Antonio Ballista: «I 90 anni tra i ritmi del cuore»

Il grande pianista compie oggi 90 anni e si racconta, a partire dai sodalizi con Bruno Canino e con Franco Battiato
March 30, 2026
Antonio Ballista: «I 90 anni tra i ritmi del cuore»
Antonio Ballista al pianoforte
Novant’anni vissuti immerso nell’armonia. Sonora e spirituale. Con gli strumenti della musica e della pittura benché, per Antonio Ballista, il grande pianista nato a Milano il 30 marzo 1936, «l’arte finisce in sé stessa e non rimanda a nessuna realtà esterna anche se apparentemente evocata. Come dice per esempio il mio amico Sgarbi, di fronte agli stessi luoghi che vediamo evocati nei dipinti non proviamo le stesse emozioni». Ospite pochi giorni fa a “Soul”, il festival della spiritualità appena svoltosi a Milano, Ballista si è cimentato nell’esecuzione al piano di alcuni dei Vingt Regards sur L’Enfant Jésus di Olivier Messiaen, offrendo anche illuminanti osservazioni sul pianismo del compositore francese. Una folgorazione inferiore soltanto a quella che ebbe all’età di 17 anni quando, ancora allievo del Conservatorio di Milano insieme all’inseparabile Bruno Canino, sodale di 70 anni di concerti, ascoltò per la prima volta alla Scala l’opera Pelleas et Melisande di Claude Debussy: «La grande emozione che ha suscitato in me quest’opera ha fatto sì che decidessi di ascoltare tutte le repliche successive. Debussy è rimasto il mio compositore preferito». Da allora, in una carriera che continua a rinnovare una eterna giovinezza, ha «sempre cercato di mettere in pratica l’aurea prescrizione di Igor Stravinsky: ascoltate la musica con le vostre orecchie. Sembra facilissima, ma non lo è. Questo motto mi ha sempre aiutato a scegliere al di là di ogni moda o dei condizionamenti accademici o ideologici. Quindi non ho mai considerato discriminante dal punto di vista estetico l’appartenenza di una musica ad un determinato genere. In realtà concordo pienamente con Leonard Bernstein che ha detto: esistono solo due generi di musica, quella scritta e quella non notata. Non esistono autori troppo leggeri per un musicista di estrazione classica e chi lo afferma crede che la profondità in musica debba necessariamente esprimersi in strutture complesse e che la semplicità e la facilità debbano conseguentemente essere identificate con la banalità. Se ciò fosse universalmente accettato, dovremmo buttare via metà della musica occidentale». Principio da lui stesso affermato sul campo, quando mezzo secolo fa decise di cimentarsi con la musica prima sperimentale e poi pop di Franco Battiato. «Le mie collaborazioni con Battiato - ricorda - sono state molte e variatissime compresi i suoi album pop L’era del cinghiale bianco e Patriots. Ho registrato tante sue indimenticabili composizioni, tra cui il delizioso collage Cafè-table-musik, la “francescana” Messa Arcaica e il granitico Sud aftenoon, oltre alla sua operina da camera I ritmi del cuore, composta per me e il soprano Alide Maria Salvetta. Ma la mia collaborazione più impegnativa con Franco è stata la direzione della sua opera Gilgamesh al Teatro dell’Opera di Roma, incantevole da ascoltare ma anche da vedere per l’allestimento scenico e coreografico. Ritengo la musica di Franco di un’originalità assoluta, come la sua meravigliosa voce, e sono sempre stato colpito dall’indipendenza del suo carattere. Ricordo che in un concerto a Baghdad cantò un brano contro i dittatori sanguinari. Era passato solo un anno dalla guerra del Golfo e in platea vi erano tutti i rappresentanti politici e i militari di Saddam. Mi chiedo cosa sarebbe successo se qualcuno tra loro avesse capito l’italiano».
I ritmi del cuore di Battiato è stata tra l’altro appena eseguita con il soprano Lorna Windsor al Maxxi di Roma dove è allestita fino al 26 aprile la mostra “Franco Battiato. Un’altra vita”. «I ritmi del cuore - spiega Ballista - propone una continua alternanza di opere originali di Battiato (da Cafè Table Musik a Luna Indiana a Pasqua Etiope) con brani di grandi compositori del repertorio classico che lui adorava come Martini, Bellini, Schumann, Wagner e Donizetti. Il recital comprende poi una delle vette assolute della ispirazione poetica di Franco, Cerco un giardino dove morire, e L’Egitto prima delle sabbie, un brano pianistico di radicalità assoluta che, dopo l’indifferenza del pubblico alla prima esecuzione, ottenne addirittura il premio Stockhausen».
Cinquant’anni di vita e di musica con Battiato, ma ancor di più con Bruno Canino con cui Ballista detiene una sorta di record mondiale di longevità artistica in tandem. «Le nostre nozze di titanio al pianoforte sono state celebrate con una lunga serie di tournées in Italia e in Svizzera. Una particolare celebrazione del 70° è stata l’esecuzione dell’opera completa per due pianoforti e per pianoforte a quattro e a cinque mani di Maurice Ravel all’Accademia di Santa Cecilia a Roma e il prossimo progetto sarà una tournée in ottobre con l’Orchestra della Toscana con una novità scritta per noi da Alessandro Solbiati per due pianoforti e orchestra, composizione che attendiamo con impazienza». E per il 90° compleanno ha invece «immaginato un programma pianistico che si chiama “La paura fa novanta”. Un programma che naturalmente non vuole far fuggire gli ascoltatori, il che sarebbe una tattica poco redditizia, ma piuttosto inchiodarli sulla sedia».

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