Tosca: «Le mie canzoni "politiche" dalla parte delle donne»

La cantautrice pubblica il nuovo elegante album "Feminae" per rivendcare la forza generatrice femminile. Tra le ospiti Carmen Consoli, Maria Bethania e Ornella Vanoni
April 23, 2026
Tosca: «Le mie canzoni "politiche" dalla parte delle donne»
La cantante e autrice Tosca pubblica il nuovo album "Feminae"
C’è un filo sottile ma tenace che attraversa Feminae, il nuovo disco di Tosca: è quello della consapevolezza, della memoria e di una femminilità restituita alla sua verità più profonda, lontana dagli stereotipi e dalle semplificazioni. Un lavoro elegante e intelligente per la cantautrice, che arriva a sette anni da Morabeza e che si presenta come un mosaico di quattordici tracce tra inediti, riletture e collaborazioni di grande respiro, uscito ieri su etichetta Bmg (e dal 22 maggio anche sulle piattaforme digitali).
«Feminae è il mio disco della consapevolezza. Ho sofferto molto per farlo nascere, perché ogni mio progetto deve avere un cuore, un’anima, gambe e braccia e camminare e vivere da solo», racconta Tosca in un incontro a Milano. Il titolo, Feminae, porta con sé un gesto quasi politico. «È un titolo regalato da Renzo Arbore, grazie a lui ho imparato la libertà artistica», spiega. E aggiunge: «Nasce dalla considerazione che “femmina” ha spesso un’accezione negativa: da femminicidio a femminismo, che comunque è lotta. Invece è ciò che ti dà la vita, ti insegna a parlare, ti accoglie, ti protegge, fa squadra. Un’occasione per dare a questo termine un’accezione bella». Una dichiarazione d’intenti che attraversa l’intero album, restituendo al femminile una funzione generativa, relazionale, comunitaria.
Ad aprire il percorso è Primavera, scritto con Pacifico, una delle tracce più intime e dolorose, nata dopo la perdita dei genitori durante la pandemia. «È stato uno tsunami», dice Tosca. «Mio padre si era ammalato, era un periodo difficilissimo. Dovevo fare un concerto a Parigi e non sapevo come fare, poi lui mi ha detto: “fai quello che devi fare”. E lì ho incontrato Pacifico». Un anno dopo arriva il brano: «Ascoltarlo è stato un pianto liberatorio, una chiusura del cerchio. È una canzone che amo moltissimo, una delle più belle che abbia mai cantato». Il lutto, spiega, pone davanti a una scelta: «Diventare cinico oppure armonizzare e cercare di trovare un senso».
Il disco si muove tra lingue e geografie, tra Italia, Portogallo e America Latina, in un dialogo continuo tra tradizione e contemporaneità. In C’è, accanto a Silvia Perez Cruz, Tosca esplora il rapporto tra ragione e istinto, mentre in Io non esisto senza te incontra la voce di Maria Bethania, con Rita Marcotulli al pianoforte e Paolo Fresu alla tromba, in una rilettura attraversata dalla saudade, «la gioia di essere tristi», come la definisce. Non mancano momenti di intensa condivisione artistica, come Il giglio, la verbena, il glicine e la rosa, interpretato con Carmen Consoli, o Per un’amica, impreziosito dalla voce inconfondibile di Ornella Vanoni, che ha registrato questa canzone del suo repertorio meno conosciuto poco prima di morire.
Tra le riletture più significative spicca anche La canzone popolare di Ivano Fossati, che diventa quasi un manifesto civile: «Quel verso, “alzati che si sta alzando la canzone popolare”, ti dice che quella musica parla di te, che devi alzarti di fronte a quello che la storia ti racconta». Ed è proprio qui che il disco si apre a una dimensione più ampia, sociale e politica, senza mai perdere la sua cifra poetica.
Tosca, che con Officina Pasolini a Roma lavora da anni alla formazione gratuita dei giovani artisti, guarda con lucidità al presente: «I talent non li demonizzo, ma sono usati male. I ragazzi non ci vogliono andare, ci devono andare. Non hanno altre strade». E denuncia una fragilità diffusa: «Il ragazzino di vent’anni oggi pensa che cantare sia un insieme di incisi». Per questo rivendica l’importanza dell’artigianalità e della radice culturale. E proprio dalle nuove generazioni arrivano segnali importanti, soprattutto dal mondo femminile. Tosca cita con convinzione alcune giovani autrici e interpreti: «Rosalia, Olivia Dean, Emma Nolde, La Nina, Anna Castiglia, Lavinia Mancusi e tante altre». Un movimento creativo che dimostra come il femminile abbia ancora molto da dire, soprattutto in tempi segnati da conflitti, odio e polarizzazioni.
La riflessione si allarga inevitabilmente alla società. «Io non parlo mai di politica, ma i ragazzi ci stanno insegnando tanto. Cantare di politica è ricordare», afferma, evocando anche la memoria familiare, tra un nonno partigiano, un padre impegnato politicamente nel Pci e una famiglia di convinti democristiani. «Bisogna dare l’esempio: bisogna definirsi per dare modo agli altri di definirsi».

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