Altri tre pedoni uccisi in poche ore: cosa è cambiato a 10 anni dalla legge sull'omicidio stradale
A Napoli l'ultima vittima stradale: è un 84enne. Domenica sera nella stessa città, era toccato a due donne 50enni. L'uomo che le ha investite sulle strisce pedonali è risultato con un tasso alcolemico alto: il suo è un tipico caso che oggi ha un'accusa di reato e aggravanti specifiche grazie alla legge del 23 marzo 2016

È scattato l'arresto con l'accusa di omicidio stradale plurimo aggravato per l'uomo di 34 anni che, ubriaco e alla guida della sua Mercedes, domenica sera ha travolto e ucciso due donne che stavano attraversando la strada sulle strisce pedonali a Napoli: Zhanna Rubaka, 58 anni, è deceduta poco dopo l'impatto a causa della gravità delle ferite riportate; Oksana Kotlova, 52 anni, è stata invece trasportata d'urgenza all'Ospedale del Mare, dove i medici hanno tentato invano di salvarle la vita. La morte è avvenuta circa due ore dopo il ricovero. Secondo quanto accertato finora, le donne stavano attraversando la strada quando, una volta giunte al centro della carreggiata, sono state travolte dall'auto. A causa dell'impatto violentissimo, il conducente ha perso il controllo della vettura. Dopo l'incidente delle due donne di origine ucraina, nella stessa città ieri sera è toccato a un 84enne, l'architetto Italo Ferraro, abbastanza noto in città per aver svolto parallelamente attività di insegnamento universitario, progettazione e ricerca: secondo una prima ricostruzione, l'anziano stava attraversando la carreggiata a piedi quando è stato investito da un motociclo, condotto da una 27enne. Apparso subito in condizioni critiche, il decesso dell'uomo è arrivato stamattina. Queste sono solo le ultime tre vite spezzate da una persona al volante. Nel caso delle due donne, poi, è stato anche accertato che quella persona fosse ubriaca e contestualmente è arrivata l'ennesima accusa di omicidio stradale nei confronti di chi guidava: un'accusa che cade proprio alla vigilia dei 10 anni dall'entrata in vigore, il 25 marzo 2016, della Legge 41 del 23 marzo di quell'anno, che introdusse l'omicidio stradale.
Prima di questa legge, la morte causata da un incidente veniva punita come omicidio colposo, spesso con pene più lievi rispetto a quelle di oggi. Ma soprattutto la pena salì per chi guida con condotte pericolose, come l'eccesso di velocità, e chi con un tasso alcolemico alto o sotto effetto di stupefacenti. La legge fu il risultato di un percorso di partecipazione ampia da parte dei cittadini. A promuoverla fu soprattutto Stefano Guarnieri, dopo il dramma della perdita del figlio Lorenzo, morto a 17 anni perché travolto a Firenze sul suo scooter da un motociclista che guidava ubriaco e sotto l'effetto di cannabis. L'investitore ebbe una condanna a 2 anni e 8 mesi. Guarnieri però non fermò la sua battaglia nelle aule dei tribunali, cominciando anche una raccolta di firme. Alla fine la proposta trovò appoggi politici e fece l'iter parlamentare che portò alla sua promulgazione. Tra le aggravanti introdotte anche quella della fuga del conducente e delle vittime multiple: un caso, quest'ultimo, che ricorre anche per il conducente della Mercedes, che ha travolto le due donne ucraine. L'uomo è stato immediatamente fermato e ora è ai domiciliari. Come da prassi in caso di omicidio stradale, in questo caso plurimo, l'uomo è stato accompagnato presso una struttura sanitaria per essere sottoposto ai test tossicologici e alcolemici, volti a verificare l'eventuale assunzione di alcol o sostanze psicotrope al momento dell'incidente. Gli accertamenti hanno fornito esito positivo, l'uomo era sotto effetto di alcol. È stato così dichiarato in stato di arresto con l'applicazione della misura della detenzione domiciliare.
Quello delle tre vittime a Napoli e gli altri incidenti dell'ultimo weekend ricordano quanto sia ancora attuale il tema del dibattito che 10 anni fa portò alla legge. In questi giorni è stato sfondato il muro dei cento pedoni morti in incidenti sulle strade italiane dall'inizio dell'anno: secondo i dati diffusi ieri (prima dell'ultima vittima di oggi) erano già 108, di cui tredici nella settimana appena trascorsa, 72 maschi e 36 femmine. Tra questi, 55 avevano più di 65 anni, oltre la metà del totale. Gli investimenti mortali avvenuti sulle strisce pedonali sono stati 50; 12 gli episodi di pirateria stradale. I dati sono stati raccolti ed elaborati dall'Osservatorio Sapidata-Asaps, l'Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale. Nel 2025 furono 43 i decessi del mese di gennaio, quest'anno le vittime sono state 47. A febbraio i decessi sono stati 29, a marzo finora 32. In testa, per numero di vittime, la Lombardia che ha avuto 15 pedoni morti, seguita da Piemonte con 12 vittime, Lazio con 10, Campania con 9, Veneto, Toscana e Liguria 8 ciascuno, Emilia-Romagna e Puglia 7. Nel 2024 erano morti 470 pedoni, come comunicato da Istat, mentre la stima preliminare di Asaps relativa al 2025 si è fermata a 434. Un calo che, alla luce del già alto numero di casi dell'inizio 2026, dà meno speranze.
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