domenica 11 marzo 2018
A cinquant’anni dalla morte di Martin Luther, la figlia rilancia il suo lascito: «Io ho un sogno, che il mondo scelga la pace come stella polare». La visita in Italia
Nonviolenza, Bernice King nel nome del padre
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«Alzatevi donne, dobbiamo diventare l’anima di una nazione, come diceva mia madre. Dobbiamo aiutare il mondo a vivere in un modo diverso». Si rivolge alle donne Bernice Albertine King, che per la sua prima visita in Italia ha scelto un piccolo comune del Sud. «Dobbiamo avere forza e determinazione, adesso è il momento; siamo come lanterne per l’educazione delle future generazioni e per questo è necessario stare insieme, aiutarsi, pregare, lottare». La figlia minore di Martin Luther e Coretta King è venuta a Monteleone di Puglia (Foggia) per ritirare il premio internazionale della Pace, alla sua terza edizione. La presenza di Bernice King per le stradine di Monteleone ha richiesto una notevole macchina organizzativa sul fronte della sicurezza, soprattutto con l’approssimarsi del cinquantesimo anniversario dell’assassinio di suo padre, il prossimo 4 aprile.

Aveva solo cinque anni quando il reverendo King venne ucciso a Memphis, nel Tennessee. E proprio dal genitore che predicava la nonviolenza ha ereditato la capacità oratoria, nonché l’attività pastorale; lo dimostrò già a diciassette anni quando dichiarò: «Penso che, in un certo senso, la mia chiamata al ministero fosse la perpetuazione della fiamma, lo spirito di mio padre che vive». E fu sempre all’età di diciassette anni – quasi un banco di prova – che si trovò a pronunciare, al posto di sua madre, un discorso contro l’apartheid sudafricana all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. In effetti ancora oggi sentirla parlare, guardare i gesti delle mani e la mimica facciale, restituisce prepotentemente alla mente il ricordo di quell’uomo conosciuto solo attraverso i filmati in bianco e nero. Quando pronuncia le fatidiche parole «I have a dream» l’emozione è palpabile, la commozione negli occhi di tutti. Sembra di sentire la voce del reverendo King che parla. «Io ho un sogno, che il mondo scelga la pace come stella polare, come punto di riferimento – scandisce, soffermandosi su ciascuna parola – e che nel mondo venga rispettato il valore di ogni persona».

Bernice è un’oratrice potente, in grado di esortare al cambiamento, a elevare il livello del proprio impegno. Dispensa sorrisi e strette di mano nella cerimonia che si è svolta nel borgo ai confini tra Puglia e Campania che ospita il centro internazionale Gandhi, e si dimostra fortemente preoccupata per la condizione giovanile: «Entrambi i miei geni- tori sono stati impegnati nella lotta alla violenza – aggiunge – e l’unico modo per perseverare in questo percorso è restare umani, 365 giorni all’anno. La nonviolenza rappresenta l’unica risposta alle domande del nostro tempo. Abbiamo ancora tanto da fare – prosegue, con una nota di apprensione – e dobbiamo impegnarci soprattutto per le giovani generazioni». E ancora, le sue indicazioni concrete, frutto del suo impegno al King center for nonviolent social change di Atlanta fondato da sua madre Coretta nel 1968, dove guida il programma “Beloved community with nonviolence 365”: «Si può distruggere il male e l’ingiustizia nel mondo solo ricordandoci che dobbiamo accogliere le persone, convivendo in armonia e imparando da ciò che gli altri possono insegnarci e offrirci. È una filosofia win-win. Si vince tutti insieme con la pace. Mio padre affermava che la filosofia e la strategia della nonviolenza dovrebbero permeare ogni campo e materia di studio». La figura di Martin Luther King giganteggia dietro di lei ed è l’inevitabile punto di riferimento, l’àncora a cui ogni elemento si appoggia. Non potrebbe essere diversamente nell’anno del cinquantesimo della sua scomparsa. E mentre negli Stati Uniti si stanno preparando le celebrazioni per la commemorazione dell’evento, Bernice King ricorda una delle frasi che hanno fatto la storia – «Dobbiamo imparare a vivere insieme come fratelli o periremo insieme come stolti» – e che stanno ispirando il programma “Mlk50Forward”.

«Ora più che mai, credo che mio padre incoraggerebbe l’umanità sulla strada dell’unione, dell’armonia – riporta in una sua testimonianza sul sito theatlantic.com – del sostegno verso il prossimo, percorrendo la strada della nonviolenza. Essa non cerca una falsa pace che accetta l’ingiustizia, ma una pace vera, come diceva mio padre: “La vera pace non è una mera assenza di tensioni; la pace vera è la presenza della giustizia”». E rimarca: «Se rimaniamo nella morsa del nazionalismo, del conflitto di classe del razzismo, continueremo ad essere disumanizzati e distrutti dalla povertà, dal genocidio, dalla schiavitù e dalla guerra».

«In due anni, grazie alla disponibilità politica degli amministratori comunali e della popolazione di questo centro di montagna situato nell’Appennino – spiega Rocco Altieri, tra gli organizzatori dell’evento – è stato avviato un percorso virtuoso di pace e nonviolenza, che ha avuto ampi riconoscimenti internazionali, a cominciare dall’Unesco, dal Parlamento europeo, dall’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, dal premio 2017 della Fondazione Nesi».

Bernice King è contenta di essere venuta in questo piccolo borgo: del resto anche Gandhi riteneva che i grandi agglomerati urbani non avessero l’opportunità di alimentare la speranza, poiché sono luoghi di crescente violenza e anomia sociale. È dai villaggi e dalle piccole comunità che può partire il vero messaggio di pace.

Lunedì Bernice King è stata ricevuta da papa Francesco.

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