Il viaggio di Will Smith nelle bellezze del mondo ferito

La nuova docuserie National Geographic “Dal Polo Sud al Polo Nord” su Disney+ segue l’attore per 100 giorni tra avventure estreme e racconto dei cambiamenti climatici e delle comunità più fragili
January 15, 2026
Il viaggio di Will Smith nelle bellezze del mondo ferito
Will Smith segue Richard Parks nel viaggio in Antartide per la serie "Dal Polo Sud al Polo Nord"/ Foto National Geographic/Freddie Claire
C’è un momento, nella nuova docuserie Dal Polo Sud al Polo Nord con Will Smith, in cui il silenzio prende il sopravvento. È il silenzio dell’Antartide, un bianco assoluto che non concede distrazioni né vie di fuga. Davanti a quell’orizzonte immobile, dove il gelo può scendere sotto i 70 gradi sotto zero, l’avventura smette di essere spettacolo e diventa interrogazione. È lì che il viaggio dell’attore – e quello dello spettatore – cambia natura: non più soltanto attraversamento di luoghi estremi, ma immersione profonda nel senso stesso dell’abitare la Terra.
La nuova serie National Geographic, in sette episodi disponibili da oggi in streaming su Disney+, è un racconto di bellezza e di ferite. Bellezza abbagliante, catturata da una fotografia che fa della luce, dei colori e delle scale monumentali il suo linguaggio principale. Ferite profonde, spesso invisibili a uno sguardo distratto, che emergono attraverso il racconto dei cambiamenti climatici, dello sfruttamento delle risorse naturali e delle conseguenze sociali che ricadono sulle comunità più vulnerabili del pianeta.
National Geographic torna così alla sua vocazione più autentica: usare la potenza delle immagini per coinvolgere emotivamente e, allo stesso tempo, accompagnare lo spettatore verso una consapevolezza più matura. Le sequenze mozzafiato – dalle giungle amazzoniche agli abissi sotto il ghiaccio del Polo Nord, dai deserti africani alle isole del Pacifico minacciate dall’innalzamento dei mari – non sono mai fine a se stesse. E ogni impresa fisica diventa una porta aperta su domande più grandi: che mondo stiamo consegnando? A quale prezzo viviamo il nostro progresso?
Il viaggio dell’attore americano attraversa tutti e sette i continenti in cento giorni, ma è soprattutto un percorso di ascolto. Accanto a lui non ci sono soltanto scienziati ed esploratori, ma uomini e donne che abitano quei territori da generazioni e ne custodiscono la memoria. I Waorani dell’Amazzonia, il popolo San del Kalahari, le piccole comunità insulari del Pacifico: voci spesso marginalizzate, che qui diventano centrali. La loro conoscenza antica, fatta di equilibrio e rispetto, si rivela una chiave preziosa per leggere il futuro del pianeta.
La serie riesce in un’operazione non scontata: rendere accessibili concetti complessi – dalla perdita di biodiversità allo scioglimento dei ghiacci, dall’impoverimento delle risorse all’ingiustizia climatica – senza mai cadere nel didascalico. L’avventura coinvolge, appassiona, tiene con il fiato sospeso, ma intanto lavora in profondità, seminando domande e responsabilità.
In questo quadro, la presenza di Will Smith è decisiva. La star di Hollywood dedica la serie allo scienziato ed esploratore afroamericano scomparso Samuel Allen Counter, che fu il suo mentore. L’attore non si limita a fare da guida o da testimonial: si mette in gioco, fisicamente ed emotivamente. Affronta le proprie paure – dai ragni alle immersioni sotto i ghiacci – e accetta di mostrarsi vulnerabile. Il suo racconto è attraversato da una dimensione personale esplicita: questo viaggio è anche una ricerca di sé, un modo per ritrovare equilibrio e senso dopo un periodo difficile, segnato da errori pubblici (il famoso schiaffo a Chris Rock durante la sera degli Oscar) e da un lungo silenzio, che sembrava passato fino ad una recentissima denuncia da cui si sta difendendo.
Tutto ciò non toglie valore alla serie tv. Smith non nasconde la fatica, né il timore di non farcela. Anzi, proprio questa fragilità rende il suo sguardo credibile. «Questo viaggio è stato diverso da qualsiasi altro io abbia mai fatto: a volte ho temuto di non riuscire a tornare a casa. Mi ha portato alla scoperta non solo dei confini del pianeta, ma anche di alcune delle persone più straordinarie che lo abitano», ha affermato la star hollywoodiana. «Dal ghiaccio più freddo alle giungle più profonde, la bellezza del nostro mondo ha ispirato ogni mio passo con stupore e speranza».
Davanti alla grandezza della natura, l’eroe hollywoodiano si ridimensiona, si scopre piccolo, bisognoso di aiuto. E impara, episodio dopo episodio, che il vero coraggio non è la sfida estrema, ma la capacità di affidarsi, di ascoltare, di riconoscere i propri limiti. Particolarmente intenso è il passaggio in Himalaya, dove la ricerca del “segreto della felicità” diventa un confronto diretto con le domande più profonde della vita. Ma altrettanto emblematico è l’episodio ambientato nelle isole del Pacifico, dove la scomparsa di una lingua – parlata da sole cinque persone – diventa simbolo di un patrimonio culturale che rischia di essere cancellato insieme alla terra che lo ospita a causa del cambiamento climatico.
La forza della serie sta proprio in questo intreccio continuo tra spettacolarità e responsabilità. Ogni sfida estrema – dalla cattura dell’anaconda all’estrazione del veleno di una tarantola per scopi scientifici – ha una ricaduta che va oltre l’impresa. La scienza non è presentata come dominio, ma come servizio: strumento per comprendere, proteggere, custodire. E il pianeta non è uno scenario, ma un soggetto vivo, fragile, che chiede rispetto.
Dal Polo Sud al Polo Nord con Will Smith è, in definitiva, un racconto di speranza consapevole. Non ingenua, non consolatoria, ma radicata nella possibilità di cambiare sguardo. Guardare il mondo come lo guarda chi lo attraversa a piedi, sciando sul ghiaccio, immergendosi nel buio, ascoltando le storie di chi resiste. È un invito a rallentare, a riconoscere che la bellezza non è un bene da consumare, ma una responsabilità da condividere. E che ogni viaggio, se autentico, comincia sempre da una domanda rivolta a se stessi.

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