sabato 22 dicembre 2018
Chi sono i ventiquattro cantanti che si contenderanno l’edizione 2019. E il direttore artistico fa il punto e osserva: la musica è migliore della politica
Direttore artistico. Claudio Baglioni, al suo secondo Festival di Sanremo in questa veste, applaude ai Giovani (Lapresse)

Direttore artistico. Claudio Baglioni, al suo secondo Festival di Sanremo in questa veste, applaude ai Giovani (Lapresse)

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Il cast del secondo Sanremo dell’era Baglioni è fatto, e sorprenderà molti quanto il direttore artistico abbia “osato” puntando su nomi poco conosciuti al pubblico tradizionale di Rai1, ma che in realtà stanno facendo tendenza della nuova musica italiana. Il tentativo palese è quello di fare del 69mo Festival una kermesse intergenerazionale.

Quindi la simpatica coppia Baudo-Rovazzi ha avviato il carrozzone del Festival di Sanremo verso l’appuntamento che dal 5 al 9 febbraio 2019 vedrà sfidarsi al Teatro Ariston i due vincitori delle due serate di “Sanremo Giovani”, conclusosi ieri sera, proclamati in diretta su Rai 1 insieme ai nomi degli altri 22 Big in gara. I due giovani ammessi all’Ariston fra i Big, votati da Commissione musicale, Giuria televisiva e Televoto del pubblico, sono quindi quindi il 25enne Einar, lanciato dall’ultima edizione del talent “Amici” di Maria De Filippi e l’originale Mahmood, italiano di origine egiziana, che ha vinto anche il premio della critica, al pari della brava Federica Abbate.

Le sorprese maggiori, arrivano però dai Big che concorreranno al prossimo Festival. La proposta è musicalmente variegata e passa dai cantautori di razza ai rapper (ben cinque), dalle signore della canzone ai figli dei talent. In gara donne grintose come Loredana Berté che sta vivendo una seconda giovinezza, Paola Turci e Anna Tatangelo; artisti provenienti dal panorama indie come Motta (vincitore dell’ultimo Premio Tenco), Ex Otago e The Zen Circus; idoli di giovanissimi come il favoritissimo Ultimo e Irama vincitore dell’ultimo “Amici”; vecchie conoscenze come Nek, il cantautore Daniele Silvestri e un gruppo tosto come i Negrita, oltre a un promettente nuovo cantautore come Enrico Nigiotti.

Curiosa l’abbondante presenza di ex vincitori del Festival come Arisa, Il Volo, Francesco Renga e Simone Cristicchi, raffinato autore di teatro canzone. Spiazzano alcuni duetti a sorpresa: Patti Pravo al suo decimo Sanremo accompagnata dal rapper e cantautore Briga, Nino D’Angelo con il rapper Livio Cori (attore in “Gomorra 3”), la cantautrice Federica Carta con il rapper Shade.

Nutrita la schiera quindi di coloro che rappresentano la musica di tendenza, come i Boomdabash, autori del successone estivo reggae della Berté “Non dire no”, Achille Lauro giovanissimo esponente del trap e il rapper Ghemon.

Claudio Baglioni: da «dittatore» a «dirottatore artistico»

Da “dittatore” artistico a “dirottatore artistico”. Claudio Baglioni ama giocare con le parole anche per il suo secondo mandato come direttore artistico del Festival di Sanremo, in onda su Rai 1 dal 5 al 9 febbraio. All’indomani dell’annuncio dei Big in gara al prossimo Festival, Baglioni stamane era nella città dei fiori per raccontare come il suo “bis” all’Ariston significhi non tanto raddoppiare, quanto “rifare questo Festival con un’operazione di avanguardia e non di retroguardia”.

Già, perché fra i prossimi 24 Big in gara, oltre ai vincitori dei Giovani Mahmood e Einar, abbonderanno i nomi sconosciuti al grande pubblico di Rai 1 (da Boondabash al rapper Achille Lauro sino al gruppo indie Ex Otago) ma che sono seguiti dai giovani, ridefinendo i canoni della musica italiana. “”Ho preso questa direzione artistica come una missione – ha spiegato Baglioni – E abbiamo cercato di fare una mostra che rispecchi la vitalità della musica italiana, da quella che si ascolta in radio a quella che si fa strada sul web a quella che si va a sentire nei locali” .

Al coraggio di una proposta alternativa, in grado di attirare un pubblico più giovane a Rai 1, fa però riscontro il flop di ascolti di “Sanremo Giovani” che nella serata di ieri è stato surclassato dal “Milionario” di Canale 5 (3.397.000 spettatori, share 17,48%), riuscendo a racimolare solo 2.046.000 spettatori pari all’11,46% di share. E se la coppia Rovazzi – Baudo ha funzionato e tornerà a fare capolino all’Ariston, sono però i giovani talenti, scorporati in questo minifestival natalizio piuttosto soporifero, che ahinoi non fanno ascolti nonostante le promesse di maggiore visibilità.

Ma per il Festival principale Baglioni non teme cali di ascolto e promette uno show di richiamo “dove non so nemmeno se io ci sarò”, confermando i contatti con Gianni Morandi, Claudio Bisio, Vanessa Incontrada e Virginia Raffaele per una conduzione in team. Presenti superospiti italiani e stranieri, a patto che rendano omaggio alla musica italiana in quello che il divo Claudio definisce “un Festival popolar-nazionale”.

Comunque sia, interessante notare che la nuova musica italiana arriva da fonti multiculturali. Colpisce che i due giovani che hanno vinto il passaggio all’Ariston, siano rappresentanti della nuova Italia: il bresciano Einar è nato a Santiago de Cuba e si è trasferito in Italia all’età di 9 anni con la madre, mentre Mahmood è un milanese doc, di madre sarda e padre egiziano.

“Per anni ho organizzato a Lampedusa il festival “O’ scià” per chiedere attenzione sul grande tema delle migrazioni – conclude Baglioni - . Oggi il bubbone è scoppiato per una completa deficienza e mancanza di tutte le classi politiche italiane ed europee. Per fortuna la musica riesce a superare le divisioni e le barriere”.

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