Elena Beccalli: «Quei valori che uniscono il sapere ai Giochi»
Il rettore della Cattolica è la prima tedofora dell’ateneo: «Tiferò per le azzurre dello sci, ricordandomi delle emozioni provate con la Compagnoni e Tomba»

Un altro record per la “prof” Elena Beccalli: nel 2024 è diventata il primo rettore donna della prestigiosa Università Cattolica del Sacro Cuore e ora anche la prima tedofora olimpica dell’Ateneo fondato a Milano nel 1921. Appena terminata la sua corsa che l’ha vista emozionata e affiancata dai giovani studenti della Cattolica, la domanda sorge spontanea:
Rettore della Cattolica lo è diventata per vocazione (è anche presidente della Federazione delle Università Cattoliche Europee) ma forse oggi è una tedofora per caso?
«No, non è casuale. È in sintonia con lo spirito dell’Università Cattolica che da sempre valorizza le discipline sportive, tanto in percorsi formativi quanto in attività per i nostri studenti. Questo ha portato a una forte collaborazione con Fondazione Milano Cortina 2026. Abbiamo cominciato già nel 2019 ospitando un evento a sostegno di questa candidatura a sede olimpica. Da allora, sono state organizzate numerose iniziative che hanno rafforzato questo legame. Tra le più significative, la presenza della Fiaccola Olimpica nel nostro campus nel maggio 2025, occasione in cui studentesse e studenti hanno potuto candidarsi come tedofore e tedofori. Tutto questo oggi si concretizza con la partecipazione ai percorsi della Torcia olimpica. Fra le tedofore diverse accademiche della Cattolica: la ricercatrice della Facoltà di Medicina e chirurgia Camilla Nero a Roma; la professoressa della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali Lucrezia Lamastra a Piacenza, e infine la mia partecipazione a Milano. E con noi, in queste tappe, circa 40 studentesse e studenti dell’Ateneo».
Qual è il suo rapporto personale con lo sport, in relazione anche a queste Olimpiadi invernali di Milano Cortina?
«Pur non praticando sport, ne condivido pienamente valori e spirito. E poi ne sono affascinata anche perché nella mia famiglia sono circondata da molti sportivi. Queste Olimpiadi invernali, che seguirò con entusiasmo, rappresentano un evento straordinario in questo momento storico così delicato, perché ci ricordano e rendono visibili tanti valori che oggi appaiono vulnerabili. Come ha detto papa Leone XIV “queste grandi manifestazioni sportive costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo in pace” ».
Il sistema “collegiale” americano non è stato particolarmente mutuato in Italia, non pensa invece che sarebbe possibile applicarlo anche alla luce dei Giochi fatti in casa?
«Gli Stati Uniti, nella valorizzazione dello sport, hanno una lunga tradizione, con un modello di college e borse di studio per studenti‑atleti molto strutturato. Nel nostro Paese possiamo migliorare, consapevoli di poter costruire su quanto già abbiamo. Penso al consolidato sistema dei collegi del nostro Ateneo, attivi da quasi un secolo, che rappresentano luoghi di formazione integrale di straordinaria valenza. Il nostro intento, anche con il piano strategico in elaborazione, è sviluppare ulteriormente le attività sportive per i collegiali e per gli studenti atleti. Già facciamo molto nei nostri campus e queste olimpiadi ci offriranno l’opportunità per un nuovo slancio. Lo sport infatti riveste un ruolo importante nel delineare la nostra idea di Università come luogo di esperienza del sapere».
Quali attività sportive si tengono all’interno del vostro Ateneo?
«Come accennavo, l’Università Cattolica vanta una lunga tradizione accademica nella formazione di professionisti dello sport, cominciata nel 1964 con l’istituzione dell’Isef oggi Scienze motorie e dello sport, con la laurea triennale in “Scienze motorie e dello sport” e la laurea magistrale in “Scienze e tecniche del benessere e dello sport”. Col tempo di sono aggiunti master, summer school, corsi di formazione continua e un dottorato di ricerca. Senza dimenticare il percorso di Dual Career, realizzato – nel 2018, tra le prime Università in Italia – per sostenere la doppia carriera degli atleti di alto livello che scelgono di continuare a studiare. Abbiamo un centro sportivo in città: il Centro Sportivo Accademico “Rino Fenaroli”. Ciò ci consente di offrire ai nostri iscritti molte possibilità per praticare sport insieme ad altri studenti. Tutte le squadre sono allenate da docenti del corso di Scienze Motorie e dello Sport e partecipano a diversi campionati, in Italia e all'estero. Le selezioni si svolgono ogni anno, in autunno, presso il Fenaroli. Gli studenti possono praticare calcio (a 11 quello maschile, a 5 femminile), basket, pallavolo, tennis, beach volley, tennistavolo, scacchi, e-sports. A completare il quadro ci sono le attività del tavolo Cattolica per lo Sport e quelle di EDUCatt, “Sport inCampus”, nei campus di Piacenza, Brescia, Roma».
