In televisione le Paralimpiadi sono state perfino migliori delle Olimpiadi

Giustamente le telecronache hanno valorizzata la dimensione agonistica delle competizioni, i risultati sportivi in quanto tali, e non solo le storie di riscatto attraverso lo sport
March 16, 2026
In televisione le Paralimpiadi sono state perfino migliori delle Olimpiadi
Un momento della cerimonia di chiusura di Milano Cortina 2026 allo Stadio del Ghiaccio di Cortina, domenica sera / Ansa / Claudio Thoma
Ese le Paralimpiadi da un punto di vista televisivo fossero andate meglio delle Olimpiadi? Qualcuno potrebbe obiettare che non era difficile, visto il disastro della telecronaca della cerimonia allo Stadio di San Siro il 6 febbraio scorso. È vero anche questo, ma non è solo questo. L’emozione che hanno suscitato la cerimonia d’apertura dei Giochi paralimpici invernali dall’Arena di Verona il 6 marzo su Rai 1 e quella di chiusura dallo Stadio Olimpico del Ghiaccio di Cortina d’Ampezzo domenica sera su Rai 2 è stata notevole proprio da un punto di vista televisivo, grazie certamente alle coreografie, forse meno fantasmagoriche di quelle delle Olimpiadi, ma sicuramente più fantastiche, se così si può dire per dare il senso del passaggio dalla pura spettacolarità visiva a un qualcosa di più profondo, con il coinvolgimento di artisti disabili come le ballerine Giorgia Greco (amputata della gamba destra) o Carmen Diodato (sorda), perfette nell’esibirsi con le loro imperfezioni. Insomma, da qualcosa che stupisce l’occhio si è passati a qualcosa che cattura anche il cuore, che emoziona, appunto, e trasmette i valori dell’inclusione.
Bravi, questa volta, anche il telecronista e gli opinionisti, ovvero Luca Di Bella, esperto di atletica leggera e appassionato di sport invernali, Claudio Arrigoni e Lorenza Roata, giornalisti e voci storiche delle Paralimpiadi, ai quali nella cerimonia di chiusura si è unita la giornalista Arianna Secondini. Sono stati bravi anche nei silenzi di fronte a immagini che parlavano da sole e non avevano bisogno di quella sorta di radiocronaca, più che di telecronaca, che aveva caratterizzato l’apertura delle Olimpiadi. Apprezzabile anche l’Inno nazionale cantato da Arisa senza troppe innovazioni stilistiche o melodiche.
Oltre alle cerimonie d’apertura e chiusura, la Rai, a cui erano stati affidati tutti i diritti televisivi dei Giochi paralimpici invernali, ha garantito una programmazione articolata e in chiaro su più piattaforme. Le gare sono state trasmesse principalmente su Rai 2 e Rai Sport, con un’ampia disponibilità anche in streaming su RaiPlay, dove ogni giorno venivano postate anche le clip del meglio della giornata, che nel complesso era organizzata con una fascia mattutina di gare in diretta su Rai 2 e con la prosecuzione degli eventi e degli approfondimenti su Rai Sport fino alla sera, tutto sotto la regia allestita a Milano a Palazzo Martello in corso Sempione, la stessa struttura dalla quale erano stati gestiti i Giochi olimpici. Nonostante tutto la copertura televisiva della Paralimpiadi non può dirsi comunque pari a quella delle Olimpiadi, anche se lo stesso presidente del Comitato paralimpico internazionale, Andrew Parsons, nel discorso di chiusura, ha sottolineato come «questi Giochi paralimpici invernali abbiano riscosso un successo senza precedenti, siano stati i più grandi e più belli di sempre, con più atleti, più nazioni, più donne e una copertura televisiva e digitale a livello mondiale senza precedenti». In effetti, a livello internazionale la copertura è stata la più ampia di sempre: le Paralimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 sono state trasmesse in 126 paesi con oltre 900 ore di programmazione tra televisioni tradizionali, piattaforme digitali e streaming. Un dato che testimonia in ogni caso la crescente attenzione verso lo sport paralimpico e il suo valore sociale, capace di contribuire a cambiare la percezione della disabilità presso il pubblico televisivo.
Per quanto riguarda le telecronache delle singole discipline, tutte di buon livello, va apprezzato in particolare il fatto che il più delle volte si è valorizzata la dimensione agonistica delle competizioni, i risultati sportivi in quanto tali, oltre, ovviamente, alle storie di riscatto attraverso lo sport. A queste ultime hanno contribuito in modo importante anche i programmi introduttivi della giornata come O anche no - Stravinco per la vita di cui ci siamo occupati sabato scorso.

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