Opinioni

Dalla Napoli del '46 all'Ucraina. L'esempio di mamma Lucia e di tutte le madri coraggio

Angelo Scelzo mercoledì 14 settembre 2022

Andava per campi di guerra, mamma Lucia. E li perlustrava palmo a palmo, ogni giorno, partendo da quel che era rimasto della sua casa a Cava dei Tirreni, pochi chilometri nelle retrovie dello sbarco degli Alleati a Salerno, l’Operazione Avalanche, settembre del 1943, il più vasto e decisivo per gli esiti finali del conflitto, dopo quello in Normandia. Si aggirava come un fantasma tra i vivi, ma andava in cerca dei morti. Di quel che restava di giovani soldati mandati a morire in una terra mai conosciuta eppure testimone dei loro ultimi istanti di vita. Quello sbarco, dopo gli ultimi bagliori di guerra, lasciava sul terreno i cimiteri sparsi e senza croce di chi non aveva fatto in tempo a vedere la pace. S’affacciava sul Golfo quel campo di battaglia che dal mare aveva risalito le colline del Salernitano, spingendosi anche oltre, verso Sud e l’entroterra dell’Appennino. Dalle colline di Cava era un panorama ferito, complesso, distante e tuttavia a portata di sguardo.

Non sembrano troppo diversi i panorami attraversati dalla guerra dei nostri giorni, nel cuore dell’Europa. Le macerie si somigliano tutte e in qualche modo azzerano i tempi, spianano le differenze tra i viottoli, le strade sterrate, i sentieri di ieri e di oggi che portano a paesi anch’essi deformati allo stesso modo dai pur differenti arsenali di guerra. Lo scempio dei morti senza sepoltura è un dramma che a sua volta non conosce tempo e vergogna.

Quando lo sbarco degli Alleati mise fine alla guerra, Mamma Lucia aveva 56 anni ed era ancora conosciuta come Maria Lucia Pisapia, nata nel villaggio di Sant’Arcangelo, frazione di Cava, da Carmela Palumbo, tessitrice, che aveva sposato Francesco, bracciante, come quasi tutti del luogo. Tutto cambiò pochi anni dopo, nel ’46, quando già la Ricostruzione aveva aperto i suoi primi cantieri. Era finita la guerra e tanto bastava per sperare. Non s’era però acquietato il cuore di quella donna. Non le riusciva di guardare avanti senza pensare che anche ai morti spettasse decoro e pace. Una notte sognò otto soldati, caduti in guerra, che le chiedevano di essere sepolti. E così con quella visione nel cuore, mamma Lucia andò per campi di battaglia, a dissotterrare dai morti la pace che ancora mancava. Non badava al colore delle divise, quand’era possibile riconoscerle, ma solo a come poteva ricomporre i resti e metterli da parte, in urne che lei stessa aveva preparato, come poteva, utilizzando scatole di legno, prima di poter arrivare a un nome e a una nazionalità. Prima un gruppo di dodici caduti, sepolti in una grotta, poi a distanza di un paio d’anni, settantadue cassette di zinco, sistemate nella Chiesa di san Giacomo, dove già erano stati raccolti altri resti. Quindi altri cento e a ogni anno una cerimonia di consegna ai Comandi delle diverse nazioni. Mamma Lucia, in quel territorio devastato dal conflitto, più che un nome divenne l’espressione e quasi l’eco di una tenerezza che umiliava e rendeva insensati gli orrori della guerra.

Di Maria Lucia Pisapia, in questi giorni si sono compiuti i 40 anni della morte, avvenuta a 92 anni, nella stessa casa dalla quale partiva per le sue spedizioni. Vestiva sempre di nero, come segno di lutto per i suoi tanti figlisoldati. Non le mancarono in vita, accanto al tributo del nome di mamma, riconoscimenti importanti: nel 1951 fu ricevuta in Vaticano da Pio XII e dieci anni dopo da Giovanni XXIII. Un particolarissimo omaggio fu quello del famoso tenore Beniamino Gigli che al Teatro San Carlo il 12 gennaio del 1952, cantò, con lei al fianco, la canzone 'Mamma'. Fu più volte invitata in Germania, dove veniva accolta come la 'Madre dei Caduti'. Una scuola porta il suo nome e da anni un comitato è al lavoro per un Museo dedicato a lei e alla sua opera. La diocesi di Amalfi-Cava dei Tirreni, con il vescovo Soricelli è pronta ad avviare la Causa di beatificazione.

Questi 40 anni non sembrano però una ricorrenza. Hanno, piuttosto, il sapore amaro di un richiamo. La guerra è ancora tra noi e dell’esistenza di 'mamme coraggio' conosciute e no, si è già saputo. In qualche caso si è anche visto, ed è stato come se un gesto così doloroso come la sepoltura riuscisse, per un tratto, a illuminare il buio intorno. La pietà non è morta. E non ha neppure età. Mamma Lucia ieri e le madri coraggio dell’Ucraina oggi, parlano la stessa lingua e, a modo loro, gridano allo stesso modo contro l’insensatezza della guerra. Quella guerra che finisce per rendere amaro perfino il loro eroismo; loro che avrebbero, certo, voluto abbracciare la vita e che si son trovate invece a dare carezze alla morte.

La guerra fa macerie. E non soltanto di pietre.