sabato 7 settembre 2019
L’artista romano giudicato migliore attore per “Martin Eden”: «Dedico il premio alle persone splendide che sono in mare a salvare chi sfugge da situazioni inimmaginabili»
A Luca Marinelli la Coppa Volpi come miglior attore (Lapresse)

A Luca Marinelli la Coppa Volpi come miglior attore (Lapresse)

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L'Italia esce a testa alta dalla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, conquistando la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, che va a Luca Marinelli, straordinario protagonista di Martin Eden, uno dei migliori film visti quest’anno in competizione, diretto da Pietro Marcello e ispirato al celebre romanzo di Jack London. Una consacrazione importante per un attore di grande talento e sensibilità che si impone così all’attenzione del pubblico internazionale con una performance che non ha lasciato indifferenti spettatori e addetti ai lavori.

Marinelli abbraccia Paolo Virzì, uno dei membri della giuria e dice: «Prima che vi rendiate conto dell’errore che avete fatto vi ringrazio tutti». E ringrazia davvero tutti, anche London «che ha creato la figura di Martin Eden, un marinaio. E perciò dedico questo premio a coloro che sono in mare a salvare altri esseri umani che fuggono e che ci evitano di fare una figura pessima con il prossimo. Viva l’umanità e viva l’amore», grida dal palco.

«La Coppa Volpi a Luca Marinelli – commenta Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema – consacra questo attore come uno dei più talentuosi del momento. Ha saputo dare corpo, spirito e passione ad un personaggio in continuo cambiamento con sorprendente naturalezza. Pietro Marcello lo ha guidato magistralmente all’interno di un’opera ambiziosa e libera. Il suo è un cinema di grande respiro internazionale che rimarrà nella memoria di questa edizione del Festival». Ma al cinema italiano va anche il Premio Speciale della Giuria per La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco che, superate le polemiche a proposito di Mattarella, si è fatto apprezzare anche dalla stampa internazionale.

Il Leone d’oro è invece tutto per gli Usa, che vincono questa edizione del festival con Joker di Todd Philips, visionaria "origin story" sul grande antagonista di Batman. Affidato al volto e al corpo di un istrionico Joaquin Phoenix, che ha accompagnato il regista sul palco per ricevere il premio, il film distribuito nelle sale da Warner il 3 ottobre e che a Venezia è stato tra le opere più amate e applaudite, inizia proprio dal Lido la sua corsa verso gli Oscar che da qualche anno a questa parte pescano i principali vincitori tra i film selezionati da Alberto Barbera e i suoi collaboratori.

Colpo di scena poi per il Gran Premio della Giuria che a sorpresa, e in barba a tutte le polemiche del primo giorno scatenate dalle incaute dichiarazioni della Presidente di Giuria Lucretia Martel a proposito della presenza in competizione di Roman Polanski, va proprio a J’accuse, che rievoca il caso Dreyfuss per puntare il dito contro errori giudiziari e persecuzioni di oggi. Per ritirare il premio è tornata al Lido la moglie del regista, Emmanuelle Seigner, che ha portato i ringraziamenti del regista.

Il miglior regista è invece lo svedese Roy Anderson che in About Endlessness traccia un surreale, poetico ritratto della fragilità umana attraverso una serie di tableau, dialoghi essenziali e una voce fuori campo che rievoca quella di Sherazade ne Le mille e una notte.

La francese Ariane Ascaride è poi la miglior attrice per Gloria Mundi di Robert Guediguian, dove interpreta una madre forte e coraggiosa che lotta come una leonessa per proteggere la propria famiglia minata da una crisi economica e da un disagio sociale che costringono i suoi componenti a toccare il fondo. «È come un sogno. Io sono nipote di migranti italiani che per fuggire la miseria sono arrivati a Marsiglia e questo premio che mi dà la possibilità di ritrovare le mie radici. La Coppa è dunque per tutti quelli che dormono per l’eternità sul fondo del Mediterraneo».

Il premio per la sceneggiatura va in Cina, al film di animazione N.7 Cherry Lane di Yonfan ambientato nella Hong Kong del 1967, mentre il Premio Marcello Mastroianni per un giovane attore emergente è per Toby Wallace, stralunato e tenero protagonista di Babyteeth di Shannon Murphy che ha commosso Venezia con la storia di una giovane malata terminale. Il Leone del Futuro per la migliore opera prima premia un film delle Giornate degli Autori, You Will Die at 20 di Amjad Abu Alala su un ragazzo sudanese colpito da una profezia che i suoi genitori tentano di non fare avverare, mentre i premi per la sezione Orizzonti vanno ad Atlatis dell’ucraino Valentyn Vasyanovych (miglior film), Blanco en blanco dello spagnolo Théo Court (miglior regia), Verdict del filippino Raymund Ribay Gutierrez (Premio Speciale), Revenir di Jessica Palud (sceneggiatura) e agli attori Sami Bouajila (Un fils) e Marta Nieto (Madre). Nella sezione VR vincono infine The Key di Céline Tricart, A Linha di Ricardo Laganaro e Daughters of Chibok di Joel Kachi Benson.



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