Arte, letteratura e cinema: così rinasce Comitini, la città più piccola d’Italia
Aree interne e spopolamento: il caso del piccolo centro nell’Agrigentino, in Sicilia

Ci si arriva quasi senza accorgersene. Lasciata Agrigento, si imbocca la statale verso Caltanissetta, quindi l’uscita per Aragona. D’un tratto la strada, un rivisitato basolato in salita, si stringe. Le case si raccolgono attorno alla piazza, il ritmo cambia. Comitini sembra quasi un paese che si è messo in disparte. Sembra, appunto. Perché in realtà è la città, inteso come comune che ha questo titolo, più piccola d’Italia, che punta a conquistare il mondo, anzi l’universo se si pensa che persino un piccolo pianeta porta il suo nome. Poche voci, le temperature alte, qualche porta aperta, osservatorio privilegiato da questo angolo dell’entroterra agrigentino. Le case fatte dalla pietra e dalle tracce di un passato minerario che galleggia nei racconti degli abitanti. Sono meno di 900, spalmati in un borgo di 22 chilometri quadrati, premiato come il comune con il più alto tasso di crescita dell’intera regione Sicilia. Luogo di miniera e di zolfatari dunque, Comitini, seppur così piccolo registra un incremento del 5,75% attraverso un’opera di riqualificazione del territorio che ha ammaliato stranieri ed emigrati di ritorno, pronti a godersi la tranquillità di un luogo unico.
E che Comitini fosse davvero un luogo unico lo avevano capito anche Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri che per il loro film, “Western di cose nostre”, in cui recitò anche Domenico Modugno, lo scelsero come set nel 1984. Così come Alessandro Di Robilant fece per “Il giudice ragazzino” sulla vita del beato Rosario Livatino, ucciso dalla mafia: «Si, questo luogo è magico, per questa ragione viene scelto come borgo per passare la vita da tante persone», sorride compiaciuto Luigi Nigrelli. Nel 2022 a 40 anni è stato eletto sindaco per appena 23 voti di differenza dall’avversario. Si, i numeri a Comitini possono valere un’elezione intera. «Ma questa è anche terra di accoglienza e a prendere casa sono anche diversi migranti che si sono sentiti subito a casa. Questa comunità li ha accolti e loro hanno deciso di farne parte. Il segreto non c’è», mette le mani avanti. «La nostra crescita sta nel saper mostrare il nostro paese e tutte le sue ricchezze e i nostri primati». E sono tanti. Così chi arriva a Comitini trova una piazza, a pochi minuti dall’ingresso, intitolata a Umberto I. Un set a cielo aperto, scelto anche da Ficarra e Picone per girare alcune scene del film “L’abbaglio” di Michele Placido. «Questa è anche la città del tricolore», aggiunge il primo cittadino. «Siamo il comune più piccolo in Italia a fregiarsi di questo titolo perché qui è stata sventolata per la prima volta la bandiera italiana in provincia», spiega orgoglioso. «Siamo a pochi chilometri del mare ma abbiamo anche la tranquillità di un borgo a misura d’uomo». Nella provincia di Agrigento, che più di altre in Italia soffre l’emigrazione, Comitini punta sulla cultura, facendo leva «sui due premi Nobel che hanno vissuto nel paese», riprende Nigrelli, sciorinando ancora i primati del suo borgo. Da Quasimodo, figlio di ferroviere che ha trascorso qui la sua giovinezza, passando per Luigi Pirandello, che da quelle miniere è stato ispirato per tante delle sue novelle, in cui raccontava le avventure delle persone che vivevano nel luogo e nella vicina Aragona, altra terra di miniera. «Ma lei lo sa che Quasimodo da giovanissimo ha rischiato di morire mentre era qui? A causa di uno scambio aveva ingerito delle medicine sbagliate, fu salvato da un medico che viveva qui».
«Noi cerchiamo di portare avanti il loro nome attraverso eventi culturali», si intromette Alan David Scifo, 36 anni, guida assieme al sindaco per i vicoli che solo chi ci è nato o ci vive sa riconoscere. Giornalista e direttore artistico di una rassegna letteraria che ogni estate porta grandi firme di scrittori e giornalisti nei luoghi di Comitini, Scifo racconta che «in un luogo come questo la letteratura è davvero in ogni luogo», scusandosi per il giro di parole. «Dalle miniere alla piazza principale. Per questo piace ai turisti, che qui trovano la serenità ma anche la forza dell’identità di un luogo pregno di storia e di storie».
Pirandelliana è proprio la storia di Comitini. Basti pensare che è il paese più piccolo della provincia ma si estende fino ai confini dello spazio, e questo è il caso di dirlo. È del 2025, infatti, il decreto che dà il nome di “Comitini” a un piccolo pianeta individuato dall’astronomo Carmelo Falco, originario della vicina Racalmuto, la città di Sciascia, e autore della straordinaria scoperta. Le stelle e il Nobel Luigi sono in realtà nel destino di Comitini, che di recente ha pure inaugurato un osservatorio astronomico cui si aggiungerà un planetario: «Insomma, il nome di Comitini non ha confini», riprende Nigrelli. «Così dalla città e fino allo spazio puntiamo a rendere omaggio alla nostra città, dove abbiamo deciso di far crescere i nostri figli perché crediamo fortemente che c’è un futuro anche qui». Turismo e accoglienza, sì. Ma non mancano certamente cibo e vino: così il piccolo borgo cresce e porta con sé anche i numeri delle sue attività commerciali. Sono numeri che si contano sulle dita di una mano ma la dicono lunga su chi ha scommesso il futuro da queste parti. Come Domenico Balistreri, 31 anni, che nella piazza quattro anni fa ha aperto assieme alla moglie, sua coetanea, un bar che sforna d’estate cornetti a mezzanotte. «Che poi tu dici, a mezzanotte, i cornetti, a Comitini… Ma se non li vendessimo, non apriremmo. Vengono anche dai paesi vicini», confida il giovane commerciante. O Pietro Macaluso che con il suo “Black bull”, nato dall’arte della carne, ogni sera fa il pienone; o il piccolo “alimentari” ai più noti come “putìa”, venti metri quadrati di scaffalatura selezionata di prelibatezze nostrane. C’è anche un filo che unisce tempi diversi a Comitini. La devozione a San Giacomo, suo patrono e la Magna Via Francigena, dove per secoli sono passati uomini, merci, pellegrini. Chissà quante volte sono arrivati in questi luoghi, anche loro magari quasi senza accorgersene.

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