venerdì 28 gennaio 2022
Il cantante italiano che ha venduto di più nel 2021, in gara a Sanremo, è uno sportivo e ha aperto una palestra sociale nella periferia di Milano: «Vogliamo essere punto di riferimento per i giovani»
Il cantautore Rkomi in gara al Festival di Sanremo con "Insuperabile"

Il cantautore Rkomi in gara al Festival di Sanremo con "Insuperabile"

COMMENTA E CONDIVIDI

Mirko Manuele Martorana, in arte Rkomi, è uno che non si è mai tirato indietro quando si trattava di faticare. Certo, il suo album Taxi Driver risulta il più venduto del 2021 secondo le classifiche Fimi/ Gfk rendendolo il terzo artista italiano più ascoltato su spotify, triplo platino, tanto da meritarsi un posto fra i Big del prossimo Festival di Sanremo (1-5 febbraio). Sul palco dell’Ariston, dove parte già ben piazzato, proporrà l’energica Insuperabile, ancora una metafora automobilistica per raccontare l’amore. In fondo alla base del successo c’è, però, una carriera costruita su un equilibrio che gli è arrivato dal lavoro e dallo sport.

Perché il primo amore di questo ragazzo di quasi 28 anni, cresciuto a Calvairate, periferia Est di Milano, lavapiatti e cameriere di giorno e rapper di notte fino ai 21 anni, è la boxe thailandese. Mirko appena maggiorenne ha scoperto come controllare la sua forza e la sua rabbia attraverso la disciplina del muay thai. «Io parto da un quartiere popolare di Milano, ho avuto modo di toccare con mano determinate realtà, che menziono nei miei brani raccontadole dall’esterno come un narratore, perché io di bravate ne ho fatte ma per fortuna erano solo sciocchezze» racconta all’Avvenire il cantante arrivato dall’hip hop per transitare nel rock e nel cantautorato. «L’illuminazione è stata la boxe thailandese. Io adoro le arti marziali e le difendo, perché sono arti millenarie con una componente estremamente psicologica e spirituale» racconta spiegando di avere incontrato una piccola realtà sportiva nel suo quartiere, che pian piano è cresciuta fino a formare una famiglia. «Eravamo in 5 o 6 e pian piano, condividendo valori come lo sport, l’etica e la compassione, siamo arrivati a una trentina di persone».

E così a marzo 2020, in piena pandemia, Rkomi ha aperto con altri tre soci una "palestra sociale", Sit Hanuman Sport e Cultura (I discepoli di Hanuman), nella periferia Est di Milano, a due passi dalla fermata della metropolitana gialla Brenta. Due locali per gli allenamenti, tra guantoni e sacchi, una piccola cucina e una saletta con una consolle della Play-Station, giochi, fumetti e una piccola libreria. «Si tratta di una associazione senza scopo di lucro, un centro culturale che nel quartiere Corvetto che si ispira alle scuole che ho visto, in un viaggio in Thailandia, che sono dei veri e propri centri dove ci si allena e anche si vive – spiega Rkomi –. Ora siamo arrivati a una sessantina di iscritti, ci sono anche altre discipline come il thai chi e lo yoga. In più spazi in cui si può giocare, incontrarsi e riflettere. La quota di iscrizione è molto bassa, ma abbiamo comunque deciso di fare pagare in base al reddito. Vogliamo dare un punto di riferimento ai giovani. Sarebbe stato bello se 7 o 8 anni fa ci fosse stato un centro così, mentre invece me ne stavo in piazza con la compagnia. Un posto dove ti alleni e magari ti sfoghi imparando ad avere il controllo di te». Qui Rkomi si sente Mirko, semplicemente, e non pensa di fare nulla di eccezionale. «Il nostro lavoro è bello farlo in silenzio, perché amiamo lo sport e ci sentiamo una vera famiglia».

La palestra sociale Sit Hanuman di Milano di cui è socio Rkomi

La palestra sociale Sit Hanuman di Milano di cui è socio Rkomi - Foto Sit Hanuman

L’altra passione di Rkomi sono le auto, che costituiscono il fil rouge del suo album Taxi Driver, che è piaciuto tanto ai giovanissimi che agli adulti. «Il brano di Sanremo? – aggiunge Rkomi che si dice emozionato di averlo provato con l’orchestra all’Ariston – È un riassunto di quello che è Taxi Driver, ovvero un disco senza nessun genere, che non rappresenta un unico modo musicale e di interpretazione. Non è solo rappato, parlato o cantato. Ho delle idee che si svilupperanno in futuro in questo senso, il futuro sarà coerente con questo ultimo anno». A partire da oggi uscirà la riedizione dell’album in una versione più estesa che si arricchirà di nuove canzoni. Il disco, che ha già visto come ospiti d’eccezione Tommaso Paradiso, Gazzelle, Irama, Sfera Ebbasta, Dardust, Ernia, vede l’aggiunta di collaborazioni con Dargen D’Amico (anche lui in gara al Festival) con cui si cimenta in un duetto ricco di nonsense e comicità surreale ( Maleducata); una reinterpretazione di un classico di Vasco Rossi ( Fegato Fegato spappolato) che sarà anche una delle cover del medley che porterà venerdì 4 febbraio all’Ariston con i Calibro 35; i Karakaz, che con le loro chitarre portano una ventata di hard rock ( Ho paura di te); Elodie, per un brano pop dalle ambizioni internazionali che è già un tormentone certificato oro ( La coda del diavolo); e Autobus di notte, ispirato ad Amedeo Carboni, che completa la metafora del viaggio già iniziata con Taxi Driver.

«C’è il rap, il pop, ho sfiorato il rock e lo sfiorerò di più in futuro. Adoro la musica suonata e non tutti sanno che sono un fan della musica classica – rivela l’artista –. Ho iniziato da poco a prendere lezioni di pianoforte perché voglio imparare a comporre canzoni col piano. Studiare Mozart, per me che sono già musicista, apre un portone. L’importante è essere curiosi». Voce bella e graffiante che non avrebbe bisogno dell’autotunes, «ma io lo uso come se fosse uno strumento di effettistica, per la mia scrittura è fondamentale. E vi assicuro che se uno è stonato con l’autotunes è peggio» sorride, Rkomi si lancia nella musica grazie a suo cugino. «A 17 anni ho lasciato purtroppo l’istituto alberghiero perché mi è stato proposto un lavoro – racconta –. Ho fatto il lavapiatti e il cameriere per anni e anche il muratore. Volevo la mia indipendenza economica e a 18 anni e mezzo sono andato a vivere da solo. Poi mi ha raggiunto il mio amico Tedua, anche lui rapper. È stato mio cugino Pablo Asso che faceva parte del gruppo hip hop Troupe d’Elite a introdurci alla musica. Il mio primo album è stato prodotto da Marracash e, passo dopo passo, sono arrivato a collaborare con Jovanotti ed Elisa, da cui ho imparato ad ampliare i miei orizzonti musicali. Da lì ho capito a dare un peso alla musica, a domandarmi dove sbaglio? come migliorare? Vorrei migliorare la composizione e l’arte di stare su un palco per diventare un artista completo».

Un artista che compone musica e scrive anche testi dapprima più "urban" e poi più riflesssivi: «Mi ha sempre affascinato la parte più filosofica, le domande esistenziali che adesso che sono più maturo riesco a comprendere maggiormente. Certo, difficile trovare le risposte, ma l’importante è essere curiosi». Intanto siamo curiosi anche noi di vederlo alla prova a Sanremo e poi in tour nei club a partire dal 16 aprile.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: