Francesca Lollobrigida: «Io, mamma d’oro dello sport italiano»

Dopo aver conquistato due titoli olimpici agli ultimi Giochi di Milano Cortina, la campionessa di pattinaggio rilegge la sua carriera di donna e atleta
March 29, 2026
Francesca Lollobrigida: «Io, mamma d’oro dello sport italiano»
Francesca Lollobrigida, due medaglie d'oro agli ultimi Giochi olimpici invernali di Milano Cortina /Ansa
«L’essere mamma mi ha resa più matura e più responsabile, anche nel rapporto con lo sport», dice Francesca Lollobrigida, grande protagonista del pattinaggio di velocità ai Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026, dove ha conquistato due medaglie d’oro storiche per l’Italia, nei 3.000 e nei 5.000, nonché ambassador di “Campioni Ogni Giorno”, il programma di P&G Italia che promuove l’accesso allo sport per i giovani con disabilità attraverso iniziative concrete di inclusione, socialità e benessere sui territori. Anche perché, dice ancora la campionessa azzurra, «l’età non è solo un numero. Conta la maturità. Conta quanto sei consapevole di quello che puoi fare». Insomma, nel momento in cui lo sport diventa sempre più esigente, scientifico, quasi ossessionato dalla prestazione, il corpo delle atlete sta raccontando qualcosa di inatteso. Non è la maternità a interrompere la carriera. È, sempre più spesso, la carriera che trova nella maternità una nuova forma di maturità. E in un Paese come l’Italia, segnato da un inverno demografico che fatica a invertire la rotta, questo dato non è solo sportivo. È culturale. Per anni abbiamo pensato — e raccontato — che una donna dovesse scegliere: o la carriera agonistica o la famiglia. Lo sport, invece, sta iniziando a dire altro. Che quella scelta può essere superata. Che esiste un tempo diverso, non lineare, in cui vita privata e performance non si escludono, ma si rafforzano. E Francesca Lollobrigida non è sola. Nel tennis, uno degli sport più esigenti dal punto di vista fisico e mentale, Belinda Bencic ha mostrato come la maternità non rappresenti una cesura, ma una continuità diversa. Prima di lei, Serena Williams è tornata a giocare finali Slam dopo essere diventata madre, mentre Victoria Azarenka ha ricostruito la propria carriera convivendo con una nuova dimensione personale. È dentro questo scenario che si colloca la storia di Francesca. Non come un’eccezione da celebrare, ma come una traiettoria da comprendere.
Francesca, essere mamma l’ha cambiata come atleta?
«Sì, tantissimo. Mi ha resa più matura e più responsabile. Anche nel rapporto con lo sport. Io amo la competizione, ma oggi la vivo in modo diverso. La mattina mi sveglio e sono prima di tutto una mamma: organizzo tutto, la giornata, gli impegni. Poi, quando vado in pista — quelle tre o quattro ore tra mattina e pomeriggio — mi dedico completamente allo sport, forse anche più di prima. E lo faccio proprio per poter tornare poi a essere mamma. Questo mi ha cambiato molto, soprattutto dal punto di vista psicologico».
Nel suo percorso ci sono state pause, difficoltà, ripartenze. L’hanno migliorata?
«Sì, assolutamente. Io credo che le interruzioni facciano parte del percorso. Non esiste una carriera lineare. Ci sono momenti difficili, pause, ripartenze. Nel mio caso la maternità è stata una di queste, ma anche altri stop: la mononucleosi, un’operazione alla spalla, quest’anno anche una forma virale che mi ha fatto pensare di non arrivare a Milano-Cortina. Però sono proprio queste esperienze che ti formano. Se hai la maturità per affrontarle, diventano una risorsa. Ti danno qualcosa in più».
Quindi anche fermarsi può essere utile a un atleta?
«Secondo me sì. Le “sconfitte”, le interruzioni — per qualsiasi motivo — sono fondamentali. La forza che trovi nel superarle ti rende più forte, sia mentalmente che fisicamente. Se non hai questa capacità rischi di abbatterti. Ma se riesci a superarle, allora vuol dire che hai qualcosa in più. Non è detto che tu sia destinato a grandi risultati solo se non ti succede mai nulla. Anzi».
In questo senso l’età conta davvero?
«No. L’età non è solo un numero. Conta la maturità. Conta quanto sei consapevole di quello che puoi fare. Pensiamo ad Arianna Fontana: quante volte si è dovuta fermare, ripartire, rimettersi in discussione. Eppure non si è mai arresa. Alla fine, quello che conta è questo: la capacità di continuare».
Oggi si ha più consapevolezza del fatto che si possa conciliare carriera e vita privata?
«Sì, ma serve coraggio. Io ho preso una decisione importante in un momento molto alto della mia carriera, dopo due medaglie olimpiche (a Pechino 2022, ndr). Non è stato semplice. E devo dire che senza il supporto della Federazione non sarei qui a parlarne. Mi hanno dato fiducia, supporto, libertà. Questo è fondamentale. Perché da soli è molto difficile».
Quindi il sistema deve aiutare di più le atlete?
«Sì, serve una rete. Non basta la volontà individuale. Servono aiuti concreti, supporto, organizzazione. Un po’ come succede per tutte le mamme lavoratrici. Io ho avuto la fortuna di avere questo sostegno, ma non è scontato. E invece dovrebbe esserlo».
E dal punto di vista personale cosa le ha lasciato questa scelta?
«Sono orgogliosa di aver avuto il coraggio di provarci. Non volevo rinunciare. E sono ancora più contenta di esserci riuscita. La cosa più importante è proprio questa: avere il coraggio di non fermarsi davanti a un’idea o a una paura. Non lasciarsi bloccare».
Che messaggi ha ricevuto dopo questa esperienza?
«Tantissimi. Da mamme, da lavoratrici, da sportive. Anche da persone che non fanno sport. Credo che ognuno poi possa riportare questa esperienza nella propria vita. Io parlo della mia, ma il senso è più ampio».
Che consiglio darebbe a una giovane atleta oggi?
«Di partire dalle basi. Lo sport deve essere prima di tutto passione, divertimento. Poi diventa anche un lavoro, certo, ma se non ti diverti non funziona. Io stessa ho avuto momenti in cui non mi divertivo più. E lì qualcosa non andava. Invece quando ritrovi quel piacere, quella leggerezza, allora torni a rendere al meglio».
E nei momenti difficili, cosa l’ha aiutato di più?
«Avere un obiettivo chiaro. Sapere perché lo fai. Se ti piace davvero quello che fai, se ti piace stare in pista, allora trovi la forza anche nei momenti bui. Un infortunio, una difficoltà… li superi. Perché alla fine la motivazione vera è quella: il piacere di farlo».
Oggi cosa sente di aver conquistato davvero?
«La consapevolezza. Di aver superato i miei limiti. Di aver fatto qualcosa che volevo fare davvero».

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