La targa su don Lorenzo Milani "anticomunista" non c'è più: la frase mai detta e l'ultimo caso

Il fatto è avvenuto a Vagli Sotto, un Comune della Garfagnana. La scritta, la cui attribuzione è stata contestata dalla famiglia, dalla Fondazione e da numerosi ex allievi, è scomparsa dalla scultura domenica. Il sindaco del paese toscano non demorde, ma c'è un'ampia documentazione nel ricorso presentato che spiega che l'eredità del Priore è patrimonio innanzitutto degli ultimi
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September 1, 2026
La targa su don Lorenzo Milani "anticomunista" non c'è più: la frase mai detta e l'ultimo caso
Don Lorenzo Milani e i suoi ragazzi
A don Lorenzo Milani capita spesso di essere tirato per la tonaca, anche perché non metteva la giacca, abituato com’era alla talare. A parte questo, c’è ancora chi, a distanza di quasi sessant’anni dalla sua prematura scomparsa il 26 giugno 1967, lo tira a destra e chi a sinistra, chi lo vuole comunista e chi l’opposto. In realtà il priore di Barbiana sfugge a qualsiasi classificazione riduttiva, soprattutto di colore politico. Lui, come diceva il suo allievo Michele Gesualdi, era semplicemente un uomo illuminato che si è schierato senza mezze misure con gli ultimi e le loro ragioni, senza paura delle conseguenze. Insomma, era ben oltre l’etichette. Semmai era un disobbediente in forza di un’obbedienza salda al Vangelo e, nonostante quello che a più riprese si è pensato, anche alla Chiesa, convinto che non si può essere ribelli senza nel contempo professare un’obbedienza assoluta ai propri ideali e che, viceversa, un’obbedienza senza ribellione è mero esercizio di sottrazione di responsabilità.
Per cui sembra quasi impossibile che ci sia oggi chi cerca di farlo diventare un paladino dell’anticomunismo attribuendogli frasi che a detta dei suoi studiosi più attenti e attendibili (tra cui il giornalista e scrittore Mario Lancisi, che conosce il Priore di Barbiana meglio di molti altri avendone scritto a più riprese) non avrebbe mai pronunciato, ma che invece sono state poste ad perpetuam rei memoriam (che in molti si augurano si trasformi in peritura memoria) nel basamento della statua a lui dedicata a Vagli Sotto, un Comune della Garfagnana, in provincia di Lucca, con poco più di 700 anime, guidato dal settantacinquenne Mario Puglia, eletto sindaco per la quarta volta nel 2024 a capo di una lista civica di centro-destra.
Nella targa, alla base della scultura in bianco marmo di Carrara, tutt’altro che bella, collocata sulla riva del lago artificiale di Vagli che sommerge l’antico borgo di Fabbriche di Careggine, si legge che «Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire a una classe dirigente parassitaria e brutale la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi».
Dopo di che si specifica che quelle parole sarebbero state raccolte da Alessandro Mazzerelli, professore fiorentino e fondatore del Movimento autonomista toscano, autore di diversi libri sul priore di Barbiana, in un incontro con don Milani il 31 luglio 1966. A contestare l’attribuzione, come detto, sono in tanti tra cui la nipote ed erede diretta Flavia Milani Comparetti, la Fondazione Don Milani e numerosi ex allievi, che hanno presentato un ricorso cautelare al Tribunale di Lucca per chiedere la rimozione della targa in quanto lesiva dell’identità personale e della memoria di don Lorenzo Milani.
Nel ricorso, firmato dal giurista Pietro Ichino (la cui famiglia fu molto amica di don Milani) e dal collega avvocato Arcangelo Celi, si sostiene, con un’ampia e articolata documentazione, che la frase incisa sulla lapide non può essere considerata «come una sintesi, neppure approssimativa, neppure parziale, del suo pensiero e del suo insegnamento. Ne consegue che quella frase – anche se potesse dimostrarsi (ma non lo si può) che essa sia stata effettivamente da lui pronunciata – non potrebbe mai essere proposta come rappresentativa, né tantomeno emblematica, dell’eredità culturale e spirituale del priore di Barbiana».
Nel frattempo, in attesa che il giudice decida se accogliere o meno il ricorso, si è vissuto domenica scorsa il giallo della scomparsa della targa, documentata da alcune foto che hanno fatto ben presto il giro della Toscana. In un primo momento si è ipotizzato un atto vandalico riparatorio o un ripensamento da parte dell’amministrazione comunale dopo che addirittura statua e scritta erano state fatte benedire da un prelato della Chiesa ortodossa italiana nel corso di un’iniziativa promossa da Fiamma Tricolore, il locale gruppo consiliare di estrema destra.
Si è poi scoperto che la lapide, riportata in Comune, sarebbe caduta per cause naturali: le alte temperature dapprima e poi la pioggia battente avrebbero provocato la scollatura. Ma il sindaco Puglia, tornato intanto alla ribalta per l’inaugurazione di un’altra targa (questa volta dedicata a Darya Dugina, giornalista e filosofa russa, ma soprattutto figlia di Aleksandr Dugin, considerato ideologo di Putin), non demorde e garantisce che il marmo con la scritta contestata tornerà al suo posto, in attesa, questa volta davvero, del pronunciamento del giudice.

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