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LE COSE INANIMATE

Gianfranco Ravasi giovedì 23 marzo 2006
La villa, un tempo, doveva essere stata bella assai, ma ora mostrava troppi segni d'incuria e di trascuratezza. E le case, quando uno non ha più testa per loro, questo lo sentono e pare che lo fanno apposta a precipitare in una specie di vecchiaia feroce. Da uno dei romanzi di Andrea Camilleri, il creatore del commissario Montalbano, intitolato La pazienza del ragno, estraggo questo paragrafo per una considerazione un po' sorprendente. Sì, parleremo delle cose che definiamo di solito "inanimate" e che sono talora disprezzate, altre volte adorate. Ebbene, in verità anch'esse hanno una sorta di anima che è impressa nella loro realtà proprio da chi le possiede e usa. Prendiamo, appunto, l'esempio di una casa. Non è vero che essa è fatta solo di materiali e di spazio, di oggetti e di strutture. Una casa è, a ben vedere, il ritratto di chi vi abita che in essa depone una parte del suo cuore, della sua intelligenza, del suo gusto, della sua stessa visione del mondo. Ci sono abitazioni forse anche sfarzose ma di una volgarità inimmaginabile perché il loro padrone è un volgare arricchito, un prepotente, un tronfio e borioso signore. Ci sono case che ti rivelano subito la presenza di bambini col loro festoso disordine oppure mostrano la maniacale precisione di persone sole. Anche gli edifici invecchiano e non solo perché le intonacature con gli anni si screpolano, ma perché, ad esempio, svelano la presenza di anziani che ormai non sanno più custodire il loro spazio e lo abbandonano a se stesso, alla polvere, alla sporcizia. Le realtà materiali non sono, quindi, neutre; ricevono l'impronta di chi le usa ed è per questo che esse, pur non essendo in se stesse né buone né cattive, possono pervertirsi e diventare strumento di deviazione, specchio e tramite di una degenerazione.