martedì 12 febbraio 2019
Il cantante milanese: «Sono cresciuto con Battisti e le canzoni egiziane. Fiero di rappresentare l'Italia all’Eurovision». Mussida: «È stato mio allievo, non fatene un simbolo politico»
Mahmood, la rivincita dell'italiano vero

«Sono un ragazzo italiano nato e cresciuto a Milano, da madre sarda e padre egiziano. Ma sono italiano al 100%». Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood, vincitore del 69° Festival di Sanremo con Soldi, ha sempre risposto con naturalezza così, quasi sorprendendosi della domanda sulle sue origini, anche quando lo incontrammo a Sanremo Giovani nel 2015 e nell’edizione dello scorso dicembre (che vinse con Einar accedendo tra Big del Festival 2019). Oggi che Mahmood ha vinto il Festival della Canzone Italiana con un brano “Marocco-pop” come lo definisce, sul difficile rapporto col padre però, la sua vittoria si è trasformata in un caso politico. Complice anche l’infelice tweet a caldo di Salvini («La canzone italiana più bella? Mah!»). E a poco è servito che il ministro abbia poi telefonato al cantante complimentandosi con lui, dopo aver capito di avere fatto una gaffe con un milanese doc. Oramai Mahmood, ragazzo dai modi gentili nonché autore di classe (è fra gli autori ad esempio di Hola di Marco Mengoni che spopo- la in radio), sta spaccando involontariamente l’Italia in due fra chi lo vede come simbolo dell’integrazione e chi grida al “complotto” contro le politiche migratorie del Ministro dell’interno, evidenziando, come hanno detto Salvini e Di Maio, la distanza tra il popolo e l’élite.

E soffia sul fuoco pure Ultimo, arrivato secondo, che ha pure insultato i giornalisti in conferenza stampa. Ma cosa dovrebbe dire una signora della canzone come Loredana Bertè, fuori dal podio per un soffio nonostante un brano fortissimo, che ha provocato la rivolta del pubblico dell’Ariston? Il presidente della giuria d’onore, il musicista Mauro Pagani replica a Ultimo: «Macché, abbiamo votato Mahmood perché il brano era più innovativo». Dalla sua parte anche il rapper Rancore, padre croato e madre egiziana, che ha duettato con Silvestri: «Unire culture diverse fa crescere la musica. E la musica stessa è unione». Mahmood ha vinto anche il Premio Enzo Jannacci del Nuovo Imaie «per aver affrontato con coraggio e sensibilità un tema non semplice, come la religione islamica di un padre distante e troppo legato alle sue tradizioni» recita la motivazione. Non dimentichiamo, poi, i premi di qualità assegnati a Daniele Silvestri (Premio della Critica “Mia Martini” e della Sala Stampa “Lucio Dalla”) e a Simone Cristicchi per il testo e l’interpretazione. Nel mirino delle critiche la Giuria d’onore e quella della Sala Stampa, rei di avere scalzato dal primo posto Ultimo, premiato con il 48,80% delle preferenze al televoto sulla terna di finalisti, surclassando Il Volo e Mahmood.

L’ad della Rai Marcello Foa e lo stesso Baglioni, hanno parlato di un meccanismo di voto da rivedere mentre l’associazione di consumatori Aiace chiederà il rimborso dei soldi spesi dagli utenti per televotare. Tutto è perfettibile, ma non dimentichiamo che le giurie vennero introdotte per “correggere” il televoto quando si scoprì che poteva essere pesantemente influenzato da call center prezzolati da case discografiche e affini, o per evitare che vincessero personaggi eminentemente televisivi. E comunque il calcolo della classifica finale è stato basato sui voti di tutte le serate, anche le prime tre in cui non c’era la giuria d’onore, ma quella demoscopica: Il risultato finale è 38,92% per Mahmood, 35,56 per Ultimo e 25,53 per il Volo. Ma al di là dei voti di Sanremo, a parlare sono le classifiche. Soldi è al 1° posto di tutte le classifiche: Spotify, Apple Music, iTunes e Earone ed è entrato nella Top50 Globale di Spotify al n. 40, risultando essere il brano italiano con l’ingresso più alto di sempre nella classifica mondiale. Mahmood pubblicherà il 1 marzo il suo primo album ufficiale per Island Records dal titolo Gioventù Bruciata che conterrà oltre ai brani dal suo primo Ep degli inediti.

L’outsider Mahmood, cresciuto nel difficile quartiere di Gratosoglio, tirato su dalla mamma abbandonata dal padre, in Egitto c’è stato solo due volte anche se ama molto quella terra. È uno che si è tirato subito su le maniche lavorando in un bar per potersi permettere il sogno di studiare musica, sviluppando un genere originale, grazie anche a una vocalità soul contemporanea affinata fra lezioni di canto e pianoforte. «Sono cresciuto con mia madre che ascoltava Battisti e con mio padre che in macchina mi metteva su le canzoni arabe – spiega l’artista –. Ho deciso di fare musica a 16 anni dopo avere ascoltato un live di Paolo Conte». Frequenta dal 2012 al 2014 Il Cpm Music Institute di Franco Mussuida, ex chitarrista della Pfm, a Milano e nel 2015 vince il concorso Area Sanremo, con cui si guadagna l’accesso alla sezione “Nuove Proposte”. «Lui è persona tranquilla, naturalmente gentile che vive con totale dedizione la musica – conferma Mussida –. Ha una grande musicalità, un elemento musicale che unisce tutti i Paesi del Mediterraneo, la sua nota distintiva. Il caso politico? La musica tanto meno la si tira per la giacca meglio è. Dal punto di vista musicale il suo è un incontro di culture pulito che non va contro nessuno. Gli auguro un gran bel futuro. Se lo merita».

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