Artemis 2, verso la Luna il vettore che riporta l'umanità nello spazio
di Davide Re
A bordo 4 astronauti, tra cui la prima donna a viaggiare così lontano dalla Terra. Nel programma spaziale di Nasa ed Esa c'è anche tanta Italia

Partita la missione Artemis 2, che segna il ritorno alla Luna a 54 anni dalla chiusura del programma Apollo. Il razzo Space Launch System è stato lanciato puntualmente e sta portando la navetta Orion verso l'orbita lunare. A bordo ci sono il comandante Reid Wiseman insieme a Victor Glover, primo uomo di colore a superare l'orbita terrestre, a Christina Koch, prima donna a orbitare intorno alla Luna, e Jeremy Hansen dell'Agenzia spaziale canadese Csa, primo non americano a spingersi così lontano nello spazio. Per dieci giorni lavoreranno sulla navetta, alimentata da un modulo costruito dall'Agenzia Spaziale Europea
A circa otto minuti dal lancio, i motori del primo stadio del razzo Sls si sono spenti e in seguito è avvenuta la separazione dallo stadio superiore. In quel momento la navetta Orion ha dispiegato i suoi quattro pannelli solari per caricare le batterie e, con il suo equipaggio, ha iniziato a navigare nello spazio. Quindi la navetta continuerà a percorrere la sua orbita intorno alla Terra finché, circa 49 minuti dopo il lancio, il motore si accenderà per portare la navetta al perigeo, ovvero nel punto più vicino alla Terra, alla quota di160 chilometri. Circa un'ora più tardi il motore si accenderà di nuovo per continuare a portare la navetta su un'orbita ellittica più alta, dove resterà per circa 23 ore. Questo sarà il tempo che gli astronauti avranno a disposizione per sperimentare i sistemi di bordo. Quindi, una volta raggiunto il punto dell'orbita più vicino alla Terra, piloteranno Orion manualmente per circa due ore, in quella che viene chiamata "dimostrazione di operazioni di prossimità".
La missione Artemis 2 non è quindi un allunaggio, ma qualcosa di più radicale: il primo volo umano nello spazio profondo dell’era contemporanea. I quattro astronauti percorreranno una traiettoria circumlunare, spingendosi fino a circa 370 mila chilometri dalla Terra, oltre il lato nascosto della Luna. Il cuore tecnologico della missione è la capsula Orion, alimentata dal Service Module europeo realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea con un contributo industriale decisivo dell’Italia, attraverso Thales Alenia Space. Un elemento che rende Artemis II non solo una missione americana, ma un progetto realmente internazionale.
Dal punto di vista scientifico, Artemis 2 è un test. Tutti i sistemi verranno messi alla prova con esseri umani a bordo: navigazione nello spazio cislunare, comunicazioni ritardate, gestione autonoma dell’equipaggio, rientro atmosferico ad altissima velocità. Ma il dato più rilevante riguarda l’ambiente: uscendo dalla magnetosfera terrestre, gli astronauti torneranno a esporsi alle radiazioni cosmiche, una condizione che non si verificava dalle missioni Apollo. È proprio questo uno degli obiettivi principali: comprendere se e come l’uomo possa vivere e lavorare oltre la protezione naturale della Terra. Artemis II non costruisce ancora basi né promette colonie, ma riapre una soglia. È il passaggio necessario per Artemis 3, che prevede il ritorno sulla superficie lunare, e per le future missioni verso Marte. In questo senso, più che una missione di conquista, Artemis 2 è una missione di misura. Misura la distanza tra l’uomo e il suo ambiente naturale, tra la tecnologia e il corpo, tra la possibilità e il limite. Dopo decenni in cui lo spazio è stato abitato in prossimità della Terra, si torna a esplorare ciò che sta oltre. Non per nostalgia dell’Apollo, ma per ridefinire cosa significhi, oggi, andare lontano.
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