C'è una scuola che aiuta i bambini malati di cancro: «Studiare ci fa sentire “normali”»

In occasione della Giornata mondiale contro il cancro infantile di oggi, una casa editrice ha donato tablet e piattaforme a decine di pazienti a Genova e Novara. Le maestre: «Lo studio dà speranza ai più piccoli»
February 15, 2026
C'è una scuola che aiuta i bambini malati di cancro: «Studiare ci fa sentire “normali”»
Una studentessa della scuola “Marcella Balconi” presso l’ospedale Maggiore della Carità di Novara
«Maestra, perché sto iniziando una nuova lezione se tra poco morirò?». Tra le stanze dell’Associazione ligure del bambino emopatico e oncologico (Abeo) di Genova, Claudio (nome di fantasia) rivolge questa domanda alla sua docente, «senza mai sembrare triste». Ha solo 8 anni, ma è consapevole che il suo tumore sta raggiungendo uno stadio terminale. La maestra Giovanna Astaldi, che da anni insegna ai giovani pazienti dell’ospedale Gaslini, gli risponde con i fatti più che con le parole. «Gli ho detto che finché siamo qua dobbiamo prenderci ogni momento per imparare – racconta ad Avvenire –, ma poi abbiamo iniziato a giocare ed è in quel momento che gli è tornato il sorriso». Claudio è solo uno dei circa 2.500 bambini che ogni anno ricevono una diagnosi di tumore in Italia, come segnala la federazione dei genitori di bambini oncologici Fiagop. Circa l’80% di loro oggi può guarire grazie ai progressi della ricerca medica, ma per tutti i pazienti pediatrici oncologici cura è anche sinonimo di allontanamento da casa, dalla propria città e dai propri amici. «Succede qualcosa di molto semplice – spiega la pedagogista Barbara Urdanch, docente all’università di Torino –: il bambino perde i punti fermi. La scuola, gli orari, la classe, la maestra. Quando ritrova una lezione, una voce che spiega con calma in ospedale, si riaccende qualcosa. Non è retorica». Per questo, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro infantile di oggi, la casa editrice digitale MyEdu ha donato tablet e accessi gratuiti alla propria piattaforma per la didattica digitale ai pazienti pediatrici oncologici dell’Istituto Gaslini di Genova assistiti dall’Abeo Liguria e dell’ospedale Maggiore tramite l’associazione Ugi di Novara. Il portale - già attivo in reparti e associazioni a Roma, Bergamo e Milano - offre materiali per lezioni di ogni disciplina per scuole primarie e secondarie di primo grado. «Con queste tecnologie – continua Urdanch – l’apprendimento torna a essere “a misura di energia”, un passo alla volta».
I dispositivi sono già arrivati nei reparti degli ospedali e le maestre hanno iniziato a raccogliere i primi frutti. Secondo Astaldi, le piattaforme digitali sono più utili con gli studenti che non parlano italiano: «Attingo a lezioni per studenti di ogni età – spiega –. Se ho un alunno di 12 anni con un livello linguistico più basso, trovo subito un gioco o un testo da leggere adatto alle sue abilità». Non solo. La piattaforma di MyEdu offre lezioni adatte anche alle disabilità dei pazienti oncologici: alcuni bambini in cura perdono la voce, altri smettono di usare le mani e altri ancora non riescono a camminare. «Sono molti gli impedimenti – continua la maestra – ma la piattaforma consente anche di usare immagini, video e podcast. Insomma, di adattare l’insegnamento a ogni stile di apprendimento». Quella in ospedale, del resto, non è una scuola tradizionale. Alcuni studenti restano in reparto solo una giornata, altri per settimane e altri ancora sono sempre costretti a letto. Per questo, i primi obiettivi dei docenti sono «normalizzare e alleggerire». «Se non posso andare a scuola, la scuola viene da me. Questo è il principio – sintetizza Daniela Gerlo, coordinatrice della scuola in ospedale “Marcella Balconi” di Novara –. Solo quando i bambini sono troppo deboli, non ci fanno avvicinare». Negli altri casi, a tutte le età, si cerca di farli giocare. «Puzzle e disegni, tutto è utile – continua la docente –. Con i grandi, facciamo anche i compiti per tenerli legati alla scuola». A questo scopo, vengono in soccorso le piattaforme digitali: «A volte ci colleghiamo in diretta con le loro classi – racconta Patrizia Virtuoso, maestra a Novara –. Tutto serve ad alleggerire dal peso della terapia». La connessione con le scuole di provenienza, permessa a Novara e a Genova anche dai dispositivi MyEdu, consente alle famiglie di «mantenere accesa la speranza». «C’è la prospettiva del ritorno – spiega la pedagogista Urdanch –. Il bambino non deve tornare a scuola ricominciando da zero». Quando invece la malattia ostacola il rientro, l’obiettivo dei maestri è preservare la dignità degli studenti. «Capita che i genitori di studenti con tumori terminali mi chiedano perché fare lezione fino agli ultimi giorni – conclude Astaldi –. Quando vedono sorridere i loro figli, però, si ricredono: finché siamo vivi, dobbiamo continuare».

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