Come sta andando il divieto di smartphone a scuola

Dati non ce ne sono, ma secondo gli studenti «è cambiato poco». Gli avvocati di Sidels e Simona Manca, consigliera del Mim, discutono a Parma dei primi 3 mesi di bando
November 27, 2025
Come sta andando il divieto di smartphone a scuola
Negli scorsi tre mesi oltre 2 milioni e mezzo di cellulari sono stati chiusi in armadietti, sequestrati, posati in tasche di stoffa o lasciati negli zaini. Sono gli smartphone degli studenti delle scuole superiori – alle medie il divieto era già attivo – che, a partire da quest’anno scolastico, hanno dovuto rinunciare ai loro dispositivi nelle ore di lezione e durante gli intervalli. Lo stesso vale per i docenti. Il divieto è entrato in vigore a settembre, ma ogni istituto lo ha applicato in modo diverso, sollevando molti dubbi: Quali limiti porre all’uso legittimo dei cellulari per la didattica? Chi deve rispondere in caso di furto del dispositivo? L’assenza da smartphone sta già avendo un impatto sull’educazione degli studenti? La Società italiana di diritto e legislazione scolastica (Sidels) tenterà domani di rispondere a queste domande, riunendosi a Parma per dialogare «sull’uso dello smartphone e sugli oneri delle scuole» con il presidente Dino Caudullo e l’avvocata Simona Manca, consigliera del ministero dell’Istruzione e del Merito. «Va orgogliosamente sottolineato che l’Italia è stata tra i primi Paesi europei a intervenire sul problema – premette Manca ad Avvenire –. Cosa è il divieto dei cellulari in classe se non la risposta ad un bisogno speciale sociale?».
Il divieto, in realtà, era già in vigore in migliaia di scuole, ma ognuna nel tempo l’ha applicato diversamente. Prima dell’introduzione del giro di vite del ministro Giuseppe Valditara, secondo l’avvocata Manca, «non tutti i capi di istituto hanno adeguato i regolamenti scolastici alle circolari del ministro dell’Istruzione e del Merito, oppure si sono rivelate eccessivamente tolleranti nei confronti delle trasgressioni del divieto». Ancora oggi l’applicazione della legge non impedisce ai presidi una certa elasticità. Tra le motivazioni, secondo la consigliera del Ministro, ci sono le resistenze dei genitori: l’indulgenza, talvolta, si deve «anche all’ostracismo delle famiglie, che in molti casi ritengono l’utilizzo dello smartphone necessario per i propri figli anche a scuola». Ma la linea del Ministero resta chiara: «L’uso problematico dello smartphone colpisce oltre il 25% degli adolescenti, con effetti negativi su sonno, concentrazione e relazioni – spiega l’avvocata Manca –. Dinanzi a questa evidenza scientifica la politica non può stare a guardare».
A fare i conti con il divieto, però, sono anche i docenti. «Ci sono diritti e doveri per tutti – commenta l’avvocato Caudullo –. Gli studenti devono consegnare gli smartphone per non incorrere in sanzioni disciplinari, ma anche gli insegnanti sono soggetti allo stesso divieto». Sono bastati pochi mesi, però, per sollevare le prime questioni legali. Tutte legate alla custodia dei cellulari: alcuni istituti li hanno chiusi in armadietti con il lucchetto, altri hanno predisposto tasche aperte e altri ancora hanno preferito chiedere agli studenti di tenerli nello zaino. «Il punto è che la scuola, in quanto custode dell’oggetto, è responsabile per eventuali danni o furti ai cellulari – chiosa il presidente Sidels –. E non è un problema da poco visti i prezzi degli smartphone».
Per capire l’impatto del divieto sugli studenti, però, non abbiamo ancora dati a disposizione. Le impressioni dei rappresentanti dipingono un quadro pressoché immutato: «Anche senza sondaggi, se apriamo TikTok o Instagram vediamo che tutti sono con il cellulare in mano a fare video in classe» commenta Tommaso Martelli, coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti. Secondo il sindacato, l’intento «di Valditara di fare della scuola un luogo di attenzione profonda e socializzazione è condivisibile», ma il divieto da solo non può funzionare: «Abbiamo notato una generale disobbedienza da parte degli studenti, dovuta alla barriera culturale che spesso c’è con i docenti. In più, anche senza cellulare, è impossibile socializzare negli spazi sempre più precari della scuola». Secondo i presidi, d’altro canto, il divieto di cellulare non ha sconvolto il mondo scuola perché la maggior parte degli istituti lo aveva già applicato negli anni scorsi. «Non è pensabile che gli alunni si distraggano con i cellulari durante la lezione, per questo il bando era già attivo quasi ovunque e i riscontri quest’anno sono positivi», sostiene Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi. Ma il lavoro dei dirigenti scolastici non si ferma all’applicazione della legge: «Dobbiamo far comprendere quale sia il senso di questa disposizione», continua Giannelli, che suggerisce ai colleghi di dare fiducia agli studenti: «L’azione delle scuole deve essere sempre educativa. Se non usiamo gli armadietti, ma responsabilizziamo gli studenti a rinunciare ai cellulari, otteniamo risultati migliori e notiamo che i ragazzi sono contenti di fare a meno dello smartphone».

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