Che lei sappia, ci sono atleti iscritti alla Cattolica che vedremo in gara a Milano Cortina 2026?
«Purtroppo in questa edizione non ci saranno, ma di recente ne abbiamo avuti a Parigi nel 2024 e a Tokyo nel 2020. E comunque c’è un po’ di Università Cattolica dentro a questi Giochi Olimpici e Paralimpici. In particolare, mi riferisco a due alumnae che hanno frequentato il master Comunicare lo Sport e attualmente stanno collaborando con la Fondazione Milano Cortina 2026 mettendo le competenze acquisite in Cattolica a servizio delle Olimpiadi invernali».
“L’educazione è il più grande atto di carità” è il monito di papa Francesco, ripreso da Leone XIV e che lei ha fatto suo come rettore della Cattolica. Quel messaggio papale vale anche per lo sport olimpico?
«Credo fermamente nel potere dell’educazione, una vera e propria leva trasformativa per contrastare le disuguaglianze, promuovere il bene comune e favorire i processi di pace. Ritengo che lo sport condivida i medesimi valori dell’educazione, recentemente ricordati dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella - definendo le Olimpiadi «uno spettacolo di straordinario valore, di convivenza, di amicizia, di umanità, di serietà» - e anche dall’Arcivescovo Mario Delpini secondo cui sono un’occasione di «incontro e confronto di eccellenze, rispetto e amicizia», capace «di coinvolgere e di superare gli abissi che separano i popoli». Sono i valori che noi educatori siamo chiamati a promuovere e che ogni giorno coltiviamo nella nostra università. Uno spazio, la Cattolica, per favorire il dialogo tra persone, popoli e culture. Uno spazio per educare alla complessità e al rispetto universale dei diritti, fornendo gli strumenti necessari per intrepretare la realtà, anche quella apparentemente più lontana. Uno spazio per educare all’impegno e per formare persone capaci di vivere le sfide trasformando le fragilità in risorse. Uno spazio dove si impara il valore del lavoro in squadra».
“Gestione degli eventi sportivi” è una materia dei vostri corsi immagino che con i Giochi olimpici e anche dopo verrà incentivata?
«L’Università Cattolica del Sacro Cuore propone in questo ambito una solida e qualificata offerta formativa. Un esempio è il master “Sports management”, in lingua inglese, che fin dalla sua nascita ha affrontato il tema della gestione degli eventi sportivi con moduli dedicati a gestione di progetti sportivi, strategie delle autorità per ospitare grandi manifestazioni, iniziative delle federazioni per incentivare il coinvolgimento nello sport, gestione del rischio. Anche il master “Comunicare lo sport” si occupa di gestione degli eventi sportivi, con particolare attenzione agli aspetti comunicativi e legati allo sport entertainment».
Via alle gare: c’è un campione o campionessa e una disciplina di Milano Cortina 2026 che seguirà con particolare attenzione?
«Seguirò tutte le discipline, ma se devo proprio esprimere una preferenza farò il tifo per la squadra degli sciatori, in particolare per le nostre azzurre. Mi ricordo ancora l’emozione delle discese di Alberto Tomba e di Deborah Compagnoni. Il fatto di avere un marito maestro di sci mi aiuta a comprendere meglio la tecnica e le dinamiche di questa disciplina. Poi mi emoziona vedere l’impegno e la determinazione che questi atleti mettono in ogni gara, sapendo quanto lavoro ci stia dietro per raggiungere il traguardo finale. In questo senso, trovo similitudini con la dedizione e la passione che servono per gli studi universitari: un percorso fatto di fatiche, obiettivi e grandi soddisfazioni».
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