Paritarie, arriva il “buono scuola” e sparisce l'Imu. Ecco di cosa si tratta
Due emendamenti alla Legge di Bilancio rilanciano la libertà di scelta educativa delle famiglie

A venticinque anni dalla legge 62/2000 sulla parità scolastica, la libertà di scelta educativa delle famiglie fa un deciso passo in avanti. Con due emendamenti alla Legge di Bilancio, il primo di Noi Moderati e il secondo della Lega, viene introdotto il “buono scuola” per le famiglie che iscrivono i figli alle scuole paritarie e viene definitivamente chiarito che gli istituti non statali, che non svolgono attività commerciale, non sono tenuti al versamento dell'Imu. Due misure attese da anni dal sistema delle scuole paritarie, che le accoglie con favore, rilanciando allo stesso tempo il dibattito sulla piena attuazione delle legge 62.
Debutta il “buono scuola” nazionale
La prima misura, il “buono scuola” è stata introdotta da un emendamento presentato da Noi Moderati (prima firmataria la senatrice Maria Stella Gelmini) e prevede un contributo fino a 1.500 euro a studente, per le famiglie (con Isee massimo di 30mila euro) che iscrivono i figli alle scuole medie paritarie o al primo biennio delle superiori, sempre non statali. Complessivamente, per il 2026, è disponibile un plafond di 20 milioni di euro. Sufficienti per circa 13.300 alunni. «È un passo importante per consentire anche alle famiglie non abbienti di poter esercitare il diritto di scelta educativa», sottolinea il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Di «segnale» e «piccolo passo in avanti», parla la presidente nazionale della Fidae, Virginia Kaladich, che rilancia: «Ancora non basta. La vera parità si costruisce con interventi strutturali, perché la libertà educativa non resti uno slogan, ma diventi un diritto reale per tutti». Esulta l'associazione Articolo 26, secondo la quale il “buono scuola” è «una vittoria delle famiglie e della Costituzione», mentre Pro Vita Famiglia sottolinea che «conviene anche alla scuola statale» e il Moige riconosce che si tratta di «un passo concreto verso la libertà educativa». Di «enorme passo in avanti verso la piena garanzia del diritto alla libertà di scelta educativa, un diritto inserito nella nostra Costituzione», parla suor Anna Monia Alfieri, esperta di diritto scolastico.
Niente Imu per le attività non commerciali
Per quanto riguarda l'esenzione Imu, è introdotta dall'articolo 134-bis della legge di Bilancio, così come previsto da un emendamento presentato dalla Lega e, come il precedente, accolto e riformulato dal Governo e riguarda le scuole paritarie che svolgono attività non commerciale. «La disposizione - si legge in una nota dell'Agidae (Associazione gestori istituti dipendenti dall'Autorità ecclesiastica) - attraverso un'interpretazione autentica della normativa vigente, riconosce che le attività didattiche svolte dalle scuole paritarie sono da considerarsi attività non commerciali, ai sensi della Legge 62 del 2000, quando il corrispettivo medio percepito è inferiore al Costo medio per studente (Cms) definito annualmente dal ministero dell'Istruzione e del Merito. Ne consegue il pieno accesso all'esenzione dall'imposta municipale propria (Imu), in coerenza con il principio di parità scolastica». Per il 2024/2025, il Costo medio per studente era stato fissato dal Mim in 6.769,93 euro per le scuole medie e in 7.532,96 per le superiori. «Con questa approvazione si rimargina una ferita profonda, restituendo coerenza normativa e giustizia a un diritto costituzionale già riconosciuto e troppo a lungo disatteso», commenta il presidente, padre Francesco Ciccimarra. Per la presidente nazionale dell'Unione Superiori Maggiori d'Italia (Usmi), madre Maria Micaela Monetti e per il presidente nazionale della Conferenza Italiana Superiori Maggiori (Cism), padre Luigi Gaetani, «la norma contribuisce a superare le incertezze interpretative che hanno inciso negativamente sulla stabilità e sulla sostenibilità delle istituzioni educative, pur escludendo la possibilità di rimborso delle somme eventualmente già versate, in una prospettiva di certezza e di equilibrio dei rapporti con le amministrazioni locali». Per il presidente della Federazione italiana scuole materne (Fism), Luca Iemmi. l'esenzione Imu è «fondamentale» e «rappresenta un sostegno concreto alle scuole paritarie».
