La Christian music alla prova dell'IA: «Riscopriamo la preghiera dietro le canzoni»
A Bologna "Credo 2026" un incontro sui rapporti tra canzoni e intelligenza artificiale sotto la lente della Magnifica Humanitas di papa Leone. Tra gli ospiti: The Sun, Kantiere Kairòs. Reale

Anche la christian music deve fare i conti con l’intelligenza artificiale, sfruttando le opportunità – che pure ci sono – ma stando alla larga da ciò che può mettere sotto silenzio lo spirito critico: alla strada più veloce occorre preferire quella dell’autenticità. Francesco Lorenzi, leader dei The Sun, racconta di aver ascoltato più volte canzoni realizzate – o meglio: fatte realizzare da un’app – da parte di alcune suore. L’intento poteva essere lodevole ma, commenta Lorenzi, «non mi è ancora capitato di emozionarmi con una canzone fatta con l’IA». Accanto a lui, nel primo incontro di Credo 2026, la due giorni di Bologna che si è conclusa ieri e organizzata da La Gloria, anche Alessandro Gallo, cantante dei Reale, e Antonello Armieri, frontman dei Kantiere Kairòs. Dopo essersi esibiti domenica sera in piazza Maggiore nel concerto per san Francesco e san Petronio (il patrono del capoluogo emiliano), si confrontano su rapporto tra christian music e intelligenza artificiale. A fare da moderatore, il giornalista Gigio Rancilio, che aveva dato il "la" all’evento richiamando la Magnifica humanitas di Leone XIV e rivalutando l’importanza di volersi impegnare per raggiungere un obiettivo: «Non tutta la fatica è utile – spiega Rancilio –, ma c’è quella che permette di migliorare, di costruire competenze. Oggi invece vogliamo tutto e subito».
L’intelligenza artificiale sembra garantire risultati immediati, ma senza l’autenticità che solo i rapporti umani possono avere: «Non è che una canzone è “cristiana” perché contiene parole che rimandano alla Bibbia – spiega Antonello Armieri, voce dei Kantiere Kairòs –. Una canzone è cristiana perché viene pregata, meditata e vissuta. Se siamo credibili come fratelli e amici, abbiamo già qualcosa di non riproducibile dall’intelligenza artificiale». Alessandro Gallo dei Reale mette in luce un nodo problematico sulla musica di oggi: «Quella che ascoltavamo a 15 anni forse non era tanto migliore – commenta –, ma veniva sentita da tutti, dovevi difenderla davanti ai genitori. Oggi il sistema bypassa il controllo delle famiglie, con testi che noi adulti pensiamo di conoscere, e che tante volte incitano alla violenza e insozzano la testa». La risposta, come il titolo dell’enciclica di Leone XIV suggerisce, sta nella valorizzazione dell’umanità. E c’è molto di umano nell’incontrare, dopo un concerto, chi ha cantato le tue canzoni: «L’intelligenza artificiale non ti viene a parlare – aggiunge Gallo –, non è viva, non è carne. Ecco, a un ragazzo che vuole fare musica nel mondo di oggi direi: “Fidati ancora della tua carne”». Tradotto: non cercare scorciatoie.
L’intelligenza artificiale sembra garantire risultati immediati, ma senza l’autenticità che solo i rapporti umani possono avere: «Non è che una canzone è “cristiana” perché contiene parole che rimandano alla Bibbia – spiega Antonello Armieri, voce dei Kantiere Kairòs –. Una canzone è cristiana perché viene pregata, meditata e vissuta. Se siamo credibili come fratelli e amici, abbiamo già qualcosa di non riproducibile dall’intelligenza artificiale». Alessandro Gallo dei Reale mette in luce un nodo problematico sulla musica di oggi: «Quella che ascoltavamo a 15 anni forse non era tanto migliore – commenta –, ma veniva sentita da tutti, dovevi difenderla davanti ai genitori. Oggi il sistema bypassa il controllo delle famiglie, con testi che noi adulti pensiamo di conoscere, e che tante volte incitano alla violenza e insozzano la testa». La risposta, come il titolo dell’enciclica di Leone XIV suggerisce, sta nella valorizzazione dell’umanità. E c’è molto di umano nell’incontrare, dopo un concerto, chi ha cantato le tue canzoni: «L’intelligenza artificiale non ti viene a parlare – aggiunge Gallo –, non è viva, non è carne. Ecco, a un ragazzo che vuole fare musica nel mondo di oggi direi: “Fidati ancora della tua carne”». Tradotto: non cercare scorciatoie.
Tante le voci che si sono poi alternate negli altri incontri delle due giornate di "Credo 2026", che hanno visto anche la presenza di don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio Nazionale della Cei per la Pastorale Giovanile. Tra queste, Valerio “Lode” Ciprì, uno degli iniziatori dello storico Gen Rosso, che ha raccontato la genesi di alcune sue canzoni e, ancora prima, il suo desiderio di ragazzo di diventare un astronomo, rapito dal fascino delle stelle: «Quell’osservare l’infinito – ha detto – è stato il primo contatto con Dio». Poi è arrivata la musica, entrata via via anche nelle vite di Elena Martelli, Fra Federico Russo, Fra Matteo Della Torre, giusto per citare alcuni degli ospiti del Christian music forum che – stando all’intervento di Andrea Marco Ricci, fondatore assieme a Francesco Lorenzi dell’etichetta La Gloria – si cercherà di riproporre nei prossimi anni, sempre aperta a realtà musicali di tutte le confessioni cristiane. Don Massimo D’Abrosca, capofila dell’associazione Se guardo il cielo, è uno degli autori di Perché a te? Un musical per Francesco, che ha coinvolto per mesi una novantina di persone: «Nessuno di noi è un professionista – ha detto – ma mi piace tornare all’origine del termine “amatoriale”: è stato fatto con amore». L’amore torna, racconta Debora Vezzani, anche nella scrittura della sua Come un prodigio, nata in un momento molto duro: «Ma la canzone è dolce – commenta –. Dio mi ha donato una dolcezza che non avevo». Sono brani che non derivano dalla volontà di mettersi al centro, ma dall’urgenza di «agevolare all’altro l’incontro con Dio». La musica cristiana nasce così da un dialogo con l’Altro, per arrivare a un dialogo con l’altro. Per scomodare sant’Agostino: chi canta prega due volte, certo, ma anche ascoltare musica cristiana, composta e cantata sulle note dell’autenticità, è una bella forma di preghiera.
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