Crans-Montana, un mese dopo: gli abbracci ritrovati, lo sci, le ombre che restano

Mentre nel Cantone Vallese qualcuno parla di "maledizione", le famiglie delle vittime di Losanna si stringono tra loro. «Nel dolore le persone danno il meglio»
January 31, 2026
Crans-Montana, un mese dopo: gli abbracci ritrovati, lo sci, le ombre che restano
Gli azzurri Schieder e Innerhofer, con il canadese Crawford, depongono rose sulla pista di Crans-Montana / Epa
Un mese dopo il rogo di Capodanno, le mamme dei feriti gravi si chiedono come faranno a dire ai loro figli, quando usciranno dal coma artificiale, che i loro amici non ci sono più. E che per loro niente sarà più come prima: la vita come la conoscevano è rimasta seduta a un tavolo del Constellation, tra brindisi e risate. Una volta dimessi dall’ospedale, toccherà ricominciare. Le famiglie stanno già provando a farlo, a piccoli passi, con un enorme peso sul cuore. Ci sarebbe il conforto della fede, certo, ma non tutti sono credenti. E si rischia di restare soli, davanti al grande vuoto lasciato dai figli scomparsi nella tragedia di Crans-Montana. Se il cantone Vallese vanta una solida tradizione cattolica, a Losanna e dintorni prevale invece l’approccio laico. Molte vittime venivano da lì, diverse sono state seppellite senza una croce a vegliarle. Se la risposta al lutto non è spirituale, non rimane che aggrapparsi a chi capisce cosa stai provando: gli altri genitori che hanno perso i loro ragazzi nell’incendio. Da quel giorno i familiari delle vittime si sono avvicinati, alcuni hanno iniziato a frequentarsi per tenere vivo il ricordo. Condividendo il fardello, la fatica psicologica sembra ridursi. Soprattutto, evapora la rabbia. Ed è già qualcosa. Lutry, borgo medioevale alle porte di Losanna, ha accolto le bare di sette giovani calciatori del club locale, mentre altri 5 sono ancora ricoverati. Durante i funerali, in loro onore, ha risuonato l’inno della Champions League. Campioni per sempre, dentro il cuore di tutti. Ma un mese dopo fa ancora troppo male ripensare a quel giorno. Eppure, chi ha toccato con mano quest’immane sofferenza, spiega che persino nelle ore più buie si è accesa una luce. I 15-16 enni, cresciuti nell’era del post pandemia, hanno ritrovato il gusto dell’abbraccio. Prima si salutavano a distanza, al massimo una stretta di mano e via, memori dell’incubo del contagio. Invece ora si stringono forte, incrinando la proverbiale freddezza svizzera. E’ come se la maschera delle apparenze, del rigore formale, fosse caduta in pezzi. Lasciando sfogo alle emozioni, non più imbrigliate dalla rigidità della convenzione sociale. E’ l’umanità che riemerge anche dal fondo dell’abisso più oscuro. Un’impressione che era stata colta anche dagli psicologi della protezione civile saliti a Crans-Montana subito dopo la strage. “Nei momenti più difficili le persone riescono a dare il meglio” spiegarono ai giornalisti. Ecco la forza cui attaccarsi, ecco la speranza che scorre anche in chi non crede nell’aldilà. E allora non servono molte parole, meglio il conforto del silenzio. Lo stesso che è sceso venerdì su Crans-Montana, portato da un’abbondante nevicata che ha messo in crisi la Coppa del mondo di sci, arrivata come da calendario nella località alpina. La gara femminile però è stata annullata dopo tre cadute. Qualcuno ha parlato di “maledizione”: forse in modo improvvido, ma certamente la tragedia di Capodanno ha lasciato un segno nero sull’immagine dorata della elegante cittadina vallese. In un clima ancora gravato da ombre pesanti - e da un'inchiesta che continua a zoppicare - , l’evento sportivo è apparso a molti come un evento stonato. Qualche mugugno, qualche rosa deposta sulle piste, poi ieri si è ricominciato con il super G femminile e il secondo posto di Sofia Goggia. Lo show deve andare avanti, come sempre, veloce come prima. La vita vera, invece, prova a ripartire molto lentamente.
Un mese fa la tragedia – Nell’incendio scoppiato dopo l’1.30 dell’1 gennaio nel seminterrato del bar Le Constellation sono morte 40 persone, quasi tutti molto giovani, tra cui 6 italiani: Achille Barosi, Chiara Costanzo, Emanuele Galeppini, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi, Giovanni Tamburi. I feriti, alcuni dei quali ustionati gravemente, sono stati 116. Tra quelli italiani, molti sono stati trasferiti nei giorni successivi al Niguarda di Milano. La procura di Sion ha aperto un’inchiesta, indagando prima i coniugi jacques e Jessica Moretti, titolari del locale, e poi due funzionari comunali responsabili della sicurezza pubblica, quello attuale e il suo predecessore. Nel mirino ci sono il mancato rispetto delle norme di sicurezza e le lacune nei controlli al Constellation, che per ammissione del sindaco di Crans Montana non sarebbero stati effettuati per cinque anni.

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