Opinioni

Botta e risposta. «Il buon educatore controlla». Ma soprattutto genera senso critico

Gigio Rancilio mercoledì 18 dicembre 2019

Gentile direttore,
leggo sempre con interesse i dotti e documentati interventi di Gigio Rancilio. Ma su “Avvenire” di venerdì 6 dicembre cita del professor Rivoltella alcune affermazioni che rischiano di ingenerare equivoci: «Controllare non è educare. Mai». «Il controllo è sempre il risultato di un fallimento e della consapevolezza di un’incapacità educativa». «Chi educa responsabilizza il ragazzo, ma poi lo lascia andare... il rischio va messo in conto». Il grande educatore don Bosco insisteva: «I ragazzi non si lasciano mai soli». Il che non è un “lasciare andare”, che non sia equivocato. Il «Dio ti vede» non basta. Bisogna che anche l’educatore veda e intervenga, conoscendo la volubilità, l’incostanza dei giovani che pur sono stati saggiamente indirizzati. «Chi controlla non sa cosa vuol dire educare »? No. Chi si limita a controllare non sa educare, ma un educatore che non controlla non merita quel nome. L’educatore che non controlla sopravvaluta la propria capacità educativa. Neppure Gesù è riuscito a educare la folla. Nonostante la sua impareggiabile evangelizzazione e gli innumerevoli miracoli compiuti, quella folla gli ha gridato il «Crucifige!» . Se ha fallito lui, tanto più possiamo fallire noi.

Italo Castelli Torino

Innanzitutto, gentile professor Castelli, grazie dell’interesse col quale segue il mio lavoro. Ha ragione. Le affermazioni del professor Rivoltella che riportavo e che lei cita, potrebbero ingenerare confusione. Solo però se non si tiene conto di tutto ciò che c’era scritto prima. E cioè che esistono software che possono spiare i cellulari dei figli come e peggio di certi film sullo spionaggio tecnologico. E che questi “servizi” vengono offerti a genitori ansiosi che credono siano una scorciatoia che permetta loro di 'controllare' i figli usando solo la tecnologia. Ma educare, come sottolinea efficacemente il professor Rivoltella, «è generare un senso critico». Dare ai ragazzi strumenti per imparare: a usare, a limitarsi, a vivere.