresaglia, in linea con la cautela mostrata da Mosca anche dopo il blitz americano a Caracas.
Negli Stati Uniti, le reazioni politiche sono state contrastate. La senatrice democratica Jeanne Shaheen, figura di spicco della Commissione Esteri del Senato, ha dichiarato di sostenere il sequestro della petroliera russa, accusando Mosca di usare la flotta ombra per aggirare le sanzioni. Altri esponenti democratici hanno invece espresso preoccupazione per il precedente giuridico e per il rischio di trascinare il Paese in una spirale di confronti navali.
Il sequestro delle petroliere si inserisce in una strategia confermata anche ieri dal segretario di Stato Marco Rubio, che ha illustrato un piano in tre fasi: stabilizzazione del Paese dopo la cattura di Nicolás Maduro, accesso al greggio garantito alle compagnie petrolifere americane e transizione politica, i cui dettagli restano indefiniti. Quindi ha confermato che l’attuale leadership di Caracas ha capito «che l’unico modo per muovere il petrolio, ottenere entrate ed evitare un collasso economico è lavorare con gli Stati Uniti»
Trump ha avvertito che nuove operazioni militari restano possibili se le autorità ad interim non collaboreranno, mentre il Pentagono ha ribadito che «il blocco del petrolio venezuelano è pienamente in vigore in qualsiasi parte del mondo». Il presidente Usa ha annunciato l’intenzione di raffinare e vendere fino a 50 milioni di barili di greggio venezuelano, e la portavoce Leavitt ha confermato che venerdì Trump incontrerà i vertici delle grandi compagnie petrolifere americane.
Intanto, il segretario all’Energia Chris Wright chiariva che Washington controllerà «a tempo indefinito» la vendita del petrolio venezuelano, iniziando dalle scorte già accumulate e proseguendo con la futura produzione destinata al mercato. Una prospettiva che delinea una nuova epoca di spartizione delle risorse energetiche globali fra grandi potenze, determinata dalla forza e dalla potenza economica degli Stati Uniti che, come ha sottolineato ieri Rubio, dispongono ora di «un controllo e una leva enormi» sulla produzione e il mercato del petrolio.
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