Il "day after" di Kabul: alla ricerca di superstiti al massacro dell'ospedale

Confermata la stima di 400 vittime e 200 feriti. Pakistan sotto accusa per il bombardamento. La ong italiana Nove: la popolazione è terrorizzata, sente che non esistono posti sicuri
March 18, 2026
Il "day after" di Kabul: alla ricerca di superstiti al massacro dell'ospedale
I funerali collettivi delle vittime del bombardamento pachistano su un ospedale a Kabul, che si è svolto sulla collina di Badam Bagh il 18 marzo / Wakil KOHSAR / AFP)
Il giorno dopo il bombardamento attuato da aerei pachistani sul grande ospedale riabilitativo di Kabul, con un bilancio stimato di oltre 400 morti e 200 feriti, è stato quello del dolore di famiglie che ancora sperano, del lutto e di frenetiche ricerche di eventuali superstiti. È anche il giorno dello scontro tra tesi divergenti sull’accaduto tra il regime taleban afghano e il governo di Islamabad. Il primo parla di attacco mirato a un obiettivo civile, il secondo definisce la devastazione come il risultato di una missione che aveva come obiettivo la distruzione di depositi di armi e di “covi di terroristi” con azioni parallele sulle città di Kabul e Nangarhar. Si attende  ora il crollo delle residue possibilità negoziali sollecitate dal mediatore cinese. Il ministro degli Esteri taleban Amir Khan Muttaqi ha convocato i diplomatici stranieri accreditati a Kabul e ha detto che “l’Afghanistan ha perso la fiducia nelle intenzioni del Pakistan su una soluzione negoziata». Secondo diversi analisti è venuta meno la volontà del Pakistan di ridurre la tensione nonostante i recenti interventi di Pechino: Islamabad avrebbe messo al primo posto la repressione della guerriglia dei taleban sul suo territorio e la dissuasione verso il vicino con azioni sempre più dure e letali.
Quello della notte di lunedì è stato il più violento dei tre bombardamenti su Kabul da quando a febbraio le forze armate pachistane hanno deciso di colpire i campi di addestramento e rifugio di gruppi terroristi di matrice taleban in Afghanistan e, nella parte più meridionale della frontiera lunga 2.600 chilometri i ribelli di etnia baluchi attivi con azioni spesso micidiali all’interno dei propri confini. Se Pechino - che teme una situazione di instabilità territorialmente prossima alla sua provincia dello Xinjiang di popolazione autoctona uighura musulmana - sta giocando la carta del dialogo tra le due nazioni di fede islamica, l’India, che a sua volta esercita uno stretto controllo sulle proprie comunità musulmane e combatte contro fazioni jihadiste e indipendentiste attive nel Kashmir, ha ieri ribadito il «sostegno incrollabile» al regime taleban, definendo la strage di Kabul un massacro "giustificato" come operazione militare dal Pakistan.
Le Ong presenti nella capitale sono state testimoni del bombardamento, e la reazione, pur se limitata, è stata immediata. Il direttore del Norwegian Refugee Concil, Jacopo Caridi, ha confermato che per quanto sia possibile vedere, i morti e feriti sono centinaia e ha segnalato lo scenario atroce che offre l’area del grande ospedale che al momento dell’attacco accoglieva forse un migliaio di pazienti, con la difficoltà di individuare le vittime date le condizioni dei resti. L’italiana NOVE Caring Humans, presente in Afghanistan dal 2013, ha confermato le stime delle vittime sottolineando che «la struttura medica di riabilitazione per tossicodipendenti Omid Center, con 2.000 letti, si trova all'interno di quella che era la base americana Phoenix, sulla strada di Pul-i-Charkhi, che conduce a Jalalabad e al Pakistan». Colpiti, secondo l’organizzazione, anche il campo di addestramento militare Kabul, situato nella stessa zona, l'area di Shah Shaihid, probabilmente anche il quartier generale del Ministero della Difesa. L’Ong, che ha voluto tranquillizzare sulle condizioni del suo team a Kabul, ha segnalato che «per quanto sia definito ‘conflitto a intensità ridotta’, per la popolazione resta una guerra a tutti gli effetti, con gravi implicazioni di sicurezza ed economiche. Nessuno può prevedere quando nuovi attacchi avranno luogo e dove. Che un centro medico sia stato colpito spaventa moltissimo e convince la popolazione che non esistono posti sicuri».

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