C'è una scuola che aiuta i bambini malati di cancro: «Studiare ci fa sentire “normali”»
In occasione della Giornata mondiale contro il cancro infantile di oggi, una casa editrice ha donato tablet e piattaforme a decine di pazienti a Genova e Novara. Le maestre: «Lo studio dà speranza ai più piccoli»

«Maestra, perché sto iniziando una nuova lezione se tra poco morirò?». Tra le stanze dell’Associazione ligure del bambino emopatico e oncologico (Abeo) di Genova, Claudio (nome di fantasia) rivolge questa domanda alla sua docente, «senza mai sembrare triste». Ha solo 8 anni, ma è consapevole che il suo tumore sta raggiungendo uno stadio terminale. La maestra Giovanna Astaldi, che da anni insegna ai giovani pazienti dell’ospedale Gaslini, gli risponde con i fatti più che con le parole. «Gli ho detto che finché siamo qua dobbiamo prenderci ogni momento per imparare – racconta ad Avvenire –, ma poi abbiamo iniziato a giocare ed è in quel momento che gli è tornato il sorriso». Claudio è solo uno dei circa 2.500 bambini che ogni anno ricevono una diagnosi di tumore in Italia, come segnala la federazione dei genitori di bambini oncologici Fiagop. Circa l’80% di loro oggi può guarire grazie ai progressi della ricerca medica, ma per tutti i pazienti pediatrici oncologici cura è anche sinonimo di allontanamento da casa, dalla propria città e dai propri amici. «Succede qualcosa di molto semplice – spiega la pedagogista Barbara Urdanch, docente all’università di Torino –: il bambino perde i punti fermi. La scuola, gli orari, la classe, la maestra. Quando ritrova una lezione, una voce che spiega con calma in ospedale, si riaccende qualcosa. Non è retorica». Per questo, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro infantile di oggi, la casa editrice digitale MyEdu ha donato tablet e accessi gratuiti alla propria piattaforma per la didattica digitale ai pazienti pediatrici oncologici dell’Istituto Gaslini di Genova assistiti dall’Abeo Liguria e dell’ospedale Maggiore tramite l’associazione Ugi di Novara. Il portale - già attivo in reparti e associazioni a Roma, Bergamo e Milano - offre materiali per lezioni di ogni disciplina per scuole primarie e secondarie di primo grado. «Con queste tecnologie – continua Urdanch – l’apprendimento torna a essere “a misura di energia”, un passo alla volta».
I dispositivi sono già arrivati nei reparti degli ospedali e le maestre hanno iniziato a raccogliere i primi frutti. Secondo Astaldi, le piattaforme digitali sono più utili con gli studenti che non parlano italiano: «Attingo a lezioni per studenti di ogni età – spiega –. Se ho un alunno di 12 anni con un livello linguistico più basso, trovo subito un gioco o un testo da leggere adatto alle sue abilità». Non solo. La piattaforma di MyEdu offre lezioni adatte anche alle disabilità dei pazienti oncologici: alcuni bambini in cura perdono la voce, altri smettono di usare le mani e altri ancora non riescono a camminare. «Sono molti gli impedimenti – continua la maestra – ma la piattaforma consente anche di usare immagini, video e podcast. Insomma, di adattare l’insegnamento a ogni stile di apprendimento». Quella in ospedale, del resto, non è una scuola tradizionale. Alcuni studenti restano in reparto solo una giornata, altri per settimane e altri ancora sono sempre costretti a letto. Per questo, i primi obiettivi dei docenti sono «normalizzare e alleggerire». «Se non posso andare a scuola, la scuola viene da me. Questo è il principio – sintetizza Daniela Gerlo, coordinatrice della scuola in ospedale “Marcella Balconi” di Novara –. Solo quando i bambini sono troppo deboli, non ci fanno avvicinare». Negli altri casi, a tutte le età, si cerca di farli giocare. «Puzzle e disegni, tutto è utile – continua la docente –. Con i grandi, facciamo anche i compiti per tenerli legati alla scuola». A questo scopo, vengono in soccorso le piattaforme digitali: «A volte ci colleghiamo in diretta con le loro classi – racconta Patrizia Virtuoso, maestra a Novara –. Tutto serve ad alleggerire dal peso della terapia». La connessione con le scuole di provenienza, permessa a Novara e a Genova anche dai dispositivi MyEdu, consente alle famiglie di «mantenere accesa la speranza». «C’è la prospettiva del ritorno – spiega la pedagogista Urdanch –. Il bambino non deve tornare a scuola ricominciando da zero». Quando invece la malattia ostacola il rientro, l’obiettivo dei maestri è preservare la dignità degli studenti. «Capita che i genitori di studenti con tumori terminali mi chiedano perché fare lezione fino agli ultimi giorni – conclude Astaldi –. Quando vedono sorridere i loro figli, però, si ricredono: finché siamo vivi, dobbiamo continuare».
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