Artemis II, missione compiuta anche grazie alla tecnologia Italiana

Gli astronauti, eclissandosi dietro il lato oscuro della Luna, hanno portato i sogni e le dediche dell'umanità oltre i confini del mondo conosciuto
April 11, 2026
Artemis II, missione compiuta anche grazie alla tecnologia Italiana
L'ammaraggio della capsula di Artemis 2 nell'Oceano Pacifico / Nasa / Reuters
Missione compiuta per Artemis II: la capsula Orion è rientrata a Terra dopo aver riportato un equipaggio nell'orbita della Luna. Tutto è andato bene e, nonostante un fuori programma che ha reso particolarmente faticoso e lungo il recupero della navetta dopo l'ammaraggio, i quattro astronauti sono di nuovo a casa. Tornati da una missione memorabile, nella quale hanno osservato il lato nascosto della Luna, raggiunto il punto più distante dalla Terra mai toccato da un essere umano e ammirato un'eclissi totale di Sole. Dopo dieci giorni, la missione Artemis 2 si è conclusa con un ammaraggio nell'oceano Pacifico, al largo delle coste californiane a Sud-Ovest di San Diego.
La missione è anche un grande successo dell'Esa, l'Agenzia spaziale europea, in cui al suo interno spicca sempre il lavoro dell'Asi, ente italiano per lo spazio e l'astronautica. «Artemis 2 è stata un successo anche per lo spazio europeo», ha detto il direttore generale dell'Agenzia Spaziale Europea Josef Aschbacher, riferendosi al ruolo svolto dal Modulo di Servizio Europeo, che nei dieci giorni della missione ha fornito aria e acqua potabile agli astronauti, ha generato energia elettrica attraverso i suoi quattro pannelli solari, ha garantito il controllo termico nel difficile ambiente dello spazio e ha fornito la propulsione che ha spinto Orion per oltre un milione di chilometri nello spazio profondo. «Il Modulo di Servizio Europeo ha dato una potente dimostrazione della capacità dell'Europa di fornire elementi critici per ambiziose missioni di esplorazione internazionale», ha aggiunto Aschbacher, che ringrazia inoltre le aziende europee che hanno lavorato al modulo. «Questo successo - ha proseguito - riflette anni di stretta cooperazione, eccellenza ingegneristica e fiducia tra l'Esa e l'industria europea». Basato sulla tecnologia dei veicoli automatici Atv che dal 2008 al 2015 hanno assicurato i rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale e poi sulla navetta Artemis I, il modulo Ems ha accompagnato ogni fase di questa missione che ha segnato il ritorno di un equipaggio nell'orbita della Luna fino a quando, circa un'ora prima dell'ammaraggio e a conclusione del suo compito, non si è sganciato dalla capsula per bruciare nell'impatto nell'atmosfera. A costruire il modulo Ems è stata la collaborazione di 20 aziende di 13 Paesi, con Airbus Defence and Space come primo contraente. Per l'Italia hanno contributo Leonardo, Thales Alenia Space, Telespazio e altre aziende, come Irca-Zoppas. A seguire tutte le manovre che, grazie al modulo Ems hanno permesso di immettere la navetta Orion nella giusta rotta verso la Luna e poi su quella verso la Terra, sono stati il centro dell'Esa Estec nei Paesi Bassi, il Johnson Space Center della Nasa a Houston e il Centro Astronautico Europeo dell'Esa in Germania. 
Ha esultato anche il presidente Usa Donald Trump - «congratulazioni al grande e talentuosissimo equipaggio di Artemis II», che ha già rilanciato su Marte. «È stata una missione perfetta», ha detto da parte sua l'amministratore capo della Nasa Jared Isaacman. «Sono senza parole, è stato un momento incredibile», ha aggiunto, ed è stato anche «il risultato di un grande lavoro di squadra, anche con i nostri partner internazionali», In proposito, ha ricordato l'accordo firmato recentemente con l'Agenzia Spaziale Italiana sulla realizzazione di un modulo per la futura base sul suolo lunare. «Stiamo costruendo una presenza duratura sulla Luna», ha detto ancora. Una volta superata la fase critica dell'ingresso nell'atmosfera, la capsula è stata regolarmente rallentata dai paracadute e si è tuffata nel Pacifico. Poi sono intervenute le imbarcazioni che avrebbero dovuto trainare Orion alla nave di recupero, ma questo è stato impossibile per le forti correnti che hanno reso difficile stabilizzare il veicolo. Mentre alcuni membri del personale medico entravano nella navetta per sostenere l'equipaggio, nel centro di controllo della Nasa a Houston, il direttore di volo richiamava il personale che si era allontanato. A oltre un'ora e mezza dall'ammaraggio non c'è stata altra soluzione che far uscire i quattro astronauti dalla capsula, aiutandoli a salire sui gommoni. A recuperarli e a portarli sulla nave sono stati gli elicotteri della Marina Militare degli Stati Uniti. Nonostante il passo incerto, gli astronauti sono sembrati in buone condizioni. Il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen sono stati i protagonisti di una missione sperimentale nella quale per la prima volta degli astronauti hanno volato con il gigantesco razzo Space Launch System della Nasa, hanno viaggiato nello spazio sulla navetta Orion, che hanno voluto chiamare Integrity, spinti dal modulo di servizio Esm realizzato appunto dall'Agenzia Spaziale Europea e da 20 industrie di 13 Paesi, compresa l'Italia. Lo hanno salutato quando, alle 1,33 dell'11 aprile, è avvenuta la separazione dalla capsula, che ha proseguito in autonomia il viaggio verso la Terra. La separazione è stata seguita anche dal centro di controllo dell'Esa che si trova all'Estec, nei Paesi Bassi.
Gli astronauti hanno anche sperimentato il nuovo scudo termico della capsula Orion, modificato in seguito ai problemi rilevati nel 2022 dopo il rientro della missione senza equipaggio Artemis I, quando i gas intrappolati nello scudo termico si sono espansi, strappando dalla base di titanio dello scudo parte dei 186 blocchetti del materiale resistente al calore chiamato Avcoat. Il nuovo scudo termico è stato reso più resistente alle temperature altissime che si incontrano sfrecciando attraverso l'atmosfera terrestre. E' stata sperimentata anche una nuova traiettoria di ingresso nell'atmosfera, programmata per ridurre al massimo il tempo di permanenza nelle condizioni estreme durante l'attraversamento del plasma, quando la temperatura si avvicina a 2.700 gradi Kelvin. Ognuno degli astronauti, poi, ha conquistato un personale primato: Glover è stato il primo uomo di colore a superare l'orbita terrestre, Koch la prima donna a orbitare intorno alla Luna e Hansen dell'Agenzia spaziale canadese Csa, il primo non americano a spingersi così lontano nello spazio. Quanto al comandante Wiseman, ha accettato commosso la proposta del suo equipaggio di intitolare uno dei crateri sul lato nascosto della Luna a sua moglie Carroll, morta sei anni fa per un tumore. 

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