Con il bob di Elana e Jadin la fede corre sul ghiaccio

Meyers Taylor, madre di due bimbi disabili, in gara con la giovane O’Brien che da bambina ha avuto problemi neurologici: «Solo Dio dà senso alla sofferenza»
February 20, 2026
Con il bob di Elana e Jadin la fede corre sul ghiaccio
La coppia statunitense formata da Elana Meyers Taylor e Jadin O’Brien in gara nel bob a due / Athit Perawongmet
Un bob, due atlete e tanta forza nell’anima. L’equipaggio statunitense formato da Elana Meyers Taylor e Jadin O’Brien è una freccia di luce sul ghiaccio, una scia di speranza quando le prove della vita sembrano incomprensibili e insormontabili. Elana è già una leggenda di questa disciplina. Una che ai Giochi ha cominciato a mettere medaglie al collo già a Vancouver nel 2010. Dopo tre argenti e due bronzi, a Milano Cortina all’età di 41 anni ha raggiunto l’unico alloro che ancora le mancava: l’oro olimpico (nel monobob). Dopo però aver tagliato il traguardo, lasciandosi cadere a terra tra lacrime di gioia, ha svelato al mondo il suo tesoro più grande: i suoi due figli piccoli, Noah e Nico. A loro ha dedicato le prime attenzioni: “Mommy won” («La mamma ha vinto»). L’ha fatto nella lingua dei segni perché entrambi i bambini, di 3 e 5 anni, sono sordi e Nico ha anche la sindrome di Down. 
Una scena che ha commosso tutti per un’atleta che oggi scende in pista con un’altra prospettiva: «I miei ragazzi sono diventati il mio perché… All’inizio volevo entrare in una squadra olimpica, vincere una medaglia olimpica, vincere una medaglia d’oro olimpica. ... Ora voglio dimostrare ai miei ragazzi che, nonostante gli ostacoli che si possono incontrare, si possono perseguire i propri obiettivi». Essere genitore di bambini con bisogni speciali le ha dato una nuova consapevolezza. «Mi ha dato pazienza, mi ha dato la spinta per andare avanti e mi ha fatto capire che anche i miei giorni peggiori sul bob sono migliori dei miei giorni peggiori da genitore», ha spiegato alla Nbc. La parte più difficile per lei e non ci vuole molto a immaginarlo è conciliare la maternità con una carriera agonistica di alto livello. Un’impresa che lei riconosce in primis al marito, l’ex bobbista statunitense Nic Taylor.
Di fatto oggi Elana è un punto di riferimento mondiale per le mamme e i papà che devono accudire dei figli sordi e/o con la sindrome di Down: «Persone da tutto il mondo mi hanno contattata e mi hanno raccontato le loro storie, e di come avevano figli con la sindrome di Down, figli sordi, e di quanto credessero in me. Mi hanno incoraggiata e mi hanno detto che non importava nemmeno se vincevo: avevo già fatto tanto per la nostra comunità». La sua storia ha fatto il giro del mondo in questi giorni ma poco si è ancora detto dell’atleta con cui Elana si lancerà alla conquista anche dell’oro olimpico nel bob a due. Parliamo della connazionale Jadin O’Brien, 23 anni, ex stella dell’atletica leggera dell’università cattolica di Notre Dame. Meyers Taylor l’ha reclutata personalmente tramite i social, dimostrando ancora una volta la sua sensibilità. Jadin viene da un’infanzia molto complicata. Quando era in terza elementare non riusciva a indossare il cappotto, a spazzolarsi i capelli o anche solo a uscire di casa senza sentirsi paralizzata dalla paura. Ripeteva certi movimenti in modo compulsivo, convinta che se non l’avesse fatto, sarebbe successo qualcosa di terribile. «Pensava che se avesse toccato una certa cosa o si fosse mossa, la casa sarebbe esplosa o qualcuno si sarebbe fatto male», ha raccontato sua madre Leslie al Register.
Secondogenita di sette figli, mentre i fratelli e gli altri bambini giocavano spensierati all’aperto Jadin si fermava immobile come paralizzata da continui pensieri ossessivi. La bambina sicura e spensierata che i suoi genitori conoscevano sembrava scomparire gradualmente. E non riuscivano a capirne il motivo. «È stato orribile vederla scomparire – ha ricordato la madre trattenendo le lacrime - Non poteva fare niente. Non poteva correre. Non poteva giocare... La paura costante in cui viveva era terribile. Non era più Jadin». La svolta è arrivata solo intorno agli undici anni quando le è stata diagnosticata correttamente la sindrome neuropsichiatrica pediatrica a esordio acuto (o Pandas). «È stato come perdere una figlia e poi ritrovarla. Un miracolo» continua la madre. La famiglia da sempre molto devota a santa Teresa di Lisieux ha riconosciuto un ruolo essenziale alla fede cattolica nel sostenere una prova così importante. Oggi Jadin è un’atleta olimpica statunitense, passata dall’essere campionessa Ncaa di pentathlon ed eptathlon a bobbista quasi dall’oggi al domani. «Quando Elana mi ha contattato per la prima volta per reclutarmi per il bob, ho pensato che fosse una truffa» ammette. In realtà le sue doti atletiche multidisciplinari regalano una velocità esplosiva in partenza alla compagna che guida il bob anche a quasi 145 chilometri orari.
Se però c’è qualcosa che lega le due atlete in maniera speciale è proprio la spiritualità cristiana. Jadin è cattolica mentre Elana è evangelica e riconosce alla fede l’aiuto decisivo per affrontare tanti momenti difficili della sua carriera. Anche quando racconta che da afroamericana ha sperimentato discriminazioni razziali: una volta denunciò che uno dei principali produttori di bob più veloci si rifiutava di vendere ai piloti neri. Ma è avvicinandosi a Milano Cortina che le due statunitensi hanno rinsaldato la loro corazza interiore. Circa un mese fa sono rimaste coinvolte in uno spettacolare incidente a St. Moritz, in Svizzera, che Elana ha descritto come uno dei più spaventosi di cui è stata vittima. «Solo per grazia di Dio e per un piccolo peso nella parte anteriore della mia slitta ci siamo salvate». Il duo è finito in ospedale cavandosela con lievi ferite.
Eppure anche dopo questa grande paura ne sono uscite con una sorprendente energia: «Il fatto che lei sia cristiana - spiega Jadin - rafforza il nostro legame, la fede ci dà un vantaggio competitivo, una forza in più». L’esordiente O’ Brien è ora pronta a tutto pur di aiutare la veterana Elana: confidando nel Rosario e in una devozione mariana che rinnova sempre prima delle gare con la novena alla Madonna della Vittoria. «La medaglia d’oro non cambierà chi sono» assicura Elana per un equipaggio che alla partenza ha già vinto. Ne è consapevole Jadin guardandosi indietro: «La fede ha dato un senso alla mia sofferenza e mi ha mantenuto motivata mentre attraversavo periodi difficili». È il segreto di chi sa che essere credenti non annulla le prove più faticose ma permette di affrontarle senza mai arrendersi, consapevoli che Dio è sempre al tuo fianco. «Tante volte - confida Jadin - ho detto: “Dio, non so se posso farcela”. E poi in qualche modo arriva un soffio di pace, e Lui mi aiuta ad affrontare tutto».

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