Askatasuna, l'immagine choc dell'agente picchiato. Il rischio disordini era noto da giorni
di Danilo Poggio, Torino
Il racconto delle violenze nella serata d sabato, quando una parte limitata del corteo ha deviato verso l'edificio del centro sociale chiuso da alcune settimane. La condanna del governo: gli antagonisti autentico pericolo per la convivenza civile

Sembrava fosse andato tutto bene. I cortei, come previsto, erano partiti dalle piazze davanti alle stazioni di Porta Susa e Porta Nuova, percorrendo corso Vittorio Emanuele II in direzione del Lungo Po, per poi ricongiungersi con il gruppo proveniente da Palazzo Nuovo, sede storica delle facoltà umanistiche, già occupata nei giorni scorsi dagli studenti. Circa 15.000 persone secondo la questura (50.000 secondo gli organizzatori) avevano aderito alla manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, portando a Torino realtà arrivate da diverse parti d’Italia e anche dall’estero. Qualche slogan contro Giorgia Meloni e il governo, ma nel complesso il clima era rimasto pacifico, presenti anche diverse famiglie con bambini.
Il corteo avrebbe dovuto attraversare il quartiere Vanchiglia per concludersi in zona Regio Parco, nell’area del parcheggio dei pullman. Una limitata parte dei manifestanti, però, a un certo punto ha deviato dal percorso definito dirigendosi verso l’edificio del centro sociale, chiuso e murato da settimane ma costantemente presidiato dalle forze dell’ordine. È stato quello il momento della rottura. I manifestanti hanno iniziato a lanciare bombe carta, razzi e fuochi pirotecnici, la risposta della polizia è arrivata con i lacrimogeni, mentre un fitto cordone di agenti si disponeva a sbarrare l’accesso all’area. A volto coperto, erano presenti autonomi e gruppi di area anarchica, rimasti a lungo fermi in attesa del buio, anche per ridurre il rischio di essere identificati. Le forze dell’ordine hanno quindi iniziato ad avanzare, con agenti in tenuta antisommossa, nel tentativo di far arretrare i manifestanti, che hanno continuato a colpire, riparandosi con gli scudi e con i cassonetti dei rifiuti in fiamme. La guerriglia si è progressivamente estesa alle vie laterali, trasformandosi in una sequenza di rincorse, arretramenti e nuove avanzate. Due mezzi della polizia sono stato incendiato, una troupe della Rai è stata aggredita. Gli scontri si sono spostati anche nell’area del vicino Campus Einaudi, dove sono proseguiti i lanci di oggetti, sedie e razzi contro gli agenti, che hanno risposto con lacrimogeni e una carica di alleggerimento. Il bilancio parla di undici feriti tra manifestanti e forze dell’ordine. Un video che circola sul web ritrae con chiarezza un gruppo di manifestanti mentre colpiscono anche con un martello un poliziotto a terra e senza casco. Dieci persone dell’area antagonista sono state fermate per i disordini.
Una condanna senza appello dei disordini è arrivata dal governo, a partire dalla premier Meloni. «Quanto accaduto a Torino conferma chi sono i veri violenti e chi rappresenta l’autentico pericolo per la convivenza civile e per la nostra democrazia: gli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente anche grazie a coperture politiche ben identificabili» ha detto il ministro degli Interni Matteo Piantedosi assicurando nuove norme contro i violenti.
Il rischio di disordini era noto da giorni. L’imponente dispositivo di sicurezza predisposto - almeno mille agenti - ne era una conferma. Venerdì il prefetto Donato Cafagna aveva adottato due ordinanze urgenti a tutela della sicurezza pubblica e, nelle ore precedenti alla manifestazione, erano state identificate oltre 700 persone e controllati 236 veicoli. «Ancora una volta - ha detto il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio - abbiamo assistito a bande organizzate di violenti che, in maniera strutturata e premeditata. Askatasuna in lingua basca vorrà pure dire libertà, ma a Torino, e oggi ne abbiamo avuto l’ennesima conferma, significa solo delinquenza, illegalità e violenza». La condanna arriva anche dal sindaco Lo Russo: «Si tratta di comportamenti criminali che hanno messo a rischio la sicurezza delle persone e provocato gravissimi danni alla città».
All’inaugurazione dell’anno giudiziario, la procuratrice generale del Piemonte Lucia Musti ha parlato di una «area grigia di matrice colta e borghese» che, rispetto alle violenze degli antagonisti, manifesterebbe un atteggiamento di «benevola tolleranza». Un’area alimentata - ha spiegato - da una «lettura compiacente» portata avanti da «taluni soggetti della upper class».
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