Riemergono le chiese cristiane perdute di Antipatrea
Sotto le strade della "città bianca" di Berat, in Albania, sono stati ritrovati due mosaici appartenenti a basiliche paleocristiane: una storia dimenticata che riaffiora

Dalla città albanese di Berat, l’antica Antipatrea, emergono due scoperte che permettono di comprendere meglio la diffusione del cristianesimo nei Balcani: sono due mosaici risalenti al V-VI secolo ritrovati in due zone diverse della città, che testimoniano la presenza di basiliche paleocristiane perdute e, di conseguenza, di una comunità cristiana più vivace e radicata sul territorio di quanto si pensasse fino ad ora. Berat, il cui nome attuale significa “città bianca”, ha una storia millenaria: i primi insediamenti nel suo territorio risalgono addirittura all’età del bronzo e nel corso dei secoli è stata distrutta e ricostruita più volte, fino a diventare nota principalmente per la sua architettura ottomana. Per queste ragioni, la scoperta di mosaici paleocristiani assume un’importanza ulteriore: in molte occasioni la stratificazione urbana ha cancellato le tracce delle costruzioni più antiche, che qui invece si sono conservate.
I due ritrovamenti sono avvenuti a distanza di sei anni, ma solo adesso uno studio guidato dagli studiosi Elda Omari e Ols Lafe ha raccolto in un unico lavoro le conoscenze emerse negli anni. Integrando tutte le informazioni, la ricerca si è posta l’obiettivo di fornire un quadro più dettagliato sulla storia antica di Antipatrea, ad oggi ancora difficile da ricostruire nel dettaglio. Il primo mosaico, emerso nel 2012, è stato ritrovato tra le mura del castello che sorge oggi a Berat e misura 5,9 × 3,3 metri: si tratta di una notevole composizione policroma divisa in più pannelli, delimitati tra loro da motivi geometrici. Il secondo è stato scoperto nel 2018 nella parte bassa della città, parzialmente sotto le fondamenta di una moschea, è leggermente più piccolo ma presenta delle caratteristiche simili al primo e presenta un’iscrizione con il termine greco per “Madre di Dio”. Si tratta di un titolo attribuito a Maria in modo diffuso solo dal concilio di Efeso del 431 in poi: questo elemento ha permesso di circoscrivere con più precisione la datazione dei ritrovamenti.
Al di là del valore artistico della scoperta, questi mosaici assumono un valore particolare anche dal punto di vista storico: il loro ritrovamento permette di ricostruire la posizione di chiese ormai scomparse e testimonia la vivacità della comunità cristiana locale, in un crocevia culturale tra il mondo latino e quello greco.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi





