Non solo gag volanti: riscoprire il genio di Buster Keaton

A 60 anni dalla morte esce la monografia che il critico francese Coursodon ha dedicato all’attore, sceneggiatore e regista, segnato da una vena malinconica
May 4, 2026
Non solo gag volanti: riscoprire il genio di Buster Keaton
Una foto di scena del film “Seven Chances” con Buster Keaton / Ansa
Sul grande schermo lo abbiamo visto in cima a un palazzo sfidare il vuoto usando una troppo corta trave di legno, precipitare e planare dentro una casa dalla finestra, uscire indenne con il volante in mano da un’auto che va in mille pezzi come un mikado per colpa di un dosso. Poi affrontare poliziotti o gangster, riuscendo sempre a sfilarsi con destrezza dai guai, correre e saltare tra tempeste, cascate e treni in corsa. Fino all’indimenticabile scena in cui si aggrappa al volo a un tram e resta sospeso in orizzontale nell’aria (i fili a cui è ancorato si vedono bene, ma gli effetti speciali erano di là da venire). La grandezza della figura di Buster Keaton, però, va ben al di là delle doti acrobatiche che in Italia gli valsero il nome di Saltarello. Fu infatti non solo un attore comico (che non rideva mai), ma anche un regista e sceneggiatore attento a ogni minimo dettaglio e un pioniere dell’arte cinematografica, che attraversò dagli anni del muto fino ai ruggenti anni di Hollywood. A sessant’anni dalla morte, avvenuta nel 1966, arriva in libreria un ricco volume scritto dal critico cinematografico francese Jean-Pierre Coursodon e intitolato semplicemente Buster Keaton (Cue press, pagine 336, euro 39,99), che sviscera vita, opere, temi e personaggi del geniale artista. Coursodon (1935-2020) è stato un esperto di cinema americano (sull’argomento ha realizzato un’enciclopedia con il regista Bertrand Tavernier) e un “keatoniano” della prima ora. Questa monografia risale al 1973, ma è stata in seguito ampliata e aggiornata grazie a sempre nuove scoperte. Il libro offre non solo il percorso biografico di Keaton (illustrato da un notevole apparato fotografico), ma anche - e soprattutto - il cuore della sua parabola artistica.
C’è chi ne ha sintetizzato l’estetica in due principi semplici: far ridere e non essere troppo ridicolo. Far ridere insomma è cosa seria. Lui stesso in diverse interviste ripeteva il mantra appreso da piccolo: se ridi tu, non ridono gli spettatori. Coursodon va oltre, mostrando nel dettaglio l’importanza della consapevolezza di Keaton dietro la macchina da presa , una presenza per così dire partecipativa e tesa a dare un effetto di realtà. «Potremmo citare decine di casi in cui la regia garantisce così l’assenza di effetti speciali». Keaton «ci teneva particolarmente nelle scene spettacolari e pericolose». Siano una caduta da una scogliera, il crollo della facciata di una casa o il tuffo dal ponte di una nave per eseguire un salvataggio, «devono la loro bellezza ed efficacia non solo al fatto che Keaton li esegue realmente, ma anche al modo in cui vengono ripresi, in un unico campo lungo». Si arriva, dunque, all’attenzione per l’inquadratura, per il suo vuoto e pieno, che sono una dichiarazione di poetica filmica. Per Keaton, infatti, la centralità del personaggio comico - che pure è innegabile - non è assoluta come per Charlie Chaplin. Piuttosto «il cinema keatoniano è un cinema della presenza dell’eroe nel mondo e del mondo intorno all’eroe, una doppia presenza manifestata dalla pratica dell’inquadratura globale». Nella quale si svolge non solo un gioco tra la piccolezza dell’eroe comico e la vastità degli spazi.
Ma il set «risente di variazioni controllate e massicce riguardo al suo popolamento: l’inquadratura è piena o vuota, si svuota o si riempie di esseri e/o cose». Anche là dove l’ambientazione è posta in luoghi destinati a grandi folle, ma vuoti. In essi – siano una chiesa, un campo da baseball, un teatro, una palestra di boxe - l’isolamento del personaggio rimanda sempre agli altri, a un pubblico potenziale. Una relazione con gli altri che si riverbera anche nei temi del cinema keatoniano - il denaro, l’amore - anche se è assente una dimensione sociale e di coscienza di classe, presente invece fortemente in Chaplin. Piuttosto nelle sue gag sono spesso messe in scena espulsioni traumatiche da un luogo, che il critico legge psicanaliticamente come un riferimento all’uscita dal grembo materno. E anche all’esperienza vissuta nell’infanzia, quando un ciclone lo sradicò fuori dalla sua casa.
Anche sul palco viene gettato molto presto. Il pubblico Joseph Frank Keaton lo assaggia nel 1900, a soli cinque anni (era nato nel 1895 a Piqua, nel Kansas), debuttando negli spettacoli di vaudeville in cui sono impegnati i genitori. La coppia collabora anche con Bessie e Harry Houdini, il grande illusionista ed escapologo, che al vivace bimbetto dà il soprannome di “buster” (scavezzacollo) che gli resterà per la vita. Nel 1917 partecipa al primo film da attore, Il garzone di macelleria. Tre anni dopo passa anche dietro la macchina da presa, girando Tiro a segno, cortometraggio che però, non essendone soddisfatto, non fa uscire che dopo un anno, risultando così ufficialmente il suo secondo lavoro.
Tutto questo fa capire il suo essere assai esigente sul set e fuori. Sono comunque tantissimi – circa 150 - i film ai quali in varia forma Keaton ha contribuito. Più alcuni andati perduti. O meglio non ancora ritrovati, visto che, scrive l’autore in premessa alle venti pagine di filmografia, «ci sono pochissimi film di cui possiamo affermare che nessuna copia, nessun negativo esista da nessuna parte del mondo». Coursodon li divide in quelli pionieristici della Comique film Corporation, in cui operava la troupe Arbuckle con cui Keaton girò dal 1917 al 1920, nei lungometraggi della Metro Godwin Mayer, nei cortometraggi e i lungometraggi da lui stesso realizzati insieme Joseph Michael Schenck, uno dei maggiori produttori dell’epoca pre-hollywoodiana, che sarebbe anche diventato suo cognato. E siamo ancora solo al muto. Dal 1929 iniziano le pellicole con il sonoro: negli Usa, per case di produzione come la Columbia, e all’estero. Il critico francese abbozza anche un embrione di telegrafia: dal 1939 alla morte, quando era considerato “finito” - oltre a interpretare camei in film di ogni genere e a fare tournée teatrali anche all’estero - Keaton iniziò una carriera sul piccolo schermo. Fu protagonista di programmi di intrattenimento, tra i quali una ventina di puntate del Buster Keaton Show, andato in onda tra il 1949 e il 1950. Poi ruoli in serie e drammi per il piccolo schermo e l’immancabile pubblicità: girò, ad esempio, lo spot della Alka Seltzer. Non c’era miglior testimonial di lui, che aveva fatto girare la testa a milioni di persone.

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