martedì 16 novembre 2010
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Lo sguardo di Mark Spitz, ora che è un tranquillo sessantenne, è sempre lo stesso, quello dello “squalo” che sbancò le Olimpiadi di Monaco ’72: sette ori e altrettanti record del mondo (nei 100m e 200m stile libero, 100m e 200m farfalla, 4 x 100m e 4x200m stile libero, e infine 4 x 100m mista).Che cosa ha significato essere considerato l’eterno “ragazzino prodigio” del nuoto?«Da ragazzo non mi sono mai considerato un prodigio. E la gente ha iniziato a riconoscere il mio successo solo dopo che mi sono ritirato... E a quel punto, per tutti, ciò che contava erano quelle 7 medaglie olimpiche che avevo vinto. Per me, era stato solo il modo migliore per chiudere una carriera».Messico ’68 fu la sua prima Olimpiade, tutti aspettavano di vedere il nuovo “fenomeno Spitz” e invece l’oro arrivò solo nella staffetta.«Fu piuttosto deludente vincere solo quell’oro. Certo, per una medaglia alle Olimpiadi tanti pagherebbero, ma io non potevo essere soddisfatto. Volevo di più e forse anche questo mi ha spinto a lavorare come un matto per arrivare al top a Monaco ’72».Quattro anni dopo il record dei 7 ori, macchiati però dal sangue dei terroristi palestinesi...«Quando i terroristi irruppero, in realtà le gare di nuoto erano terminate. Comunque quanto accadde a Monaco è stato certamente tragico, ma non ha cambiato l’immagine delle Olimpiadi. Il clima pacifico e l’adeguata protezione degli atleti, dei mass media, degli spettatori e degli abitanti della città che ospita l’evento, da allora non è più stato in discussione».A 22 anni lei smise. Qual è la cosa che le ha fatto più male leggere sul suo conto riguardo a quel precoce ritiro.«Mi sono ritirato semplicemente perché all’epoca non esisteva il concetto di professionismo nello sport olimpico, perciò non potevo campare nuotando. E poi avevo bisogno di finire i miei studi e di lavorare. Allora, comunque, non era molto comune come lo è oggi, continuare a nuotare dopo i 22-23 anni».A Pechino, Michael Phelps, dopo 36 anni ha abbattuto il suo record. Quali sono i punti di contatto tra Phelps e il “giovane Spitz”?«Penso che l’unico fattore che ci accomuna a me e Phelps è l’essere considerati i più grandi nuotatori al mondo per il numero di medaglie vinte in una sola Olimpiade. Per il resto non esistono somiglianze, anche perchè oggi a partire dall’allenamento il nuoto è cambiato radicalmente. Noi nuotavamo forse tre volte alla settimana, adesso già da bambini arrivano ad allenarsi anche sei giorni la settimana. Incredibile...».Perché a 41 anni si era deciso a rimettersi in gioco?«In quel momento nessuno c’aveva mai provato, mentre in passato c’erano stati atleti che erano tornati a gareggiare a quarant’anni, con tempi migliori di quando ne avevano 20. È stata una sfida interessante provare a qualificarmi per i Giochi di Barcellona , ho ricominciato a curare il fisico e la mia preparazione. Stavo bene e poi devo ammettere che i soldi che mi offrirono, hanno rappresentato un buon 50% delle motivazioni per ricominciare...».Oggi, più di ieri, lo sport è dominato dal denaro e dal doping. Circola anche nel nuoto?«Il doping purtroppo c’è anche nel nuoto e lo dimostrano i diversi nuotatori risultati positivi ai test. Uno sport pulito, senza doping, sarebbe bello oltre che auspicabile, ma non credo sarà facile da realizzare».Chi è stato o chi è oggi il suo modello di sportivo?«Da bambino cercavo di emulare Don Schollander, a fianco del quale ho nuotato nelle Olimpiadi di Tokio nel 1964. Aveva quattro anni più di me, vinse 4 medaglie d’oro. Mi sono allenato e ho nuotato contro di lui che era il migliore al mondo, ma ogni anno io ero in crescita e quando ho battuto il suo record mondiale ha smesso di essere il mio idolo. Non lo sopportavo più, perché poi era lui a inseguire me e non più il contrario. Adesso non ho un idolo, ogni sport però ha le sue icone e i suoi campioni».Lei ha fatto anche del cinema, ma la sua vita è stata più o meno avventurosa di un film? E se dovessero girarne uno sulla sua vita chi dovrebbe interpretare il ruolo di Mark Spitz?«Bella domanda, ho sempre dei problemi con mia moglie a rispondere, perché la mia vita credo sia stata avventurosa fino a quando ero un atleta e soprattutto nella fase in cui ero campione del mondo. Poi mi sono sposato e la mia dimensione è diventata molto casalinga. Se dovessero fare un film sulla mia vita credo che George Clooney sarebbe perfetto per impersonarmi».Il suo impegno nel sociale è nato con Laureus o negli anni si è occupato di altre campagne solidali?«Ho lavorato ad altri progetti, ma quello di Laureus l’ho trovato fantastico fin dall’inizio. Mi piacque il fatto che si trattava di un’attività solidale in cui noi atleti siamo indipendenti e abbiamo il controllo sulle attività. Siamo partiti con 6 programmi e 4 città, adesso abbiamo 80 programmi e 60 città e 400mila bambini coinvolti, con l’obiettivo di arrivare a un milione in un paio di anni. E io so che ci arriveremo». Anche lei come l’attuale presidente degli Stati Uniti da bambino ha vissuto alle Hawaii? Ritiene che Obama sia un “fenomeno” destinato a durare?«È un motivo d’orgoglio per l’America riconoscere di aver avuto bisogno di uno come Obama due anni fa, di averlo scelto e supportato. Detto questo, lui ha ereditato i problemi finanziari della precedente presidenza. L’America poi, si caratterizza perchè c’è sempre un 49% non contento del presidente in carica. Beh, io a volte mi sento uno di quel 49%, ma la maggior parte del tempo appartengo a quel 51% che è favorevole e ben contento del fatto che il nostro presidente sia Obama».A 60 anni facendo un bilancio del suo percorso c’è qualcosa che cambierebbe?«Per scherzare, dico sempre ai miei amici che nei primi 20 anni un giovane parla sempre dei suoi programmi per il futuro, così come facevo io che parlavo solo di nuoto, di Olimpiadi e di medaglie. I successivi 20 anni di fatto vivi la tua vita, cercando il successo e per realizzare ciò di cui parlavi. Poi dai 40 ai 60 inizi a pensare a cosa non hai fatto per gli altri, a cosa hai dimenticato di fare e a cosa avresti dovuto fare. Il tempo di capire, che è troppo tardi per queste cose e sei già nella mia fascia, dei 60-80. Ma adesso ho la scusa di essere troppo avanti con l’età e me la godo molto di più, chiedendomi spesso: ma tutto questo ha un senso?...».
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