Opinioni

Alt al progresso (anche digitale)? No, ma serve cultura, misura e vera politica

Marco Tarquinio venerdì 31 marzo 2023

Gentile direttore,

nella lettera aperta pubblicata su “Future of Life” da Musk di Twitter, Wozniak di Apple, Tallinn di Skype e altri, si chiede di bloccare per sei mesi la corsa al potenziamento dell'intelligenza artificiale per «profondi rischi per la società e l'umanità». Effettivamente fa scalpore apprendere che alcuni tra coloro che vengono considerati innovatori per eccellenza, o quantomeno leader di aziende enormi nel campo del digitale e della tecnologia, chiedano un rallentamento per l’innovazione IA. Non è un caso che un loro competitor, Sam Altman di ChatGpt, non sia tra i co-firmatari della missiva. A fronte quindi dell’ovvia competizione che vige tra i suddetti personaggi, una riflessione approfondita e tempestiva reputo vada imposta alle istituzioni europee e italiane sul tema. Il monito che chiede regole e limiti suona anti-progressista, conservatore. Eppure arriva da innovatori. Mi aspetterei di conoscere il pensiero ed il piano d’azione dei policymaker, cioè dei decisori politici, rispetto allo sviluppo di nuovi sistemi di sicurezza, di autorità di controllo, del cosiddetto capacity building (la costruzione delle conoscenze e competenze) che necessariamente andrà implementato a partire da scuole e università. Si può fermare il progresso? No, non si può. Specie se giova a determinati settori del sistema produttivo, e quindi economico. Ma non è pensabile che a fronte di nuovi sistemi, competitivi con gli esseri umani, non vi siano una risposta e una strategia pronte per indirizzare il progresso a vantaggio di tutti, specie dei più deboli. In Italia sono 5,6 milioni coloro che vivono in povertà assoluta: 3,7 milioni in più rispetto al 2005. Sono e saranno i primi ad esser colpiti anche dall’Intelligenza artificiale, se non si lavora subito affinché giovi anche a loro.

Giovanni Crisanti


Non credo che le Intelligenze Artificiali siano nemiche dei poveri, ma possono diventare potenti ingranaggi delle macchine che “producono” i poveri. Attraverso scarto, mortificazione, emarginazione di una parte crescente dell’umanità. Non è detto che sarà così, anche se una vasta letteratura scientifica e fantascientifica (di altissima qualità) prefigura e allerta contro derive purtroppo possibili e in parte già in atto. Fa bene, perciò, gentile e caro signor Crisanti, a chiedersi che cosa si preparano a fare coloro che hanno responsabilità politiche. È vero: è un’illusione fermare il progresso, ma tutti i processi si possono e si devono governare. Altrimenti ci ritroveremo anche sul fronte digitale e, a cascata, su quello sociale («tutto è connesso», ci ricorda – chiamandoci a fraternità, a vera umana cultura e a saggio senso della misura – papa Francesco ) a fronteggiare le inquietanti e incalzanti conseguenze ambientali ed esistenziali provocate da cento e più anni di crescita basata anche e soprattutto su un uso dissennato della natura. Impariamo anche dai nostri errori oltre che dai nostri successi, e più che mai ci servono – come lei sottolinea – efficaci scuole di vita e di sapere. E in ogni impresa dovremmo ricordarci anche che la prudenza non è la virtù autoreferenziale dell’immobilità, ma – come insegna Tommaso d’Aquino – è “auriga virtutum” , cocchiera di ogni altra virtù, capace di indirizzarle e di far sì che noi, esercitandole, riusciamo a fare più giusto e sicuro, più bello e buono il nostro cammino personale e comunitario. L’importante è mettere i più deboli in testa al gruppo, non in coda, pronti a lasciarli o addirittura a spingerli ai lati della strada. Chi fa politica, oggi più che mai, pensi a questo.