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Attualità

La denuncia. In Italia le armi "legali" uccidono più della mafia

Fulvio Fulvi martedì 11 febbraio 2020

I padiglioni dlela fiera delle armi di Vicenza

La maggior parte dei "femminicidi" compiuti in Italia nel 2018 è stata commessa con l'uso di armi da fuoco: si tratta del 38%, rispetto al 29% eseguiti con coltelli e pugnali, al 20% per soffocamento e al 13% con un oggetto contundente. Lo dice il Rapporto della Polizia di Stato "Questo non è amore". E, inoltre, come specificato dal Centro Ricerche Economiche e sociali Eures dal titolo "Omicidi in famiglia", nello stesso anno quattro vittime su dieci tra mogli, mariti, figli, genitori, sono stati uccisi con pistola o fucile e nel 64,6% degli omicidi familiari l'assassino risultava in possesso di regolare porto d'armi. Il confronto con il numero di omicidi di tipo mafioso (cioè 19 nel 2018, dati Istat), e per furti e rapine (12 nello stesso periodo) mette in evidenza come oggi nel nostro Paese le armi nelle mani dei legali detentori uccidono più della mafia e dei rapinatori. E a farne le spese sono soprattutto le donne.

Ma c'è chi sostiene, come ha fatto di recente il leader della Lega, Matteo Salvini, che "le armi ad uso sportivo e per le persone perbene non devono far paura". Una frase che lascia perplessi. Una sottovalutazione di un problema gravissimo. Avere un'arma in casa, benché regolarmente detenuta, è di per sé, potenzialmente, un pericolo. Sul problema interviene l'Opal (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa), con un giudizio sulla fiera delle armi HIT Show 2020 in programma a Vicenza che sarebbe "un'inaccettabile passerella di politici" che finisce per "incentivare la diffusione delle armi". L'associazione ritiene, inoltre, che la fiera vicentina rappresenti "un'abile operazione ideologico-culturale per la diffusione delle armi". Un fattore suffragato anche dalla presenza all'interno dei padiglioni di uno stand per la raccolta di firme sulla "legittima difesa".

Opal e la rete italiana per il disarmo "Conbtrollarmi" chiedono quindi in una nota alle Amministrazioni di Rimini e di Vicenza, e soprattutto ai due sindaci, Andrea Gnassi e Francesco Rucco, "di assumere al più presto e con fermezza tutte le iniziative necessarie nei confronti degli organizzatori di HIT Show, ed in particolare la dirigenza di Italian Exhibition Group (a cui partecipano come azionisti, ndr), affinché venga implementato un codice di responsabilità sociale d’impresa e relativo regolamento in grado di garantire che il salone fieristico HIT Show Outdoor Passion sia conforme alle finalità dichiarate e cioè una manifestazione dedicata alla caccia, al tiro sportivo e all’outdoor, escludendo pertanto l’esposizione di armi e strumenti non conformi a questi settori (armi da difesa personale, per corpi di polizia e di sicurezza pubblica e privata, armi da guerra ad uso collezionistico, ecc.), vietando ogni tipo di attività a iniziative di rilevanza politica, proibendo l’esposizione di materiali pubblicitari per formazioni di tipo paramilitare e mercenario e vietando l’accesso agli spazi espositivi di armi a persone che non abbiano compiuto la maggiore età anche se accompagnate".