C'è un'età giusta per lo smartphone: per i pediatri è non prima dei 13 anni

La Società italiana di pediatria chiede al Parlamento una legge per il bando. Il cellulare a 12 anni aumenterebbe infatti il rischio di depressione, insonnia e obesità
January 12, 2026
C'è un'età giusta per lo smartphone: per i pediatri è non prima dei 13 anni
È trascorso un mese esatto da quando l’Australia, primo Paese al mondo, ha introdotto un divieto ferreo di accesso ai social network per i minori di 16 anni. In Italia il bando è stato accolto con entusiasmo dalla maggior parte dei pediatri, che ora rilanciano con una proposta più ambiziosa: «No al cellulare prima dei 13 anni» è la raccomandazione della Società italiana di pediatria (Sip), che per la prima volta individua un’età precisa per il divieto.
La scelta si fonda su oltre 6.800 ricerche analizzate dai medici dell’infanzia per la compilazione delle nuove raccomandazioni nazionali: lo studio più famoso e di lungo termine è l’Abcd study americano che dal 2015 fotografa le conseguenze, perlopiù negative, dello smartphone sui cervelli in crescita. Ma la maggior parte delle indagini sono ancora molto recenti e, anche per questo, nessun Paese ha ancora legiferato seguendo i consigli dei pediatri. Perdipiù, la diffusione dei dispositivi digitali tra i giovanissimi è in costante crescita: in Italia, un bambino su tre (33%) tra i 6 e i 10 anni usa lo smartphone tutti i giorni, una abitudine in aumento rispetto a sette anni fa, quando la percentuale era ferma al 18% (dati Save the Children).
Ciononostante, quella dei pediatri è una richiesta rivolta direttamente al Parlamento: «Ci auguriamo che alle nostre raccomandazioni, come successo in Australia, seguano delle leggi – commenta ad Avvenire Rino Agostiniani, presidente della Sip –. È vero che i divieti non risolvono i problemi, ma possono aiutare a generare consapevolezza. Ogni anno di cellulare vietato è un anno guadagnato in salute per i giovani».
Il richiamo dei pediatri è arrivato a fine anno perché è nella seconda metà del 2025 che si è concluso lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Pediatrics, che ha convinto i medici a stabilire l’asticella a 13 anni. La ricerca ha coinvolto 10.588 bambini tra i 9 e i 16 anni, studiando l’impatto del cellulare sul loro sviluppo cerebrale. L’esito è che, secondo i ricercatori, chi possiede a 12 anni uno smartphone ha un rischio maggiore di depressione (+31% rispetto agli over-13), obesità (+40%) e insonnia (+62%). «La preadolescenza è una fase molto difficile – continua Agostiniani –. È quella in cui le sollecitazioni fisiche e psicologiche aumentano. In questo periodo, un’esposizione prolungata agli smartphone ha conseguenze anche gravissime». Anche solo un’ora, secondo i medici, fa la differenza.
I primi effetti si notano sui corpi dei bambini. Gli under-13 che usano uno smartphone per oltre due ore al giorno, secondo i pediatri, aumentano del 67% il rischio di sovrappeso o obesità rispetto ai coetanei meno esposti. «Le cause sono da cercare nella maggiore sedentarietà e in una dieta più sregolata», commenta il presidente della Sip. Ma non solo. Gli studi che fotografano lo sviluppo cerebrale notano che, negli anni, a un uso sregolato del cellulare si associano modifiche delle aree del cervello dedicate alla comprensione. In altre parole, i bambini che trascorrono molto tempo davanti agli schermi imparano più lentamente le lingue. «Lo vediamo bene nei bambini sotto ai due anni – commenta Agostiniani –. Più aumenta il tempo dedicato agli schermi e più crescono i mesi che impiegano a imparare la lingua. La corteccia cerebrale si allena come un muscolo e il gioco libero la allena molto meglio di uno smartphone». Secondo i dati raccolti dai pediatri italiani, poi, quasi 9 under-13 su 10 che dormono con il cellulare in stanza rischiano la deprivazione cronica del sonno. Non senza conseguenze: «Ai disturbi del sonno sono legati moltissimi altri disagi fisici, che riguardano anche la sfera emotiva».
L’uso intensivo dei cellulari – spiegano i medici – è motivo di ansia, sintomi depressivi e minore autostima. Le cose peggiorano quando, a causa dell’esposizione digitale, i giovani restano intrappolati nella rete del cyberbullismo, in aumento del 26% nell’ultimo anno per la fascia 10-13 anni. Le vittime presentano anche un rischio triplo di ideazione suicidaria. «Per questo è fondamentale che i ragazzi non siano lasciati soli dai genitori – consiglia il presidente della Sip alle famiglie –. Le madri e i padri non possono chiedere ai figli di togliere il cellulare e, poi, usarlo a tavola a cena. Gli studi ci mostrano che si può uscire dalle dipendenze, ma è più facile farlo insieme».

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