Il tiktoker che sfida Orbán: «Sarà la nostra generazione a cambiare l’Ungheria»
Oszikaaa, 21 anni, cresciuto in casa-famiglia, mobilita il voto dei coetanei «frustrati da salari bassi e razzismo». Intanto i sondaggi indicano un netto spostamento degli under 30 verso l’opposizione

«Onestamente, non conosco un solo giovane ungherese che sostenga il partito al governo. Ne abbiamo abbastanza di Fidesz. Sarà la nostra generazione a portare il vero cambiamento». Ci crede e si muove online con tutta la determinazione di cui è capace Oszikaaa, tiktoker ventunenne da 94.500 follower. È di Budapest e all’anagrafe si chiama Oszkar Kallai. Da settimane, in rete, diffonde inviti ad andare a votare per un reale cambio di passo nella politica del suo Paese. I video che realizza hanno attirato a tal punto l’attenzione che il ministero dell’Interno ha inviato una segnalazione sul luogo di lavoro del ragazzo. Lui è educatore in una casa-famiglia per minori, una di quelle dove lui stesso è cresciuto con i suoi fratelli. Normalmente, su TikTok pubblica contenuti e interventi sulla protezione dei bambini. «Ho iniziato a realizzare video su politica ed elezioni pochi mesi fa e dal ministero è arrivato il messaggio di smettere, di non mescolare il tema educativo con le questioni prettamente politiche» racconta ad Avvenire. «Attraverso la direzione per la tutela dei minori, una segnalazione è arrivata al mio capo. Io però non ho ceduto. So che posso mobilitare molte persone e incoraggiarle a votare».
Nelle urne aperte oggi, la scelta dei più giovani potrebbe davvero contribuire al cambiamento. Secondo l’istituto di sondaggi ungherese Medián, tre quarti degli under 30 voteranno per il partito di opposizione Tisza, così come il 63% degli elettori tra i 30 e i 40 anni. Il consenso per il partito del premier Orbán, Fidesz, in queste due fasce d’età si fermerebbe rispettivamente al 10% e al 17%. «Siamo pienamente consapevoli di quanto siano importanti i nostri voti», prosegue Oszikaaa, che alla vigilia dell’apertura dei seggi confida di sentire «un misto di determinazione e urgenza. Sono stanco del sistema attuale: non funziona e troppe persone restano inascoltate». È al suo primo voto per il Parlamento. In questa tornata elettorale, il numero di giovani elettori che hanno raggiunto l’età per votare è compreso tra 220mila e 250mila. Di questi sedici anni di governo Orbán, il tiktoker e i suoi follower salvano ben poco. Lui cita, in positivo, solo sicurezza pubblica e bassi livelli di criminalità violenta. Per il resto, ha solo motivi di malcontento. Prima di tutto, per i salari bassi, «una questione che frustra quasi tutti», dice. Poi c’è «il grande problema del razzismo e della mancanza di tolleranza. Sono un rom ungherese e il modo in cui le persone ci trattano è spesso disgustoso».
Si lamenta anche della discriminazione contro le persone Lgbtq+ e di come «chi è al potere continui ad arricchirsi, mentre i cittadini comuni cercano di sopravvivere». Ha infine un motivo di preoccupazione legato alla sua storia personale e al suo lavoro. «La cosa che disprezzo di più è la situazione della tutela dell’infanzia in Ungheria. Sono turbato dalla mancanza di una vera protezione per i bambini. In definitiva, ho una sola ragione per votare per l’opposizione di Péter Magyar, e quella ragione è Viktor Orbán». Di recente ha iniziato a collaborare con la V21. Non un partito politico, ma un gruppo di ex ministri, ex commissari europei e un ex governatore della Banca Nazionale, di diversi orientamenti politici, convinti della necessità di salvaguardare lo stato di diritto e sostenitori dell’Ue. E a proposito del rapporto con Bruxelles e dell’ombra lunga di Mosca, Oszikaaa spiega che i suoi follower «tendono a riconoscere l’importanza dell’Unione Europea e la considerano parte fondamentale del loro futuro». C’è poi il dibattito sulla guerra in Ucraina, che ha avuto grande spazio in campagna elettorale. «È assurdo come il governo ungherese sfrutti il conflitto a proprio vantaggio e intimidisca le persone, sostenendo che la guerra ci raggiungerà se non si voterà per Orbán. Si riempie ogni angolo delle città di manifesti di propaganda bellica. Ci sentiamo molto più vicini agli ucraini che alla Russia. Ma la gente è stanca di questo argomento».
A lui, che è abituato ai linguaggi digitali, chiediamo quanto abbia pesato la manipolazione dei messaggi elettorali, tra intelligenza artificiale e fake news. «Mi dispiace che la politica nazionale sia arrivata a questo punto. L’IA può facilmente trarre in inganno le generazioni più anziane. Ciò dimostra una mancanza di consapevolezza della gestione degli affari pubblici nella nostra società. La politica è stata un argomento tabù per decenni, ed è per questo che una normale e matura coscienza politica non ha potuto svilupparsi tra la gente in Ungheria».
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