Sal Da Vinci vince il Festival di Sanremo
Al secondo posto Sayf, al terzo Ditonellapiaga. E Conti passa il testimone in diretta a Stefano De Martino: sarà conduttore e direttore artistico del festival 2027

Sal Da Vinci vince la 76ma edizione del Festival di Sanremo con Per sempre sì, al secondo posto Sayf con Tu mi piaci e al terzo Ditonellapiaga con Che fastidio!. A completare la cinquina al quarto posto Arisa, al quinto Fedez e Masini. L'artista partenopeo si commuove. Dedico la mia vittoria a Napoli, la mia citta», Sal Da Vinci, ha la voce rotta dalle lacrime. «Io non capisco niente, questo premio lo voglio condividere con la mia famiglia che mi aiutato tanto», dice senza riuscire a trattenere l'emozione.
Il Premio della critica "Mia Martini" della Sala Stampa va a Fulminacci per Stupida sfortuna mentre il Premio della Sala Stampa radio e tv “Lucio Dalla" va a Serena Brancale per Qui con me. Il premio Sergio Bardotti per il miglior testo a Male necessario di Fedez e Masini, il premio Giancarlo Bigazzi per il miglior componimento musicale va a Ditonellapiaga. Il Premio Tim va a Serena Brancale.
Ma le sorprese al Festival di Sanremo non sono finite. Carlo Conti durante la serata ha passato in diretta il timone del festival di Sanremo 2027 a Stefano De Martino, che ne sarà conduttore e direttore artistico. Se sulla conduzione di De Martino erano già usciti rumors, a spiazzare è la nomina alla non facile posizione di direttore artistico. Al mio successore lascio un festival «in ottima salute» aveva detto in mattinata Carlo Conti. All’Ariston Conti investe cavallerescamente De Martino: «Ti meriti questo incarico, ti meriti questo ulteriore bel passaggio della bellissima carriera che stai facendo». De Martino, visibilmente molto emozionato replica: «Ricevere questo testimone da te per me è un onore vero. Un gesto di generosità non scontato, che ricorderò per sempre. Voglio ringraziare la Rai per questa opportunità e poi, come ci diciamo spesso quando ci sentiamo al telefono: testa bassa e pedalare!».
Il mondo brucia e il Festival di Sanremo suona come l’orchestrina del Titanic mentre la nave si avvicina al baratro. La festa della musica italiana conserva il suo fascino, ma ha un retrogusto amaro: ogni appello alla pace lanciato da quel palco sembra perdersi nel rumore del mondo. In apertura, Carlo Conti, affiancato da Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti, ha parlato di una contraddizione evidente: celebrare la musica senza ignorare ciò che accade fuori dal teatro. L’appello è stato chiaro, proteggere i bambini, soprattutto nelle zone di guerra, perché sono sempre loro a pagare il prezzo più alto. Conti ha ricordato anche le parole di Papa Francesco su una terza guerra mondiale “a pezzi”, ormai diffusa.
In questo clima, è risuonata con forza la scelta di Ermal Meta di portare in gara Stella stellina, una ninna nanna dedicata a una bambina morta a Gaza. Un brano delicato e doloroso, l’unico apertamente di denuncia, che ha restituito alla canzone il suo ruolo civile. Anche Leo Gassmann, al termine della sua esibizione, ha gridato dal palco un messaggio netto contro guerre e tirannie. E il duo formato da Maria Antonietta e Colombre ha ricordato che senza giustizia non può esistere pace né felicità, indicando nella comunità e nella responsabilità collettiva la strada per un futuro diverso.
Sul piano della gara, tutto è rimasto incerto fino all’ultimo, ma il Festival ha confermato una tendenza significativa: la qualità dei giovani e degli artisti meno noti. Tra le sorprese c’è stato Sayf, diventato outsider con Tu mi piaci, brano sin da subito tormentone in radio e sulle piattaforme, capace di unire leggerezza e coscienza sociale. Sul palco ha portato ed abbracciato la madre, commuovendo l'Ariston. Nel testo canta “se ci armano noi non partiamo”, rivendicando una presa di coscienza contro la logica cieca degli ordini che scendono dall’alto. Lui è arrivato secondo per soli tre centesimi di punto: Sal Da Vinci ha ottenuto il 22,2% delle preferenze mentre Sayf ha ricevuto il 21,9%.
Due generazioni a confronto. Sal Da Vinci, con il suo inno all’amore eterno già virale sui social, ha incarnato invece il valore della promessa e del riscatto personale. «Sono abituato nella vita a non aspettarmi niente» aveva detto nel pomeriggio. Perché dietro la giocosità del brano c’è il riscatto di una vita fatta di alti e bassi e il ribadire il valore della promessa tra due persone che si amano: «Le promesse sono una cosa seria, sono educative, fondamentali. Mi sento di dire che ho portato un messaggio sincero e onesto. Come mai è arrivato al pubblico in questo modo così forte? È un calore disinteressato, la musica è così potente, arrivi nel cuore delle persone. Ed io che sono sul palco da 50 anni, dall’età di 7 anni, lo so. Le sconfitte non sono la fine della vita, io sono più caduto che risalito: è un segnale che chi persevera nella vita con fatica poi riesce».
Mentre Ditonellapiaga, cantautrice graffiante e dalla gran voce, con la sua Che fastidio! fa ballare e riflettere sulla superficialità dell’oggi. E pensare che il suo brano è nato da una crisi personale di identità musicale, come ha spiegato: da una lite coi suoi discografici che la definivano troppo underground per essere pop e troppo pop per essere indie. Le volevano pure cambiare il nome perché stonava con la sua bellezza. Lei ha deciso di fare come voleva. E aveva ragione lei: restare se stessa. E il palco di Sanremo l'ha premiata.
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