Scuole paritarie soddisfatte
Soddisfazione da parte delle Associazioni di gestori e genitori di scuole paritarie cattoliche e d’ispirazione cristiana, AGeSC, Cdo Opere Educative-FOE, CIOFS scuola, FAES, FIDAE, FISM, Fondazione GESUITI EDUCAZIONE, Salesiani Don Bosco ItaliaCNOS Scuola Italia, facenti parte di Agorà della parità, che "registrano con favore i passi avanti che la Legge di bilancio 2026 segna verso l’obiettivo della libertà di scelta educativa e del crescente riconoscimento della scuola paritaria come servizio pubblico indispensabile per il Paese". In particolare apprezzati l’incremento e stabilizzazione dei fondi a favore delle scuole paritarie, la disposizione approvata in commissione bilancio del Senato che regola in modo definitivo il regime di esenzione dall’IMU per le scuole paritarie e l'introduzione di un buono scuola nazionale. "A 25 anni dalla Legge di parità 62/2000 le scriventi associazioni, pur consapevoli che la strada da fare per il pieno compimento della libertà di scelta educativa sia ancora lunga, esprimono soddisfazione per il riconoscimento che il Governo ed il Parlamento hanno dimostrato verso i sacrifici che tante famiglie compiono per affermare il diritto di scegliere la scuola per i propri figli e per gli enti gestori che in mezzo a tante difficoltà portano avanti un’ipotesi educativa da offrire ai ragazzi".
L’associazione Non Si Tocca la Famiglia, con la presidente Giusy D’Amico, esprime "profonda gratitudine per le misure contenute nella Legge di Bilancio in via di approvazione, che sostengono in modo chiaro la libertà di educazione e la centralità della famiglia nel progetto educativo dei figli. In particolare, viene salutata come un atto di giustizia la scelta di non gravare di imposte gli immobili che ospitano scuole paritarie appartenenti al sistema pubblico di istruzione, realtà che da anni portano avanti, spesso tra sacrifici e incomprensioni, una missione educativa al servizio del bene comune. L’introduzione del buono scuola rappresenta un gesto di grande portata sociale, perché consente finalmente anche alle famiglie meno abbienti di orientarsi verso scuole di libera scelta, senza sentirsi escluse da percorsi educativi ritenuti più vicini ai propri valori. Questo sostegno economico, destinato in via prioritaria ai nuclei con redditi più bassi, spezza la narrazione secondo cui la scuola paritaria sarebbe “solo per i ricchi” e restituisce dignità a ogni famiglia che desidera partecipare in prima persona alle scelte educative dei figli".
“Queste decisioni”, afferma la presidente Giusy D’Amico, “sono un segnale di speranza per migliaia di famiglie che, spesso in silenzio, hanno continuato a credere in un’educazione che sia davvero ‘cosa di cuore’, capace di mettere al centro la persona e non l’ideologia. Quando lo Stato sostiene la libertà di scelta educativa, non fa un regalo di parte, ma riconosce che il primo luogo in cui nasce l’educazione è la famiglia, e che i genitori non possono essere spettatori ma protagonisti del cammino dei propri figli”.
L’associazione Non Si Tocca la Famiglia, con la presidente Giusy D’Amico, esprime "profonda gratitudine per le misure contenute nella Legge di Bilancio in via di approvazione, che sostengono in modo chiaro la libertà di educazione e la centralità della famiglia nel progetto educativo dei figli. In particolare, viene salutata come un atto di giustizia la scelta di non gravare di imposte gli immobili che ospitano scuole paritarie appartenenti al sistema pubblico di istruzione, realtà che da anni portano avanti, spesso tra sacrifici e incomprensioni, una missione educativa al servizio del bene comune. L’introduzione del buono scuola rappresenta un gesto di grande portata sociale, perché consente finalmente anche alle famiglie meno abbienti di orientarsi verso scuole di libera scelta, senza sentirsi escluse da percorsi educativi ritenuti più vicini ai propri valori. Questo sostegno economico, destinato in via prioritaria ai nuclei con redditi più bassi, spezza la narrazione secondo cui la scuola paritaria sarebbe “solo per i ricchi” e restituisce dignità a ogni famiglia che desidera partecipare in prima persona alle scelte educative dei figli".
“Queste decisioni”, afferma la presidente Giusy D’Amico, “sono un segnale di speranza per migliaia di famiglie che, spesso in silenzio, hanno continuato a credere in un’educazione che sia davvero ‘cosa di cuore’, capace di mettere al centro la persona e non l’ideologia. Quando lo Stato sostiene la libertà di scelta educativa, non fa un regalo di parte, ma riconosce che il primo luogo in cui nasce l’educazione è la famiglia, e che i genitori non possono essere spettatori ma protagonisti del cammino dei propri figli”.
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