Cambiamento climatico e riscaldamento globale: così Avvenire è il primo quotidiano a parlarne
Il dato emerge dal nuovo rapporto dell'Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia sulla copertura della crisi climatica in Italia

Di riscaldamento del pianeta e di crisi climatica se ne parla sempre meno. E se lo dice un’associazione da sempre attenta all’ambiente come Greenpeace c’è da credergli. L’affermazione scaturisce da un monitoraggio quotidiano di stampa e tv sui temi ambientali relativi all’innalzamento delle temperature globali e del cambiamento in atto. «Anche nel 2025, per il secondo anno consecutivo, continua a calare l’attenzione dei mass media italiani per il riscaldamento del pianeta – spiega Greenpeace - È quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia sulla copertura della crisi climatica nel nostro Paese. Parallelamente, l’analisi mette a confronto quattro anni di monitoraggi effettuati sui principali quotidiani e TG italiani, dal 2022 al 2025, consentendo di tracciare un andamento sempre più chiaro e preoccupante». Lo studio analizza quanto e come il tema è stato raccontato dai cinque quotidiani più diffusi (Corriere della Sera, la Repubblica, Il Sole 24 Ore, Avvenire, La Stampa) e dai telegiornali serali delle reti RAI, Mediaset e La7, mettendo a confronto quattro anni di monitoraggi. Dal 2022 al 2025, le notizie dedicate alla crisi climatica sono diminuite del 26% sui quotidiani e del 53% sui TG.Sulla base dei risultati dello studio, Greenpeace ha stilato la classifica dei quotidiani per il 2025: ancora una volta fa meglio degli altri Avvenire, l’unico giornale ad avvicinarsi alla sufficienza (5,4 punti su 10); seguono, distaccati di molto, Il Sole 24 Ore (2,8 punti), e Corriere della Sera e La Stampa (a pari merito con 2,6 punti); fanalino di coda, la Repubblica (2,2 punti).
I giornali sono stati valutati mediante cinque parametri: 1) quanto parlano della crisi climatica; 2) se citano i combustibili fossili tra le cause; 3) quanta voce hanno le aziende inquinanti e 4) quanto spazio è concesso alle loro pubblicità; 5) se le redazioni sono trasparenti rispetto ai finanziamenti ricevuti dalle aziende inquinanti. «Mentre il pianeta rischia di diventare inabitabile a causa della nostra dipendenza dai combustibili fossili, i principali media italiani sono costretti a tacere le responsabilità delle aziende inquinanti perché dipendono dalle loro pubblicità per sopravvivere», dichiara Giancarlo Sturloni, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia. «Questo spiega perché su giornali e tv si parla sempre meno di clima e ad avere più spazio sono esponenti del mondo dell'economia e della politica anziché esperti e scienziati. O perché in un anno intero, sui principali TG nazionali non venga mai nominato, nemmeno una volta, nemmeno per sbaglio, alcun responsabile della crisi climatica. In Italia l’informazione sul clima è ostaggio di un patto di potere che ostacola la transizione energetica verso le rinnovabili, l’unica via per mitigare il riscaldamento globale e il rischio di altri conflitti armati per il controllo dei combustibili fossili».
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