sabato 9 giugno 2018
Da due anni malato, guiderà la Celeste ai mondiali in Russia: «Finché le forze mi assisteranno e avrò il piacere di allenare io resterò qui, al mio posto»
Óscar W. Tabárez

Óscar W. Tabárez

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«Affrontare la vita in modo duro, senza smarrire però la tenerezza...». È uno dei tanti slanci poetici di un vero “Maestro” del calcio, l’uruguayano Óscar Washington Tabárez. Una storia come la sua, piena di umanità e di poesia - si è laureato in Lettere all’università di Montevideo - se la litigherebbero, per scriverla, in un derby tutto sudamericano tra il connazionale Edoardo Galeano e l’argentino Osvaldo Soriano. Affinità elettive dei due massimi scriba del calcio narrativo con il ct stoico della Celeste. Tabárez, 71 anni, 14 dei quali donati alla causa nazionale: ha condotto l’Uruguay al 4° posto a Sudafrica 2010 e poi alla conquista della Coppa America del 2011, la quindicesima, quella del sorpasso all’Argentina (che ne ha vinte 14). Un mister da Óscar, come il suo primo nome, qui da noi è conosciuto per essere stato una cometa luminosa posatasi sulla panchina del Cagliari nella stagione 1994-1995 (con ritorno nel ’99) e poi la scommessa, non vinta, di Berlusconi per allenare il Milan nel ’96, salvo dimettersi all’undicesima giornata dopo la sconfitta con il Piacenza (3-2) e lasciare il posto a un maestro di tattica, ma non di filosofia come lui, Arrigo Sacchi. Il Milan stellare non faceva per lui che ha sempre difeso il suo credo umano: «Io alleno le persone, le stelle stanno in cielo».

Eppure quella di Tabárez continua ad essere un’anima rara che sta per presentarsi a questo Mondiale di Russia 2018 nonostante sia marcato duramente stretto dalla malattia. Da un paio d’anni è affetto dalla sindrome Guillain-Barrè-Strhol, malattia neurodegenerativa che comporta complicazioni a livello muscolare e al sistema cardiorespiratorio. Un peggioramento lento e progressivo che lo ha portato a muoversi con le stampelle e per facilitare le sedute di allenamento ad adottare una “sedia a motore”. Dalla carrozzina elettrica sta dando gli ultimi ragguagli tattici al matador Cavani e ai quattro “ragazzi italiani”: Caceres, Laxalt, Torreira e Vecino che militano nel nostro campionato. Quattro dei 23 devoti d’Uruguay che sperano tanto di far bene nella campagna di Russia, anche per ringraziare di cuore il loro “Maestro” che non si arrende mai: «Finché le forze mi assisteranno e avrò il piacere di allenare io resterò qui, al mio posto».

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