Boosta: «Così viaggio dentro il gregoriano»

Parla il tastierista dei Subsonica che a novembre eseguirà nella cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze “Lux Non Finita”. E pubblica un nuovo album, “Pianorama”
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October 9, 2026
Boosta: «Così viaggio dentro il gregoriano»
Davide “Boosta” Dileo, cofondatore dei Subsonica e musicista poliedrico
Poliedrico tastierista, musicista, produttore e cofondatore dei Subsonica, padri dell’elettronica italiana, Davide “Boosta” Dileo vive la musica come un territorio senza confini. Lo confermano due progetti paralleli: Pianorama, il nuovo album strumentale in uscita domani, e Lux Non Finita, pensato per il Duomo di Firenze, dove il 19 novembre sarà eseguito in prima assoluta. Due percorsi legati dalla stessa idea: lasciare che sia la materia musicale a indicare la strada.
A Firenze Boosta porta un progetto nato dall’incontro tra canto gregoriano, elettronica e uno dei luoghi simbolo della cristianità. Non un semplice accompagnamento contemporaneo a melodie antiche, ma un percorso in cui la monodia sacra, affidata al Coro della Cappella Musicale della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, si trasforma in paesaggio sonoro, tra ensemble ed elettronica.
«La musica gregoriana è nata in maniera funzionale, aveva una funzione pratica – spiega Boosta ad “Avvenire” –. Qui per certi versi la spogliamo e la restituiamo al concetto di ascolto. Non è un’operazione estetica o di cosmetica, non facciamo qualche melodia gregoriana con un po’ di elettronica, ma prendiamo questo canto funzionale, lo trasportiamo dentro una macchina che lo erode e lo disperde all’interno di un paesaggio sonoro. Ed è un viaggio che vale la pena ascoltare».
Il luogo diventa parte dell’opera. «La magnificenza del posto aiuta la meditazione – racconta Boosta –. Tu puoi essere credente o non credente, comunque è un posto magnifico e in questa magnificenza hai spazio per godere quello che poi diventa il tuo viaggio personale». Anche la struttura di Lux Non Finita segue un cammino preciso: «Parte comunque con le invocazioni a Dio e poi finisce con una monodia francescana e quindi dedicata a Francesco, quindi parti dalla divinità e finisci all’uomo e all’uomo solo in mezzo agli altri». Un coro di circa venti cantanti, una piccola orchestra e l’elettronica: un’esperienza di ascolto e meditazione.
Da questa ricerca spirituale si passa alla ricerca più intima e fisica di Pianorama, in uscita per la sua etichetta personale Torino Recording Club e distribuito da Epic/Sony Music. L’album raccoglie nove brani registrati in presa diretta nello studio torinese di Boosta e altre nove elaborazioni elettroniche costruite a partire dalla stessa materia. Il punto di partenza è il pianoforte, registrato senza inseguire la perfezione, lasciando entrare i rumori dello strumento e dell’ambiente.
«Sono andato in uno studio con l’idea di non cercare il suono perfetto. Ho registrato i miei pianoforti per come suonano davvero, in una sola sessione, con tutti i loro rumori dentro», racconta. Il pianoforte diventa una materia da ascoltare nei suoi dettagli: legno, pedali, respiri, vibrazioni. «Io sono un elogio dell’imperfezione. La trovo la cosa più naturale, dubito che la perfezione sia oggettivamente di questo mondo».
Il secondo lato del disco nasce dalla stessa disponibilità all’imprevisto: i frammenti registrati vengono manipolati e trasformati in un paesaggio che non cerca necessariamente una melodia o un ritornello. «Mi piaceva molto l’idea di prendere dei piccoli frammenti di quello che avevo registrato e disintegrarli all’interno di una composizione che diventa tutt’altro». E allora l’ascolto assomiglia a un viaggio: «Esattamente come quando viaggi e sei attaccato col naso sul finestrino, vedi comunque un paesaggio che cambia».
È una ricerca che convive con la dimensione dei Subsonica. «Non c’è niente in contrasto. Siamo naturalmente tante cose, a maggior ragione se ami la musica». Da una parte il grande palco, dall’altra il bisogno di intimità: «È come un fiume sotterraneo che ogni tanto riemerge con più forza quando trova spazio». La passione per il pianoforte nasce prestissimo: a sei anni fu lui a chiederne uno ai genitori, poi gli studi classici, il jazz e l’elettronica. Lo studio resta uno spazio di gioco e scoperta. «Quando finisco il tour, il giorno dopo per riposarmi vado in studio a suonare. Per me è proprio bello, stare in studio, in mezzo agli strumenti».
L’autunno sarà quindi fitto di appuntamenti. Il tour di Pianorama, prodotto da Ponderosa Music&Art, partirà il 1° novembre dall’Auditorium Parco della Musica di Roma, toccherà Torino il 28 novembre e Forlì il 3 dicembre, per arrivare il 4 dicembre a Milano, nella Basilica di San Vincenzo in Prato, nell’ambito del festival La Musica dei Cieli. Anche dal vivo riprenderà la logica dell’album: il pianoforte nella sua dimensione fisica e poi la materia dilatata dall’elettronica.
E dopo questa “libera uscita” solista arriverà il ritorno alla band. «Il mio viaggio di libera uscita finirà a gennaio», anticipa Boosta: la Filarmonica del Teatro Regio di Torino gli ha commissionato un concerto che sta terminando di scrivere e che sarà eseguito al Teatro Regio. Poi, nel corso del 2027, «con i Subsonica riprendiamo, ci sarà ancora attività dal vivo e probabilmente scriveremo anche il disco nuovo». Due strade che continuano a correre parallele: quella solitaria e quella collettiva dei Subsonica, entrambe all’insegna della ricerca e della passione.

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